martedì 18 gennaio 2022   
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Alkemia International » MANIFESTO DELLE FARC-EP  
MANIFESTO DELLE FARC-EP  
Compatrioti:  

1.                 La dignità ci chiama alla resistenza, nell’unità, contro il governo fuorilegge, illegittimo ed illegale che si è preso il Palazzo di Nariño, alla convergenza ed all’Accordo Nazionale per superare la profonda crisi istituzionale e di governabilità che affligge il paese, e per concertare veri cammini verso la pace duratura.   La Colombia merita rispetto. Non possiamo tollerare ulteriormente questa mafia narco-paramilitare di latifondisti ed allevatori, narcotrafficanti ed imprenditori, che con l’appoggio militare del governo degli Stati Uniti e gli squilli di trombe dei mezzi di comunicazione ha fatto diventare la Colombia un inferno di guerra, massacri, arresti di massa di cittadini, sparizioni, miseria, saccheggio e tutti gli abusi del terrorismo di Stato.  

2.                  Il governo Uribe marcia al passo delle direttrici di Washington e delle esigenze di potenti capi paramilitari come Salvatore Mancuso, Jorge 40, Castaño, Cuco Vanoy, Isaza, Báez, Macaco, Don Berna, El Alemán, Giraldo, El Tuso, Gordo Lindo ed altri sinistri personaggi della motosega e della cocaina, soci del Presidente. Questa mafia ha finanziato, con valige piene di dollari, le due campagne presidenziali di Uribe.   Sì, loro lo hanno eletto e sono loro a comandare. Hanno imposto a colpi di fucile, terrore e brogli elettorali decine di cong... quale principale capo dei paramilitari, è invasa dal mostro della narco-para-politica che si è impossessato della Colombia. Il Vicepresidente è stato l’ispiratore del blocco paramilitare che ha agito nella capitale. I comandi dell’esercito e della polizia non possono negare di aver sempre agito coi paramilitari in un’associazione a delinquere. Il ministro della Difesa ha cospirato con Carlos Castaño. La ex ministra degli Esteri Araújo era quota politica di Jorge 40. L’ex capo del DAS Jorge Noguera, oltre a mettere in piedi con loro il noto imbroglio elettorale in favore di Uribe, somministrava la lista dei dirigenti sindacali e popolari che dovevano assassinare.   Il paese se lo stanno rubando i pezzi grossi paramilitari ed Ur ibe non dice niente. Si sono rubati i fondi della sanità, hanno agguantato tutti gli appalti e saccheggiato gli stanziamenti dipartimentali e municipali, e gli è stato anche permesso di riscuotere tasse…   L’Accordo del Ralito, patto delle tenebre tra il governo ed i suoi paramilitari, è stato il patto dell’impunità in cui il primo si è impegnato a garantire ai secondi pene irrisorie e simboliche, partecipazione in politica, la non estradizione, il rispetto delle loro ricchezze rubate ed accumulate con la spoliazione, il narcotraffico ed il riciclaggio di denaro.   Questa è la ragione che ha spinto il Presidente Uribe all’insubordinazione ed alla insolita sfida nei confronti della Corte Suprema di Giustizia, che ha sentenziato che il paramilitarismo e l’associazione per delinquere non sono sedizione. Egli sa che senza l’etichetta artificiosa di “delitto politico”, che pretendeva di attaccare al paramilitarismo per santificarlo, gli svanisce il più importante strumento d’impunità su cui contava non solo per favorire i paramilitari ma anche per discolpare lo Stato, genitore di quella disumana strategia controinsorgente in cui sono coinvolte pure la CIA e la DEA.   Uribe si è meritato il ripudio dei popoli, che nei suoi viaggi internazionali lo ricevono gridandogli “assassino-assassino”
Con l’obiettivo di sconfiggere la guerriglia hanno mobilitato decine di battaglioni e brigate mobili verso il sud, ed hanno lanciato grandi e sostenute operazioni in altre aree del paese. Hanno insediato postazioni di comando con ufficiali La perfidia con cui agisce lo Stato dev’essere contrastata con la mobilitazione del popolo, azioni di piazza e blocchi stradali che paralizzino il paese chiedendo i diritti conculcati, per costatare nella lotta di massa la forza di chi sta in basso e cercare la convergenza di tutti i settori democratici con una sola bandiera politica e sociale, guardando alla formazione di un nuovo governo che lavori per la pace, la giustizia sociale ed il riscatto della dignità e della sovranità del popolo della Colombia. Per imbecillità o demagogia elettoralista, Uribe ha annunciato di essere disposto ad ufficializzare una zona di incontro per firmare la pace in tre mesi. Ma quarantatre anni di scontro non si superano in un periodo così breve. La problematica politica, economica, sociale, culturale, ambientale e di sovranità del paese non si può risolvere in tre mesi, a meno che -e non è questo il caso- una delle parti abbia sconfitto il contendente. Uribe non è l’uomo adatto alla pace in Colombia: non è programmato per questo dai , e “paramilitare, illegittimo ed illegale dimettiti!”   Qualunque governo al mondo, in simili circostanze, sarebbe già caduto senza possibilità d’appello. E noi colombiani non siamo da meno a tal punto da tollerare siffatti governanti, quand’anche essi contino sul sostegno degli Stati Uniti.  

3.                 La Colombia è violentata inoltre dalla politica della “Sicurezza Democratica”, disegnata da Washington come sviluppo della vecchia Dottrina della Sicurezza Nazionale e come strategia di predominio imperiale sui popoli della Nostra America. In sostanza, tale politica (spiegata dal generale Craddock del Comando Sud) mira ad assicurare, nell’ambito della ricolonizzazione neoliberista, gli investimenti ed i saccheggi delle transnazionali mediante l’applicazione di leggi severe e della forza, al fine di reprimere ed annichilire la resistenza dei popoli ed il malcontento sociale.   Non possiamo restare impassibili di fronte a questa politica che inizia ad essere applicata anche da altri governi dell’emisfero.   Nel caso della Colombia, la “sicurezza Democratica” ha come ingrediente militare il Plan Patriota il cui obiettivo principale è la sconfitta militare della guerriglia delle FARC, o quantomeno la riduzione della sua volontà di lotta allo scopo di portarla prostrata al tavolo dei negoziati. Certamente non si sentono tranquilli con questa alternativa di potere costruita dal popolo come resistenza a decenni di violenza statale ed oppressione.  gringos a Larandia e Tres Esquinas, nel Caquetá, alle porte dell’Amazzonia che tanto bramano. Hanno attivato satelliti-spia ed apparecchiature con tecnologia militare di punta, spiegato accerchiamenti strategici, imposto blocchi a zone contadine, sfollato la popolazione, assassinato e fatto sparire civili, incendiato appezzamenti di terra, rubato bestiame, bombardato giorno e notte e battuto selve e cordigliere; ma in cinque anni non hanno potuto mostrare un solo risultato contundente se non il logoramento e l’incrinatura del morale dei soldati ufficiali, che muoiono nella selva o ne escono feriti per volontà di un pazzo guerrafondaio che straparla a Bogotá, e che manda via generali a causa dell’assenza di risultati e bollettini di vittoria.   Dalla polvere e dal fragore dei combattimenti sta nascendo una forza guerrigliera di tipo nuovo, forgiata col fuoco nelle manovre nemiche e nello scontro con le nuove tecnologie dell’operatività controinsorgente; una guerriglia che è il vero potere di fuoco politico e militare al servizio della causa popolare.   Ma parallelamente allo sviluppo del Plan patriota nei diversi teatri operativi, il governo ha sacralizzato il delitto d’opinione e la repressione della coscienza, fino al punto di incarcerare oltre 150.000 cittadini accusati di simpatizzare con la guerriglia. Al fine di scoraggiare il sostegno al progetto politico e sociale dell’insorgenza, in Colombia si sta calpestando il diritto universale alla scelta politica. Non gli è bastato eliminare fisicamente una generazione intera di rivoluzionari incorporatisi nell’Unión Patriótica quale alternativa legale di cambiamento. Adesso vogliono imporre un pensiero, quello della nuova inquisizione, della destra e del fascismo. Un pensiero che criminalizza la protesta sociale con la menzogna secondo cui dietro ogni mobilitazione popolare contro le politiche del governo ci sarebbe la guerriglia. Un autoritarismo che vorrebbe cancellare l’autonomia e l’indipendenza degli altri rami del potere pubblico, per stabilire così, senza soprassalti costituzionali, il regno della tirannia che tollera esclusivamente quelle opposizioni che non si propongano il cambiamento dello status quo e delle strutture dell’oppressione.  

4.                 Questa destra fascista ha impiegato il bilancio della nazione in funzione della guerra, ed il risultato è il disastro sociale: bambini che muoiono di fame, aumento della povertà e dell’emarginazione, abbandono totale dei progetti di costruzione di case popolari, la maggioranza della popolazione senza servizi d’acqua, luce e fognature. Indifferenza del governo di fronte alle carenze patite da scuole, collegi e maestri perché ha optato per la privatizzazione dell’educazione, oltre che della sanità; tagli ai fondi delle regioni, che ne paralizzano lo sviluppo, e vendita delle imprese dello Stato, economicamente in attivo, per dirottare sempre più risorse verso la guerra. Privatizzazione progressiva di imprese strategiche come Ecopetrol, incremento degli indici di disoccupazione e sottoccupazione fatti aumentare dalla flessibilizzazione del lavoro, che calpesta i diritti dei lavoratori e fa salire a mille i profitti degli imprenditori, fame e costo della vita elevato a causa delle politiche dello Stato contro le masse popolari, e prospettive di acutizzazione della crisi sociale con l’approvazione del TLC, che attenta alla patria, alla sovranità ed alla qualità della vita dei colombiani.    

5.                 Per la costruzione di questa alternativa sottoponiamo al paese, alle organizzazioni politiche e sociali ed a tutto il popolo la Piattaforma Bolivariana per la Nuova Colombia, al fine di aprire la discussione e lo scambio di idee circa le bandiere ed il programma di un nuovo governo che, suggeriamo, dev’essere patriottico, democratico, bolivariano, tendente verso un nuovo ordine sociale ed impegnato nella soluzione politica del grave conflitto che vive il paese. Un governo la cui parola d’ordine, in politica internazionale, sia la Patria Grande ed il Socialismo, e che dia priorità all’integrazione dei popoli della Nostra America. E’ per questo che la “politica di frontiera” delle FARC opta per la fraternizzazione, e non lo scontro, con gli eserciti dei paesi vicini. La nostra lotta è di resistenza e liberazione contro l’oppressore regime colombiano. Un nuovo governo che materializzi il progetto politico e sociale del Libertador, che formi un nuovo Esercito Bolivariano per la difesa della patria e delle garanzie sociali. Un nuovo ordine edificato sulla democrazia e la sovranità del popolo, che affianchi ai rami del potere pubblico i poteri morale ed elettorale, che istituisca un congresso unicamerale e la possibilità di revoca del mandato. Un nuovo sistema di governo che castighi severamente la corruzione e l’impunità, metta fine alla politica neoliberista, stimoli la produzione nelle sue diverse modalità, assuma il controllo dei settori strategici, faccia rispettare la nostra sovranità sulle risorse naturali ed implementi politiche efficaci di preservazione dell’ambiente. Un governo che lavori per la gratuità dell’educazione a tutti i livelli, articoli la redenzione sociale e la giustizia agraria, rinegozi i contratti con le transnazionali che sono lesivi per la nazione, annulli i patti militari, trattati e convegni che macchiano la sovranità della patria, non estradi i connazionali e si opponga al pagamento del debito estero contratto con prestiti viziati dal dolo in una qualunque delle loro fasi.   E’ l’ora di analizzare e scegliere la rotta che ci conduca alla pace, all’indipendenza, alla giustizia sociale, alla democrazia ed all’unità, quale cammino per sopravvivere ed affrontare con successo le politiche degli imperi.  

6.                 La pace è un processo, un bene comune che richiede la preparazione, da parte di tutti, del terreno in cui possa germinare. Non si ottiene dall’oggi al domani, e necessita di nuove strutture economiche, politiche e sociali che la sostentino, cambiamenti come quelli suggeriti dalla Piattaforma Bolivariana per la Nuova Colombia.   Non ci sarà la pace dei sepolcri. Tutti i piani delle oligarchie e dell’impero per sterminare l’insorgenza, dal LASO (Latin American Security Operation) eseguito a Marquetalia fino al Plan Patriota, sono falliti perché la sollevazione armata, le cui cause sono sociali, economiche e politiche, non si sconfigge con bombe, piombo o nuove tecnologie.  gringos.  Un tipo che non riconosce nemmeno l’esistenza di un conflitto armato non otterrà la pace in nessun modo. Solo un nuovo governo patriottico, democratico e sovrano potrà ottenere la pace negoziata, ma certamente non un governo fantoccio della Casa Bianca. C’è necessità di un governo compenetrato con il bisogno di pace, che basandosi sul popolo e sull’interesse nazionale prenda la decisione di far rientrare le truppe nelle caserme, di ridurre drasticamente la spesa per la guerra in favore di quella sociale, e di esigere la fuoriuscita dal paese delle truppe e degli assessori statunitensi intromessi nel conflitto interno, che sono un fattore che attizza la guerra, per passare risolutamente ai dialoghi di pace.  

Libertador.  

E’ necessario iniziare quanto prima l’interscambio ed il rincontro tra tutti gli attori della trasformazione sociale e la pace, compresa la guerriglia, a partire da questa prospettiva. Quelli che, servi dell’establishment, predicano l’esclusione della guerriglia con argomenti triti e ritriti, lo fanno per indurre alla formazione di un’alternativa deboluccia che sia preda facile dei potenti sfruttatori di sempre.   Proponiamo di partire il prima possibile con contatti clandestini, senza dare importanza al governo, per convenire una rotta e per iniziare ad abbozzare collettivamente alcune tracce programmatiche per la redenzione della Colombia.   Invitiamo a questo dialogo i dirigenti rivoluzionari, i settori democratici dei partiti, le persone avanzate del clero, i militari patrioti e bolivariani, i leaders operai, contadini, comunali ed indigeni, le comunità nere, le donne e tutti i dirigenti popolari, al fine di unire aneliti ed intraprendere insieme il cammino verso la Nuova Colombia.  

8.                 L’obiettivo è la creazione di un’alternativa per il cambiamento, nata da un Gran Accordo Nazionale per la pace, la giustizia, la sovranità ed il decoro della nazione, che si proponga un nuovo governo per salvare la Colombia dall’abisso e recuperare la dignità infangata dal governo fuorileg... convochi un’Assemblea Nazionale Costituente per darci una nuova costituzione che sancisca formalmente i cambiamenti a favore del popolo, verso la pace e la convivenza, la vera democrazia, la sovranità e l’integrazione solidale dei popoli, quali mandati emanati da questo gran Patto Sociale.   Non abbiamo altra alternativa che quella di cercare, uniti, il cammino per uscire dall’oscura notte, orientati dal bagliore della giustizia e dall’alba della Gran Colombia.  
Verso la Nuova Colombia,
Accordo Nazionale per la Pace!  
Segretariato dello Stato Maggiore Centrale delle FARC-EP  
Montagne della Colombia, settembre 2007
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