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WALTER VELTRONI E IL PARTITO DEMOCRATICO
Il suo programma, il suo pensiero.

Molti attendevano con ansia il “Walterpensiero”. Ovvero quello che il buon Veltroni pensa non solo sul partito democratico ma anche sul futuro del nostro paese.
Difficile è esprimere un parere favorevole o contrario. Tutto è possibile e tutto appare attuabile. Certamente un discorso da ascoltare e da ricordare per i prossimi futuri anni.

Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo

Gruppo Consiliare Assemblea Legislativa dell’Emilia-Romagna

Modena, 24 luglio 2007

COMUNICATO STAMPA

Dopo l’addio al Partito Democratico dei mesi scorsi, il Consigliere Regionale Massimo Mezzetti è ora formalmente componente del nuovo Gruppo Consiliare di Sinistra Democratica per il Socialismo Europeo costituitosi ieri nell’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna. Insieme a Mezzetti ne fa parte il consigliere bolognese Ugo Mazza, anch’egli già segretario di federazione di quello che fu il PCI-PDS di Bologna.

Massimo Mezzetti, che di Sinistra Democratica è il Coordinatore regionale, oltre a mantenere l’incarico di commissario nella V Commissione dell’Assemblea Regionale dell’Emilia-Romagna (Turismo cultura scuola formazione lavoro sport) subentrerà nella II Commissione (Politiche Economiche) e IV Commissione (Politiche per la salute e politiche sociali).


1° MOZIONE: BAGNO DI FOLLA PER FASSINO

In una sala conferenze gremita in ogni ordine di posto il segretario nazionale Piero Fassino ha presentato la mozione n.1 del Congresso dei Democratici di Sinistra. Il tripudio e l’esultanza del popolo diessino è andata in scena martedì 6 marzo 2007 nella sala delle conferenze allestita presso la Festa dell’Unità d’Inverno a Ponte Alto.

La serata è stata aperta da un filmato in cui varie personalità dello sport, dello spettacolo, dell’imprenditoria locale hanno proclamato il loro pieno appoggio alla nascita del Partito Democratico. A presentare la serata il giovane, ma non per questo meno deciso e sicuro, segretario provinciale della Sinistra Giovanile Giacomo Gullo.

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Dopo il filmato, le luci si sono riaccese e sul palco si sono susseguiti gli interventi di vari esponenti del partito: la studentessa della Sinistra Giovanile Caterina Cocchi (più volte nominata e presa ad esempio da Fassino), il sindaco Giorgio Pighi, che ha colto l’occasione anche per rassicurare i suoi elettori sulla situazione della aree nomadi tanto discusse in questi giorni, il Viceministro all’istruzione Mariangela Bastico ed il segretario della federazione Stefano Bonaccini.

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Verso le 22 è finalmente arrivato sul palco l’Onorevole Fassino. L’acclamazione è stata unisona e senza sfumature da parte dei presenti in sala. Partendo dalla nascita del partito comunista italiano Fassino ha percorso tutte le tappe che hanno portato alla situazione attuale. L’excursus storico è servito al segretario per spiegare la naturale evoluzione dei Ds verso la necessità di fondare un nuovo partito insieme alla Margherita. A più riprese ha cercato di rassicurare i suoi elettori sulla continuità di una politica che ha contraddistinto i democratici di sinistra fino ad oggi, come ad esempio, la permanenza all’interno della Sinistra Europea, anche se, a un’attenta lettura dell’opuscolo con le tre mozioni congressuali, non sembra defilarsi chiaramente questa ipotesi.

Un documento audio imperdibile per chi è curioso di conoscere uno degli atti più importanti del futuro politico del nostro paese.

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Conferenza completa 1° Mozione DS (MP3) mp34.gif frecce_02.gif
Intervento Piero Fassino (MP3) mp34.gif frecce_02.gif


CHE NE PENSA LA SINISTRA DELLA SINISTRA?
(Seconda mozione congresso DS)

Lunedì 19 febbraio 2007 presso Camera del Lavoro di Modena, si è volta la presentazione della 2° mozione del Congresso dei Democratici di Sinistra.

La mozione dal titolo “A sinistra, per il socialismo europeo” i cui firmatari sono F.Bandoli, F.Mussi, P.Nerozzi, C.Salvi e V.Spini, comincia con la presentazione di Eriuccio Nora.

La “Sala Corassori”, è gremita. Il silenzio è assordante. Fra le sedie scorgiamo diversi rappresentanti del Partito della rifondazione Comunista e dei Comunisti Italiani.

Eriuccio Nora intrattiene tutti con la sua esposizione che con l’aiuto di slide, illustra i mali del mondo. Dal progressivo aumento della povertà alla progressiva dissipazione delle risorse energetiche. Dalla mortalità dei giovani sulle nostre strade a come si sia invertito il rapporto tra crescita locale e ricchezza distribuita. Entra nella sala Fabio Mussi una precedente riunione presso l’università di Modena, la causa del suo ritardo. Dopo l’intervento di Mauro Sentimenti che non nega una riflessione rispetto al falso legame denunciato dai giornali, tra CGL e nuove BR, prende la parola Fabio Mussi illustrando in modo dettagliato quello che la mozione esprime, non tralasciando per nulla attacchi diretti al segretario Fassino ed al gruppo dirigente. Come “sbagliata l’idea che siccome questo è un paese di destra sia necessario e giusto spostarsi a destra” o come “credo che dobbiamo invertire la rotta ed impedire che nel nostro paese sparisca la parola sinistra e socialismo”.

Una presentazione che lascia chiaramente trasparire anche un pensiero futuro scissionista.

Una presentazione sicuramente interessante e da ascoltare    

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 Conferenza completa (MP3) mp34.gif frecce_02.gif

 Intervento di Fabio Mussi (MP3) mp34.gif frecce_02.gif

 Intervento di Ballista Gianni (MP3) mp34.gif frecce_02.gif

 Intervento Donato Pivanti [Seg. prov.CGIL MO] (MP3) mp34.gif frecce_02.gif

 Conclusione di Fabio Mussi (MP3) mp34.gif frecce_02.gif


link4.gif Link al sito Sinistra DS www.sinistrads.com  areamussi.JPG


UN CONGRESSO DIFFICILE

Una serata difficile si direbbe. Sono le 20.30 e nessuno si è ancora presentato nella sala del Baluardo.
Fuori piove a dirotto ma non è certo il tempo che può fermare chi ha voglia di discutere di politica.
Arriva anche Massimo Mezzetti il portavoce di Modena della Terza mozione dei Democratici di Sinistra e coordinatore della serata.
Poco alla volta la sala si riempie e la fredda sala comincia ad animarsi di persone, uomini e donne di tutte le età. Sul palco, insieme a Mezzetti, Mauro Zani e Gianfranco Pasquino due "vecchi" del PCI che non hanno perso la voglia di lottare.
Questo è, infatti, il filo conduttore che guida da subito l'intervento di Mauro Zani. La volontà di non regalare il partito ai neocentristi, la grinta di impedire che un partito importante come i Democratici di Sinistra cambino "d'ufficio" il nome in Partito Democratico dimenticando il legame profondo con il pensiero socialista.
Una serata importante nel proseguo del dibattito sulla Nascita del nuovo Partito Democratico.
Una serata d'ascoltare con il piacere di capire una possibile scelta che volontariamente o indirettamente cambierà in modo sostanziale il corso politico futuro del nostro paese.

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esclusiva.gif Terza mozione DS conferenza (MP3) mp34.gif frecce_02.gif

esclusiva.gif Terza mozione DS intervento di Mezzetti (MP3) mp34.gif frecce_02.gif


DS e Margherita: “Ecologisti per l’Ulivo”, una scelta di grande incoraggiamento

Democratici di Sinistra e Margherita salutano con piacere la nascita di “Ecologisti per l’Ulivo”.

Le argomentazioni sostenute dai promotori del nuovo movimento sono importanti e guardano al futuro Partito democratico conferendo alla discussione politica in corso un elemento di novità positiva.

Per due patiti come DS e Margherita che si stanno mettendo in discussione per contribuire alla nascita di un grande partito moderno e riformatore, il passaggio odierno è di grande incoraggiamento.

Pur ribadendo che i valori ambientali devono connotare la politica di governo di tutto il Centrosinistra, la scelta di “Ecologisti per l’Ulivo” arricchisce l’identità del futuro soggetto politico, sottolineandone una sensibilità culturale ambientalista utile alla elaborazione della proposta politica del Partito democratico fin dal suo concepimento.

Il patrimonio di idee e di esperienze che “Ecologisti per l’Ulivo” mette così a disposizione del futuro Partito, già dalle prime fasi della sua nascita, rappresentano un contributo importante sulla via del rinnovamento politico del nostro Paese.

Giulio Fantuzzi Segretario provinciale DS
Marco Barbieri Coordinatore provinciale La Margherita D-L


Manifesto degli "Ecologisti per l'Ulivo"

Massimo Mezzetti, Consigliere Regionale Uniti nell'Ulivo- DS :

"Una novità politica di grande importanza. Va colta, anche in Consiglio Regionale, l'occasione per ampliare il progetto del Partito Democratico che non deve chiudersi fra i DS e la Margherita"

"L'annuncio che un gruppo di esponenti significativi del movimento del "Sole che Ride" dell'Emilia-Romagna, fra i quali il mio collega, Consigliere Regionale Gian Luca Borghi,  abbia aderito all'iniziativa promossa da Mattioli e Scalia del manifesto degli "ecologisti per l'Ulivo" assume un importanza notevole nel dibattito politico in corso nel Paese e nella nostra stessa regione". Lo ha dichiarato il Consigliere Regionale Massimo Mezzetti dei DS al termine della conferenza stampa degli esponenti dei Verdi che hanno promosso il Manifesto. "L'interesse da loro mostrato a partecipare al percorso costituente per un nuovo soggetto politico unitario, il cosiddetto Partito Democratico, conferma la validità - ha proseguito Mezzetti - di quanto detto nei giorni scorsi da me, da Zani e dagli altri firmatari del documento regionale che chiede ai vertici dei DS di ricominciare daccapo il percorso, rompendo lo schema fisso e chiuso "DS-Margherita" e aprendolo a tutte quelle componenti della politica e della società che sono potenziali interlocutori del nuovo partito. E' evidente che, avendo Borghi avanzato la proposta, anche in Consiglio Regionale dovremo riconsiderare l'attuale composizione del gruppo federativo de l'Ulivo. E' un'occasione importante, da cogliere subito. Lo spirito con il quale io e altri consiglieri abbiamo accettato di appartenervi è sempre stato quello di un esperimento che potesse ampliare i suoi orizzonti politici. Se così non dovesse essere - ha concluso Mezzetti - verrebbero tradite le aspettative di quanti credono in un Ulivo ampio e rappresentativo di tutte le culture riformiste".

“Un partito moderno che favorisca il ricambio delle classi dirigenti”

L'identikit del partito democratico tracciato da Piero Fassino nel video messaggio inviato
ai partecipanti alla tre giorni che si conclude oggi a Modena al Baluardo della Cittadella

Novembre 2006

Modena: “Un partito vero, un partito di massa che abbia radici e non un movimento di opinione. Ma al tempo stesso un partito moderno in osmosi continua a costante con la società civile”. Sarà questo, secondo Piero Fassino, il futuro partito democratico. Il segretario dei Ds ne traccia l'identikit in un video messaggio inviato ai partecipanti alla tre giorni sul PD che si conclude oggi a Modena.
“Spesso - dice Fassino -  si rappresenta la discussione sulla forma del partito in termini che a me paiono astratti. E ciò si contrappone un partito e la sua struttura alla domanda di partecipazione dei cittadini. In realtà essere partito con centinaia di migliaia di aderenti, con una presenza in tutti i comuni italiani, con delle radici profonde nella società, con un'attività che non sia limitata alle campagne elettorali non contraddice affatto a modalità di partecipazione democratica e di protagonismo dei cittadini. Anzi, io sono convinto che, se si vuole promuovere partecipazione e protagonismo dei cittadini in una forma innovativa, un partito è tanto più necessario”.
Ma un partito - precisa Fassino - che adotti le primarie come metodo consueto e ordinario di selezione di tutte le candidature che vengono avanzate agli elettori in ogni ordine e grado di elezione”. E che preveda la “rotazione degli incarichi dei dirigenti e dei gruppi dirigenti, i mandati a termine per favorire il ricambio delle classi dirigenti, il voto segreto per eleggere qualsiasi dirigente”.
Per quanto riguarda la collocazione internazionale Fassino ribadisce che il partito democratico deve “essere ancorato fortemente alla famiglia socialista europea e internazionale ma non per una ragione ideologica. Una grande forza riformista se vuole pesare e incidere nel mondo di oggi non può chiudersi soltanto in un orizzonte nazionale ma deve avere una collocazione europea e mondiale. E la collocazione naturale di un partito riformista italiano è la dove ci sono gli altri partiti riformisti. E per ragioni storiche che non dipendono dalla buona o cattiva volontà di nessuno se uno guarda all'Europa si vede che la famiglia riformista fondamentale è la famiglia socialista e socialdemocratica perché in quasi tutti i paesi europei la principale forza riformista è un partito socialista o socialdemocratico”.
Per quanto riguarda il percorso che porterà alla nascita del nuovo partito si limita a indicare un “cantiere che sia capace di individuare, da qui fino a quando il partito sarà costituito a regime, tutte le forme transitorie per far vivere la compresenza delle organizzazioni politiche e dei cittadini”.
Il PD non rappresenterà tutto il centrosinistra, precisa il segretario dei Ds. “Il centrosinistra continuerà ad essere un'alleanza. Ma non è indifferente se questa alleanza è guidata da una forza principale grande che per larghezza del consenso elettorale, ampiezza delle sue radici, forza del consenso, credibilità della sua classe dirigente, sistema di relazioni internazionali rappresenta un punto di certezza di solidità e di stabilità”.


25 ottobre 2006

"I dissidi non facciano perdere di vista la meta"

Antonio Finelli interviene nel dibattito in corso nella Margherita
In merito ad alcune dichiarazioni di esponenti della Margherita trasmettiamo una nota di Antonio Finelli, coordinatore della segreteria cittadina dei Ds

"Capisco che possa apparire inopportuno commentare vicende che riguardano un altro partito, però il documento di alcuni militanti della Margherita, Pini, Glorioso e Mauro Galavotti, in particolare, che considero non solo alleati politici ma amici di vecchia data, mi suggeriscono un commento ad alta voce, sperando che non venga considerato un'ingerenza fuori luogo. Siamo di fronte sia noi sia la Margherita sia, non stancherò mai di augurarmelo, anche i socialisti, all'altra metà del guado verso il Partito democratico e il dibattito, anche interno di un partito che si trova in quella metà del fiume, nel bene o nel male, influisce anche sugli altri compagni di viaggio.
L'osservazione, allora, che faccio a quella discussione è che i dissidi dell'oggi, non facciano perdere di vista la meta di domani. Lo dico perché leggo in quelle dichiarazioni una punta di scetticismo su come verrà costituito il Partito democratico. Un affare di gruppi di dirigenti che si preparano a spartirsi il potere nel nuovo partito? Se così fosse il Partito nuovo nascerebbe gia morto e sepolto e crollerebbe alla prima prova. Ma così non sarà. Il tempo che viviamo ci impone di impegnarci tutti su questa scommessa a costo di scontare frizioni e confronti serrati nelle vecchie case che si andranno ad unificare e tenendo conto che il Partito democratico non sarà solo una questione da risolvere tra vecchi partiti e con vecchie logiche ma metterà in gioco molte altre forze che si stanno muovendo nel grande mondo dell'Ulivo e del centrosinistra".


1 agosto 2006

Governo e Partito democratico

C’è una strana coincidenza tra la battuta d’arresto che sembra avere il progetto di Partito democratico e i sussulti, gli scricchiolii che si registrano nella compagine di Governo e nella maggioranza che lo sorregge.

I voti di fiducia sul decreto Bersani, quello sul finanziamento della missione in Afghanistan, le proteste del Ministro Di Pietro sull’indulto, coincidono con le paure e i distinguo che stanno attraversando il dibattito sulla opportunità o necessità di costruire, in tempi ragionevoli, il partito nuovo, il  Partito democratico. Una tensione che  e non aiuta nemmeno  ad aprire una riflessione su come i tanti o troppi partiti che oggi stanno nel centro sinistra sono in grado di rappresentare davvero la società italiana.

La richiesta di pensare meno al progetto e  riflettere di più sulle beghe del Governo a prima vista sembra una proposta ragionevole. Una proposta tesa a non creare troppa tensione soprattutto tra Ds e Margherita e a pensare più al  Governo e a come fargli passare questo  difficile debutto.

Un ragionamento pratico e realista ma, a nostro avviso, piuttosto rischioso.

La debolezza del Governo, infatti, sta su due questioni fondamentali: una maggioranza risicata al Senato dove non è concessa nessuna distrazione e la pletora di partiti che lo sostengono frutto di un sistema elettorale iper proporzionale e generoso produttore di partiti e partitini, i quali, una volta rappresentati sono obbligati, per sopravvivere, ad eccessi di visibilità e quindi ad enfatizzare gli elementi di distinzione piuttosto che  i fattori di unità.

Il miracolo dell’unità, sotto il segno dell’Ulivo o dell’Unione, che si presenta, da qualche anno, alla vigilia di elezioni, è un’esperienza che ha funzionato. Un’esperienza però, che se non trova una continuità e un suo “crescendo” anche in periodo non elettorale,  pensare di riproporla solo alla vigilia d’elezioni  potrebbe apparire una minestra riscaldata e non più certa di rappresentare un successo.

Oggi la scommessa del Partito democratico non è rinviabile. Una scommessa che è interdipendente con la tenuta del Governo. Senza particolare fretta, ma il cantiere del partito democratico va aperto subito, anche a Modena. Noi siamo disponibili a fare la nostra parte. Questo è anche il mandato che si è dato l’ultimo Consiglio Nazionale dei Democratici di sinistra. 

Aprire sul serio questo cantiere in città , cosi come a livello nazionale, è un modo anche per trasmettere alla pubblica opinione, ai cittadini delle primarie, un’immagine di governo locale e nazionale come il prototipo sperimentale di un progetto di più largo respiro e non solo un’alleanza tradizionale di centro-sinistra. E’ vero, i temi aperti sono molti, due in particolare: la questione della compatibilità tra laicità e ispirazione cattolica e la collocazione internazionale del partito nuovo. Nodi che, leggendo quello che scrive Stefano Ceccanti, Giuliano Amato e lo stesso Fassino ci paiono risolvibili.  Se l’area internazionale di riferimento sarà quella, come auspichiamo, del socialismo democratico dove laicità e credo religioso convivono serenamente, allora si potrà mettere da parte gli inutili dubbi di chi non vuole  morire  democristiano o socialista. Nel Partito democratico che pensiamo noi si può essere un po’ l’uno o un po’ l’altro o nessuno dei due.

Battute a parte, la verità è che il modo migliore per proseguire seriamente la discussione è creare velocemente sedi per il dialogo ed il confronto e soddisfare così la forte aspettativa presente in molte parti della comunità modenese.

Franceso Ori
Segretario Cittadino DS Modena

Antonio Finelli
Coordinatore Segreteria Cittadina DS Modena


22 luglio 2006

Accelerare sulla strada del Partito democratico

Trasmettiamo un intervento dell'onorevole Ivano Miglioli sul Partito democratico

Ho l'impressione che da qualche tempo il dibattito sul partito democratico - ne è in parte una prova il sondaggio pubblicato di recente dal quotidiano La Repubblica - cominci purtroppo ad appassionare sempre meno. Non mi riferisco tanto al ceto politico che si accapiglia spesso e volentieri sulla natura del futuro partito, quanto al sempre evocato ma poco ascoltato "popolo dell'Ulivo" che il partito democratico vorrebbe farlo sul serio e non solo vagheggiarlo. Voglio dire che, agli occhi della gente, e soprattutto della nostra gente - quella che ci ha votato in tutti questi anni alle amministrative e alle politiche non solo per governare comuni e città ma per cambiare l'Italia e dotarci di una grande forza politica riformista che sia in grado di realizzare quel cambiamento - tutto questo discutere in astratto sul nome e sulla collocazione europea comincia a sembrare un po' incomprensibile. Ho l'impressione che, ancora una volta, la realtà superi l'immaginazione. Nel senso che embrioni di partito democratico - a dispetto dei bizantinismi del dibattito politico-ideologico - esistono già nel mondo reale, qui e ora, in molte città e province italiane, in questo stesso Parlamento. E noi tutti ne facciamo esperienza quotidiana.

A Montecitorio siedo nei banchi riservati al gruppo dell'Ulivo e ho accanto molti colleghi che, pur venendo dai Ds e dalla Margherita, si sentono a tutti gli effetti parlamentari del gruppo unico dell'Ulivo. Si lavora insieme, condividendo gran parte delle idee e degli obiettivi. E penso, ma è solo un esempio, alla posizione comune su un tema sensibile come la ricerca sulle cellule staminali.

C'è a volte disaccordo, certo, ma forse che nei Ds siamo tutti d'accordo sulle grandi questioni? Forse che nella Margherita regna un clima di assoluta armonia? Il fatto è che, mentre ci si attarda su questioni ideologiche e, a volte, semplicemente nominalistiche, il mondo va avanti e in tutta Italia, dentro e fuori le istituzioni, nascono laboratori che anticipano nei fatti forma e contenuto del nuovo soggetto politico riformista. E se questo è possibile in Parlamento perché non dovrebbe essere possibile, a maggior ragione, nei Comuni, nelle Province e nelle Regioni? Perché nella nostra regione che pure per prima ha visto la costituzione dei gruppi unici dell'Ulivo, si fa tanta fatica a mettere insieme le diverse culture riformiste sotto un unico gruppo consiliare? Perché tanta riluttanza? Non voglio, con questo, sottovalutare l'importanza del dibattito attorno ai principi, ai fondamenti, alla cosiddetta carta dei valori del futuro partito. Al contrario. Ma è attorno alla pratica quotidiana di governo che si fissano le coordinate della politica riformista, è l'azione di governo che alimenta il dibattito sui principi che altrimenti rischia di rimanere astratto, privo di contenuto. D'altra parte è indispensabile accelerare sulla strada del partito democratico perché senza una direzione, senza un'intelligenza politica che sia all'altezza dei problemi del Paese (e dell'Europa e del mondo) anche il governo dei territori e della nazione rischierebbe di essere cieco, privo di una bussola. Il nostro compito è quello, appunto, di stabilire questo circolo virtuoso tra azione di governo e costruzione del nuovo partito. L'una sostiene l'altra. E insieme danno la spinta decisiva al motore del cambiamento e dello sviluppo. Che è poi la ragione ultima del nostro lavoro.

p. l'Ufficio Stampa della Federazione Provinciale DS: Sergio Gimelli via Divisione Acqui, 127 - 41100 Modena -


Modena,11.05.2006

Lettera aperta ai DS modenesi sul Partito Democratico

Il centro destra è stato sconfitto, l’Unione ha vinto le elezioni politiche. Si è aperta una nuova stagione per l’Italia.

Questo è il risultato più importante, che dobbiamo valorizzare e che affida al centro sinistra grandissime responsabilità nei confronti dei cittadini di questo paese.

Attenzione quindi. Il centro-sinistra, l’Ulivo e i DS, non possono permettersi, in questo momento, di non dedicare ogni possibile energia a garantire il governo dell’Italia, rispondere ai tentativi destabilizzanti, costruire la propria unità, vincere il referendum costituzionale. Questo dovere viene prima di ogni altro.

Dopo aver assolto quel compito sarà necessario ritornare ad un’analisi approfondita, non consolatoria, dei risultati elettorali: La fondatezza del ragionamento secondo cui il voto all’Ulivo è un voto a favore del Partito Democratico, dal quale si fa discendere l’urgenza della nuova formazione politica è tutta da verificare: il risultato non entusiasmante dei DS e quello negativo della Margherita (rispetto alle politiche del 2001) sono alla base di un tipo di consenso alla lista dell’Ulivo (al 31%, come nel 2001) che non legittima affrettate conclusioni.

La lista dell’Ulivo, che pure ha ben figurato, ha beneficiato dell’effetto Prodi, quale principale antagonista del governo in carica ed espressione di unità. Lo scenario potrebbe non ripetersi identico una volta che l’Ulivo si presentasse come un partito tra gli altri, coi suoi programmi, i suoi SI’ e suoi NO. Dipende, da diversi fattori.

Sul piano politico, poi, ogni accelerazione – improvvisata ed emotiva come quella in corso - rischia effetti destabilizzanti nel centro sinistra: spinge i partiti a ricercare le differenze più che l’unità, sollecita competizioni pericolose tra CGIL e CISL.

Non è in discussione, com’è evidente, il legittimo sostegno ad un progetto politico.

E’ in discussione la razionalità di procedere con lo stesso metodo con cui si volesse costruire una casa iniziando dal tetto. “Partire dalle fondamenta” vorrebbe dire: a) mettere a disposizione di iscritti ed elettori un manifesto politico (una “carta dei principi”) che indichi con chiarezza orizzonte progettuale, assunti politici fondamentali, collocazione nelle famiglie politiche europee ed internazionali, organizzazione, possibilità di altri partiti ed associazioni di far parte del nuovo partito. B) Sulla base di questa “carta dei principi” – da far discutere nel paese - dovrebbero poi essere convocati (entro tempi certi) i congressi straordinari dei DS e della Margherita, (e, si spera, di altri partiti e movimenti disponibili). E quindi ,sulla nascita e la conseguente organizzazione del nuovo partito e delle sue rappresentanze istituzionali.

Nella storia i partiti sono nati così. Iscritti ed elettori DS e Margherita, nonché tutti quelli interessati, assistono invece da spettatori agli eventi. Non si sa che cosa dovrebbe discutere l’ipotizzata “costituente”. Si avvia una corsa ai gruppi unici dell’Ulivo nelle Istituzioni locali: scelta legittima e comprensibile, naturalmente, ma che – nelle condizioni in cui avviene - rischia di basarsi su presupposti assai gracili, e di creare una base prevalentemente istituzionale (gli eletti) del futuro partito. Scelta ben più positiva e utile sarebbe, se - oltre che le istituzioni – venissero coinvolte la società, singoli cittadini e soggetti organizzati. Ma tale coinvolgimento oggi non risulta purtroppo seriamente praticabile per le ragioni indicate.

Pertanto: le maggioranze dei DS e della Margherita hanno piena legittimità (com’è ovvio) ad avviare la costruzione del nuovo partito.

Chiediamo tuttavia maggiore chiarezza politica e rispetto delle regole.. Questa è la priorità democratica tra i DS.

Chiediamo :

> una decisione rapida, da parte della Direzione Nazionale DS, sulla data di convocazione del congresso straordinario che dovrà decidere sulle questioni sopra ricordate;

>che quella stessa Direzione nazionale sia convocata , d’accordo con Prodi e contestualmente all’organismo dirigente nazionale della Margherita, per presentare l’ipotesi della “carta dei principi” (la “carta d’identità”) del nuovo partito, ipotesi da affidare, questa sì, ad una fase costituente tra gli iscritti, gli elettori, i soggetti organizzati nel centro sinistra, la cultura italiana;

> che la futura formazione politica (se e quando ci sarà) sia il più possibile inclusiva (di partiti, movimenti, singoli cittadini, soggetti culturali e sociali) che hanno reso possibile – ognuno con propri contributi e con culture riformatrici essenziali- la vittoria dell’Unione.

> che tutti gli iscritti ai DS siano da subito coinvolti in questo processo.

Non è possibile reggere ancora l’assenza di una chiara scelta , organizzativa e politica, dei DS (partito post comunista approdato ufficialmente alla socialdemocrazia, dalla quale bisognerebbe tuttavia separarsi – secondo alcuni - con la nascita del Partito Democratico).

Bisogna quindi rompere gli indugi. Nella chiarezza.

Sulla DEMOCRAZIA INTERNA

e il nuovo gruppo dirigente della Federazione

Abbiamo bisogno, rapidamente, di un segretario-segretaria, di un gruppo dirigente, che favorisca l’avvio di una più effettiva gestione plurale, collegiale e unitaria del partito. Iniziando dalla scelta relativa in particolare agli incarichi di tesoriere e organizzatore.

Proponiamo che la nuova segreteria provinciale sia composta per il 50% da donne e che sia capace di realizzare in modo reale il pluralismo politico del partito nella rappresentanza istituzionale.

Quanto alla capacità di direzione politica e di rapporto con la società, da parte dell’attuale gruppo dirigente, dobbiamo sottolineare che:

- la linea politica con la quale si è lavorato da alcuni anni, anche da parte della nostra federazione, per unire il centro sinistra e rendere organica la presenza di RC nella coalizione alla guida degli enti locali nella nostra provincia, si è rivelata giusta e lungimirante. Ciò ha consentito di vincere tutte le tornate amministrative e di rendere più solide le maggioranze che governano gli enti locali;

- È stato prodotto un buon lavoro di riflessione e di analisi di merito su diversi tra i temi più qualificanti dell’agire amministrativo e politico; sulla casa, la mobilità e le infrastrutture, l’immigrazione, la sanità, il lavoro, alcune politiche degli enti locali, la scuola, ecc.. Non tutto quello che era necessario è stato fatto ma il giudizio è , sul punto, complessivamente positivo.

- Si è rivelata tuttavia carente e inadeguata la capacità di costruire analisi e proposte adeguate sulle determinanti economico-sociali e sui cambiamenti culturali che caratterizzano la vita dei cittadini della nostra provincia. Questo ha impedito sinora alla Federazione di divenire effettivo ed autorevole interlocutore dei soggetti sociali più rappresentativi (cooperazione, associazioni d’impresa , sindacati confederali, mondo del volontariato e del terzo settore, ecc.). Le ragioni di questo fatto sono molteplici: le responsabilità soggettive del gruppo dirigente, la tendenza ancora diffusa tra gli amministratori di agire con logiche localistiche, la grande complessità dei processi in corso, sia economico sociali che istituzionali, la carenza di persone e mezzi finanziari da dedicare. Riteniamo che determinante sia stata l’insufficiente volontà e chiarezza politica tramite cui perseguire quell’obbiettivo.

Il nuovo gruppo dirigente dovrà quindi:

A) assumere orientamenti politici precisi sulle questioni di fondo riguardanti il nostro territorio. Prima fra tutte la sostenibilità dell’attuale sviluppo urbanistico e di insediamento, infrastrutturale e produttivo in rapporto alle dinamiche demografiche; secondo: sulle tendenze sistemiche dell’apparato produttivo.

B) lavorare per superare le lobbies che rendono difficile la vita democratica del partito; b) superere le attuali persistenti divisioni, eredità di un passato duro a morire ma che non ha altra giustificazione se non in logiche personalistiche;

C) impegnarsi per l’effettivo funzionamento degli organismi dirigenti e di controllo, allo scopo di ripristinare la trasparenza dei processi decisionali e la sovranità degli stessi organismi;

D) presentare un piano di risanamento del bilancio del partito in modo da garantire, accanto all’abbattimento del debito, l’autonomia finanziaria . Il piano di risanamento, oltre a fare il punto sulla situazione e prevedere gli interventi necessari per il risanamento stesso, dovrà fissare regole chiare (da applicare in modo imparziale e con rigore) per le campagne elettorali, per la contribuzione degli iscritti e degli eletti e designati (va applicato lo Statuto, sinora eluso sul punto).

Va inoltre individuata con urgenza un’alternativa a Ponte Alto e definito il ruolo delle feste dell’Unità (strumenti tuttora indispensabili all’autofinanziamento e all’iniziativa politica dei DS).

Registriamo infine un diffuso malessere tra iscritti e gruppi dirigenti: pur in presenza di lodevoli eccezioni in qualche U.d.b, in generale il confronto e la discussione politica sono spesso rituali. Cresce il carattere di autoreferenzialità del partito, ma soprattutto di una parte rilevante degli amministratori.. I rapporti con la società appaiono più deboli. Molto lavoro ci attende.

Sentimenti Mauro, Garuti Miria, Gavioli Giuseppe, Cellurale Carmela, Rota Agostino, Vellani Remo, Prampolini Giorgio, Cervi Fabio, Nora Eriuccio, Bursi Roberta, Cavalieri Armando, Cavaliere Alfredo, Minniti Salvatore, Dondi Emidia , Vincenzi Giuseppe, Longhi Guido, Malena Micaela, Bisi Mimma, Salvadori Valerio, Solmi Domenico, Barbolini Patrizia.


Modena, 9 maggio 2006

Si è tenuta la Direzione cittadina Ds: voto, partito Democratico, referendum costituzionale e nuovi organismi dirigenti provinciali temi del dibattito

A conclusione del ciclo di incontri tenutisi nelle varie sezioni del partito di Modena la scorsa settimana, si è svolta nella serata di ieri la Direzione cittadina dei Democratici di Sinistra, aperta dal Segretario Francesco Ori con un’analisi del risultato elettorale e con una proposta di agenda politico programmatica. Due le scadenze verso le quali Ori ha richiamato l’impegno e l’attenzione del partito: l’ elezione dei nuovi organismi dirigenti provinciali ed il no al referendum costituzionale che si terrà a fine giugno e per il quale i Ds hanno già iniziato a lavorare essendo entrati nel Comitato provinciale per la Difesa della Costituzione. Alla platea della direzione modenese Ori ha sottoposto una sintesi della discussione che, nelle sezioni modenesi, si era avuta sulla questione dell’Ulivo e dell’opportunità di costituire a breve partito Democratico. Secondo Ori il confronto di questi giorni ha dimostrato che i Ds sono disposti ad accettare la sfida del partito Democratico sulla base di due parole chiave: “Partecipazione e coraggio politico”.

Nei 14 interventi al dibattito è emerso un sostanziale accordo sulla necessità di avviare una discussione concreta sul futuro del partito Democratico e sulla possibilità che Modena si proponga come laboratorio per questa discussione in vista dello sbocco nazionale di questo percorso. La costituzione appunto di un nuovo partito, che nasca con il contributo di diversi soggetti politici e che non potrà essere la somma dei diversi gruppi dirigenti.

All’attenzione dell’assemblea anche la necessità di analizzare meglio l’orientamento del voto giovanile, che alle ultime elezioni politiche ha dimostrato di prediligere l’Ulivo e che ha inoltre determinato l’affermazione del centrosinistra anche nelle elezioni studentesche dell’Ateneo di Modena.

Infine concludendo la Direzione cittadina Ori ha osservato che, essendo ormai terminata una lunga stagione di campagne elettorali, il partito deve dedicarsi all’organizzazione di una forte agenda politica, che ponga, tra le altre cose, particolare attenzione ai temi della cultura, dell’integrazione e welfare, ambiente, economia.

La Direzione dei Ds si è inoltre impegnata, in vista dell’elezione del nuovo Segretario provinciale, a lavorare per elaborare proposte programmatiche sul futuro impegno della Federazione Ds, sottolineando la necessità di una maggiore innovazione politica e organizzativa del partito.


Modena 21-4-2006

Le due vie per il Partito Democratico

Intervento di Antonio Finelli della Segreteria DS di Modena

La questione del Partito democratico, anche a Modena, credo vada affrontata con prudenza e con grande serietà. E’ una questione troppo importante per lasciarla solo alla proposta di far nascere subito gruppi consiliari, ora e ovunque, in tutti gli organismi istituzionali elettivi.

Intendiamoci, benissimo la nascita di gruppi unitari laddove la base elettorale è stata unitaria, vedi elezioni regionali e camera dei deputati. Credere però che basta diffondere il modello a tutti i livelli istituzionali per dare per scontato la buona riuscita del progetto può essere un errore.

Io credo che gli strumenti operativi e organizzativi siano una conseguenza delle decisioni politiche o quanto meno una condizione necessaria ma non sufficiente.

Occorre definire una vera e propria fase costituente dove il passaggio ai gruppi unici sia comunque inserito in un percorso fatto di tappe e governato da una strumentazione autorevole e responsabile di tutto il progetto.

Michele Salvati per esempio parla di Gruppo costituente e di Carta dei valori con cui partire. Può essere una strada.
Comunque di Partito Democratico non solo c’è bisogno ma è nelle cose di questo pezzo di storia repubblicana. Ce n’è bisogno innanzi tutto per essere finalmente un Paese europeo e “normale” dove il bipolarismo non sia un bipolarismo qualunque ma un sistema di alternanza dove nell’uno e nell’altro schieramento vi sia, netto e prevalente, un partito a forte vocazione popolare e perciò non estremista ma che si possa identificare in un partito conservatore o moderato da una parte e riformista e di impegno sociale dall’altra.

Anche “il come” deve essere fatto il progetto ha una sua importanza. Ci sono due percorsi in campo, uno di tipo centrifugo, dove dall’indicazione che viene dal centro partono le repliche in periferia, (gruppi unitari nelle istituzioni, comitato nazionale e comitati provinciali o comunali, documento di base da discutere in periferia e via dicendo).

L’altro percorso potrebbe essere di tipo centripeto e cioè dalla periferia si muovono partiti e movimenti dando vita o rinnovando l’esperienza dell’Ulivo sia del 96 che per certi versi a quella che portò all’indicazione di Prodi candidato nell’ottobre 2005.

Il primo percorso è certamente più pragmatico, basato su accordi tra partiti. Il secondo e più movimentista fondato sui circoli , sullo spontaneismo e sul desiderio di unità del “popolo dell’Ulivo”. La strada migliore credo sia un mix dei due.

Un percorso che ci permette di non lasciare per strada nessuno, e che ci consenta di aprire un discorso con alcune esperienze socialiste riformiste e di sinistra che oggi sono concentrate in un altro progetto, come quella della Rosa nel Pugno, una testimonianza legittima e importante, per carità, ma che mi pare sia fuori dal disegno di Partito Democratico, e quindi di poco respiro strategico.

In un percorso calato troppo dall’alto, altri movimenti di ispirazione cattolica e non classificabili tout court nella Margherita potrebbero trovarsi in difficoltà per carenza di confronto o perché potrebbero sentirsi non protagonisti del progetto.

Antonio Finelli
Segreteria Ds Modena


9/4/05

Uniti nell'Ulivo ha vinto: perchè non creare un laboratorio politico per la Federazione?

Nonostante la schiacciante vittoria sulla Casa delle libertà il Centrosinistra non può permettersi di adagiarsi.
Alcune iniziative politiche sono già stata prese a livello nazionale. Il centrodestra è in crisi e si è sciolto, finalmente il nodo delle primarie del centrosinistra: "Più primarie di così" ha detto saggiamente Bersani. Dunque avanti con Prodi leader dell'Unione e avanti con Uniti nell'Ulivo cioè la Federazione.
La periferia però non può solo attendere, ma deve partecipare al nuovo percorso.
A Modena non mancano le intenzioni per dar vita alla costituzione di gruppi consiliari unitari: queste intenzioni si dovranno trasformare presto in una proposta concreta superando le perplessità che alcuni hanno espresso. Questa è la condizione per fare di Uniti nell'Ulivo quel nuovo soggetto politico che gli elettori hanno riconosciuto come interlocutore primario nel panorama del centrosinistra modenese e non solo.
A livello di partiti però, accogliendo anche un auspicio che viene da molti amici e compagni dell'Ulivo si potrebbe dar vita, in via sperimentale ad un laboratorio politico, una associazione intitolata alla nascitura Federazione o alla lista Uniti nell'Ulivo che, dopo il battesimo delle Europee e queste Regionali ha dato prova di avere un ottimo gradimento. Una sede dove riflettere sulle ragioni di un moderno riformismo, leva del cambiamento e del rinnovamento delle società moderne. Una sede dove far crescere un confronto tra le tradizioni politiche che confluiscono in Uniti nell'Ulivo. Per far crescere un confronto tra coloro che vogliono partecipare fin dall'inizio alla scommessa della Federazione dell'Ulivo.
Gli spazi, a Modena, per questo esperimento ci sarebbero, i compagni e gli amici disposti a lavorarci, pure: si tratta solo di iniziare.

Francesco Ori, Segretario Unione Comunale Ds Modena
Antonio Finelli, Responsabile economia della Segreteria Provinciale Ds


 




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