venerdì 21 gennaio 2022   
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editoriale » Legalità e sicurezza  

LEGALITA’ E SICUREZZA

Boris

Scrivere di legalità nel nostro paese è sempre stato un problema. Un problema talmente serio che la storia stessa di questo paese, sia politica che economica, spesso ha dimenticato di affrontare. Anche perché la dove alcuni, tra politici e giornalisti, si sono azzardati a farlo, hanno in un modo o nell’altro, dovuto pagare un prezzo troppo alto che in parte questo paese non meritava.

Per parlare serenamente di legalità, dobbiamo risalire innanzitutto a tangentopoli e alla cosiddetta sconfitta della prima repubblica, periodo in cui questo paese illusoriamente sembrava prendere una strada differente. Un percorso lanciato verso  la chiarezza e la purezza degli intenti; un periodo in cui si poté urlare, come ben si addice a un paese ipocrita come il nostro, allo scandalo o a rivendicarne una passata questione morale.

In realtà, oggi più che mai e talmente esplicito comprendere che il meccanismo che sino ad allora aveva retto, doveva essere prontamente sostituito con uno nuovo. Aperto alla globalizzazione dei mercati e al libero profitto in campo libero. Un sistema “da vendere di nuova facciata” che in realtà ha mostrato, con gli scandali internazionali di Cirio e Parmalat, ancora una volta il suo vero volto. Come non dimenticare che questi scandali, come quello dei bound argentini, hanno visto la complicità di banche e unità di controllo sull’andamento delle borse? Organizzazioni queste  che avrebbero dovuto controllare e difendere i risparmiatori e che invece, grazie alla loro finta assenza hanno di fatto permesso di bruciare in breve tempo a molti pensionati e lavoratori, i risparmi di anni di lavoro e sacrifici.

Allora di fronte a tutto questo è lecito chiederci, cosa significa oggi essere legali? E se questo è lo scenario in cui siamo costretti a muoverci, affrontare il problema della legalità è ancora un problema della sinistra? 

Credo che occuparsi di legalità, a maggior ragione per un governo di sinistra, delle città o della nazione, richieda uno sforzo maggiore di quello dimostrato da Cofferati a Bologna.

La sinistra non ha bisogno di mere campagne elettoralistiche sugli immigrati ladri o sui diseredati che minano la stabilità economica della città. Lasciamo pure questo campo alla destra. Come non ha bisogno di operazioni di facciata che mirano ad ottenere giardini puliti svizzeri o semafori liberi dai lavavetri. Certo tutti riconosciamo che queste persone possono diventare facilmente manovalanza a buon prezzo per illeciti di stampo mafioso ma, credo di poter sostenere che il problema sia per il momento altrove e non certamente risolvibile con la cacciata dei meno abbienti.

Un sindaco di sinistra a mio avviso, deve innanzitutto utilizzare tutti gli strumenti possibili per allargare il controllo sul territorio e non pretendere di demandarlo solo alle forze dell’ordine.

Qui non si tratta di affrontare il problema della legalità in termini filosofici. Voler ripristinare la legalità e veramente dichiarare guerra all’illegalità per un sindaco di sinistra deve significare dimostrare innanzitutto la volontà politica di utilizzare a Modena come in altre città,  tutti gli strumenti utili a smascherare vere e proprie sacche d’illeciti legati a forti investimenti che in questi ultimi venti anni si sono riversati nelle nostre provincie e regione. Pianificare in modo accurato lo sviluppo del territorio, ponendo un freno alla cementificazione selvaggia, vincolando maggiormente appalti e concessioni edilizie significa anche impedire facili riciclaggi. Bisogna cominciare a richiedere dei controlli per esempio partendo dalle imprese di costruzioni, nel terziario o commerciali/turistiche che continuano liberamente per esempio ad utilizzare, anche negli appalti pubblici, manovalanza in nero e spesso clandestina. E’ inutile far finta di non vedere anche nella nostra città i luoghi, per la maggior parte bar di seconda mano dove la cosiddetta gente per bene non compra neanche le sigarette, in cui viene sistematicamente applicato sul principio del caporalato l’incetta di manodopera da dirottare nei campi, nelle imprese di pulizia o nei cantieri edili. Il tema della legalità nel lavoro, è infatti una questione fondamentale. Se manca questa, non possiamo pretendere che vengano rispettati i principali diritti di libertà. Se manca questa non possiamo pensare di riuscire a invertire la rotta autodistruttiva che vede sempre più oneste persone costrette a vivere nascoste e ai margini della nostra società.

E ancora, come è possibile permettere che società immobiliari finanziate da Modenesi doc continuino a guadagnare ingenti somme in nero grazie intermediazioni fasulle nelle compravendita o attraverso affitti a prezzi esorbitanti per mini appartamenti dove vengono tenuti in ostaggio donne costrette a prostituirsi?

Come si fa a non leggere tra le righe della cronaca locale la netta suddivisione dell’illecito tra i territori di Reggio Emilia e Modena? Luoghi questi dove, a Reggio per esempio viene lasciata sviluppare una struttura criminale principalmente di basso livello, la più fastidiosa. Quella del furto, dello scippo e del traffico degli stupefacenti. Principalmente controllata da ‘ndrangheta calabrese e gestita da a gang di albanesi. Mentre nella provincia di Modena invece l’altra mafia, quella vera. Equamente suddivisa tra prostituzione d’alto bordo, gestita direttamente da loro e di basso livello lasciata a Ganesi e Nigeriani. Quella mafia che ricicla denaro sporco attraverso operazioni finanziarie e grandi investimenti non solo edilizi. Una mafia che non si vede e che ha bisogno di tranquillità. Ovvero non una micro criminalita di basso livello, perché disturba e può provocare interessi da parte delle forze dell’ordine.

Intervenire in questi settori, caro Cofferati e cari sindaci sceriffi di sinistra, significa veramente voler tutelare gli ultimi. Il rischio, altro modo è di essere solo complici di chi ritiene che ripristinare la legalità significa solo e soprattutto impedire che venga contestato o modificato l’ordine costituito delle cose.

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