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LA RIVOLUZIONE DEL MAGGIO SPAGNOLO

di Alessandro Verona


Il 15 Maggio è una data che la Spagna non dimenticherà, e che l'Europa deve riuscire a interpretare come sintomo del malessere verso una democrazia illusoria, come slancio alla ricerca della guarigione dalla malattia della politica asservita, dove con la partitocrazia odierna anche il voto perde valore.

Il 15 Maggio non è solo un giorno, è un periodo, una rivoluzione dei movimenti di massa, nei tempi, nelle forme, nell'espressione.
Un giorno che dura ormai da 6 giorni, un giorno che ha la forza di segnare un epoca, non a caso si parla sempre più di “spanishrevolucion”.

Le richieste del movimento sono semplici, ma pretese nella loro radicale purezza:
democrazia reale, controllo dei grandi agenti economici, una politica fiscale dedicata al reparto della ricchezza, una politica economica per il benessere di “davvero tutti”, pensioni degne, la tutela dei diritti dei lavoratori, del diritto al tetto, all'aria, a un ambiente salutare e all'acqua (quindi rigorosamente pubblica), del diritto all'educazione e alla salute, alla conoscenza e alla cultura, alla mobilità e alla cittadinanza universale.
Diritto, semplicemente ma non banalmente, a una buona vita.

Con le elezioni amministrative alle porte, in questo 15 Maggio nato sotto la forza di facebook in primis - esattamente come per le rivoluzioni arabe -, Madrid ha mostrato i volti, giovani e meno giovani, di chi non è più disposto ad accettare una scelta elettorale di stampo maggioritario fra partiti, PP, PSOE e CUI, sui quali regna la totale sfiducia, partiti che ragionano sulle assi del potere e della finanza allontanandosi sempre più dalle necessità reali delle persone.
Quelle persone che attraverso i media, quotidianamente, vedono i loro problemi sminuiti e messi in secondo piano, se non taciuti, rispetto a realtà a loro, a noi, estremamente distanti.
Migliaia e migliaia di ragazze e ragazzi, donne e uomini di tutte le età, che hanno letteralmente riempito plaza del Sol, la piazza più centrale della capitale spagnola, in nome dell'articolo 21 della costituzione spagnola, che riconosce il diritto alla riunione pacifica senza armi senza che serva una previa autorizzazione.

Così, la notte dopo il 15 maggio di Madrid che ha dato voce alla frustrazione del popolo all'urlo di "Democracia real ya", Democrazia reale ora, un gruppo di 100 manifestanti ha deciso di accamparsi pacificamente in quella piazza fino alle elezioni, perché quella non fosse una sola manifestazione in più, perché il messaggio fosse davvero intenso, intenso come l'esigenza che lo spinge.
Quelle 100 persone sono aumentate rapidamente da subito.
E' così fiorito l'accampamento, e Sol, simbolo spagnolo e ombelico del suo turismo, si copre di teloni, si paralizza per la quantità di persone che scelgono di partecipare con la loro voce, i loro cartelli, le loro proposte, alla faccia di chi sostiene che la generazione di oggi non ha un forte sistema valoriale o non ha più a cuore la società.
Migliaia di mani cambiano il volto a quella que diventa plaza de la Solucion.
Si crea una moltitudine di comitati, centrale, legale, internazionale, del rispetto, della pulizia, che arrivano ad un'organizzazione perfettamente coordinata, mentre grazie alla solidarietà della gente si regalano ai partecipanti panini e acqua.
Su una lavagna il comitato centrale scrive di cosa c'è urgentemente bisogno, e, dopo averlo pubblicato attraverso facebook, arrivano altre tende, sacchi a pelo, cavi e lampade, teli cerati e cibo; persone di tutte le età offrono ciò che possono, dalle coperte alla manodopera, in un alveare di idee che non dorme mai.
La simpatia di gran parte della città è tutta concentrata qui, come se fosse la bocca delle sue sensazioni più viscerali di Madrid, come del Paese, e lo testimonia il fiorire di manifestazioni similari il tutta la Spagna. Ma anche in Europa.

L'aria che si respira è surreale.
Una piazza piena di persone che a tutte le ore del giorno e della notte discutono solo di politica, diritti e società, mentre si svolgono assemblee in ogni angolo, il comitato legale tiene costantemente informati i partecipanti, senza nemmeno l'ombra di una bandiera di partito, nazione o sindacato, nessun ubriaco.
E la percezione dell'entusiasmo di sentirsi parte di un cambiamento così penetrante da, sul serio, i brividi ad averlo davanti agli occhi.


In questo brulicare di idee, il 20 Maggio la piazza di Sol ha creato il suo manifesto, che si fissa punti tanto precisi quanto sacrosanti: il cambio della legge elettorale con circoscrizione unica e liste aperte, la tutela della casa e riforma della legge ipotecaria, la garanzia di una sanità pubblica e gratuita, di un'educazione pubblica, l'abolizione del piano universitario di Bologna (la riforma che ha portato alla laurea "3 più 2") e della locale legge Sinde sull'immigrazione.
E ancora una riforma fiscale che favorisca i redditi più bassi, una riforma lavorativa con tutela reale dei lavoratori e abolizione della pensione vitalizia, l'obbligo di presentare liste senza imputati o condannati per corruzione, nuove regole per istituzioni bancari e mercato finanziario.
In più lo svincolamento reale fra Stato e Chiesa, l'accesso popolare ai mezzi di comunicazione per un avvicinamento alla democrazia diretta, la regolarizzazione dell'economia sommersa, il rifiuto del nucleare e il recupero delle imprese pubbliche privatizzate, l'effettiva separazione dei poteri esecutivo, legislativo e giuridico.
Infine la riduzione della spesa militare, la chiusura delle fabbriche d'armi, il controllo attento nei confronti delle forze dell'ordine e la trasparenza dei bilanci dei partiti.

Una nuova agorà ateniese, una fucina della società che sogniamo, dove i valori di una società collettivista e solidale si fanno forza a vicenda, dove non c'è spazio per la violenza e la voce è l'unica arma.

E sotto la luna in plaza del Sol, con quei brividi d'entusiasmo, si costruiscono le basi per far fiorire questo movimento in Italia, come in Europa.
Proprio oggi, 21 Maggio, scende "a la calle" il movimento italiano di "Democrazia reale ora", in piazza di Spagna a Roma e in piazza del Duomo a Milano, perché anche la nostra Italia, finora così bistrattata da una politica dei veleni, delle compravendite e dell'ingiustizia del potere, possa rialzare lo sguardo e il mento.
Questo è un movimento che mette con le spalle al muro la vecchia politica baronale, che si riempie la pancia disseminando sfiducia e distanza dalle istituzioni, un movimento che può far nascere davvero una coscienza sociale nuova.

E di realizzare questa speranza abbiamo tutti un enorme bisogno.

26/5/11 Madrid.

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