giovedì 20 gennaio 2022   
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Home1 » SAHARAWI Diario di viaggio » Diario di viaggio 2 giorno II parte  

2° Giorno (II° parte)

 
 

In viaggio verso Dakla

 
 

La prima sosta, lungo il percorso verso Dakla, è stata effettuata per fare rifornimento di carburante. Siamo arrivati alla stazione di servizio, molto diversa da quelle da noi normalmente conosciuta. Sono scesa dall’auto e ho cominciato a guardarmi attorno. Mi trovavo in una rudimentale zona artigianale nel deserto. La luce era molto intensa. Numerose macchine e camion riempivano la zona. Un continuo “via vai” e suonare di clakson. Tutt’intorno, officine per la riparazione d’auto e botteghe per materiali di ricambio.

 

I distributori erano formati da grandi bidoni scuri posati su tre piedi da cui, attraverso un foro, un tubo di gomma trasportava il carburante nel serbatoio dell’auto. La quantità erogata si poteva evidenziare attraverso una tacca posizionata sul bidone.

 
 

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Lasciata la stazione di servizio alle nostre spalle, ci siamo diretti sulla strada asfaltata, verso la nostra meta. Sia a destra, che a sinistra il paesaggio non mutava: un deserto piatto che cambiava aspetto e colore. Sabbia e pietre e null’altro.

 

La scelta di fondare in questa zona Dakla, è stata dettata non solo dalla sicurezza per la distanza dai luoghi di guerra ma anche per le importanti fonti d'acqua del sottosuolo. Linfa vitale per la sopravvivenza

 
 

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Affascinante l’ultimo tratto fuori pista. Credo non sia stato uguale per il popolo saharawi. Soprattutto quando, in fuga a piedi o su qualche mezzo, ha dovuto attraversare a piedi questo impervio territorio. Un incubo e paura.

 

Questa emozione mi ha procurato immediatamente un senso di colpa. Non è forse giusto considerare una cosa apparentemente così bella, senza considerare quanta sofferenza ha significato per questo popolo.

 

I miei pensieri però sono stati interrotti dal nostro arrivo a Dakla, verso mezzogiorno.

 

La tendopoli della provincia di Dakla ospita circa 40-45mila persone (dato di sei mesi fa), mentre prima era molto più numerosa. La grande lontananza, rispetto alle altre province, ha spinto la popolazione a trasferirsi più vicino.

 

Prima veloce tappa, la casa delle donne di Dakla e poi in una casa dove eravamo attesi per il pranzo.

 
 

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Dopo pranzo, Flavio, Andrea ed io abbiamo preferito uscire alla scoperta del luogo, anziché rimanere comodamente sdraiati sui tappeti per la siesta. Due ore di tempo da “spendere in giro, prima dell’incontro programmato. La nostra intenzione era quella di girare per l’accampamento da soli, per cogliere tutta la realtà del posto. Quello che mi ha colpito è stato vedere, davanti praticamente ogni casa, un’antenna parabolica, un pannello solare ed una batteria per la carica d’energia. Molti, infatti, hanno un televisore ed un computer. Un collegamento con il mondo che non avrei mai pensato. La voglia “di sapere”, di comunicare e il modo in cui si sono organizzati, rende questo popolo un esempio per tutti noi. Data la calda ora, poche persone in giro: ho colto, solo, una donna che faceva il bucato dietro casa, un uomo intento ad alimentare alcuni cammelli e dei ragazzini che giocando ci hanno accompagnato nella nostra camminata.

 

Le tende, le case erano pressoché tutte uguali, con le cisterne per l’acqua e gli animali quasi liberi per il campo sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare.

 
 

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Siamo arrivati fino alle dune, all’estremità del campo con i bambini sempre al nostro fianco. Il gioco preferito: storpiare reciprocamente i nostri rispettivi nomi. Erano felici di poter vedere persone diverse, arrivate da lontano, con l’unico scopo di portare, nel resto della civiltà, questa testimonianza di vita. Purtroppo la difficoltà della lingua mi ha impedito di poter veramente comunicare con loro, avrei voluto chiedegli tante cose, ma…non è stato possibile. Spero solo di essere riuscita almeno a trasmettere a loro la mia solidarietà, il mio affetto. E’ poca cosa credo rispetto alle loro reali necessità, ma è tutto quello che posso loro offrire.

 
 

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Tornati a raggiungere il gruppo, alla fine del nostro fuoriprogramma, siamo andati in visita alla Scuola “Carlo Giuliani”, realizzata con il finanziamento di Auser e Nexus Cgil dell’Emilia Romagna. Erano presenti anche il Sindaco della Daira (Comune di Bir Enzaran) Salek Embotic Daf e il direttore ed alcuni insegnanti della scuola. Lo scopo del viaggio, per noi di Alkemia, era la scoperta di una realtà che era stata sola, fino ad oggi, “letta”. Verificare direttamente in luogo, ciò di cui disponevano ed avevano bisogno, le loro primarie necessità, e consegnare ciò che avevamo raccolto prima di partire.

 

Il Sindaco, prima di tutto, ha ringraziato per il lavoro svolto nel corso degli anni all’interno della scuola, ha specificato, inoltre che, grazie all’aiuto del Governatore ed al lavoro di tutti gli insegnanti, sono riusciti a rifare il tetto del salone, distrutto nell’estate scorsa da un forte temporale, ed a rinforzare la parete di sinistra della scuola. La sua grande soddisfazione, però, è stata data dalla realizzazione dei percorsi d’integrazione con i bambini disabili della scuola speciale di Dakla. Una scuola, infatti, specifica per ciechi e disabili, dove 12 insegnanti e 36 bambini lavorano per il loro inserimento. Una volta la settimana, infatti, dieci bambini della scuola Giuliani fanno lezione alla scuola dei disabili e, la settimana successiva, sono accolti alla Giuliani, cinque/sette bambini disabili accompagnati da un maestro/a. Due bambini sordi, dopo un anno di scuola speciale, grazie alle tecniche d’insegnamento, frequentano oggi, tutti i pomeriggi, la scuola normale.

 

Nella scuola si svolgono, oltre alle attività normali, laboratori di attività manuali, artistiche e prove pratiche di coltivazioni agricole. La scuola è frequentata da 550 bambini suddivisi in 11 classi con una media di presenza di circa 40 per classe perché non sono mai presenti tutti. Il tutto è coordinato da 15 insegnanti tra spagnoli e arabi, un insegnante d’educazione fisica, un direttore, una segretaria, due guardie e due donne per la pulizia.

 

Le loro primarie necessità e quindi richieste, sono date da libri didattici sia per gli insegnanti che per i bambini, computer e nuovi percorsi formativi ed educativi a sostegno del percorso d’integrazione.

 

Sandra ha infine specificato, durante il suo intervento, che è necessario e doveroso tenere alto il problema Saharawi per renderlo “politico” e non farlo passare semplicemente come “umano”.

 

“I fondi raccolti tra i lavoratori italiani servono a far capire il perché non è rispettato l’accordo internazionale di piena libertà. Se il popolo saharawi esprime la necessità di volere ottenere il loro diritto di vivere in piena autonomia, di esprimere i loro bisogni, prosegue Sandra, noi possiamo esprimere il diritto di riconoscere certi valori per tutti i cittadini del mondo. Possiamo inoltre chiedere, come sindacato, la possibilità di avere come patner Il Fronte Polisario, per essere in grado di fare sapere tutto questo”.

 

Al termine dell’incontro, consegniamo il materiale raccolto in Italia: stoffe per vestiti, giochi, materiali e giochi didattici.

 
 

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I bambini della scuola, infine, ci salutano in musica, esibendosi nelle loro danze locali.

 
 

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La giornata per oggi è terminata, facciamo ancora un giro per la scuola, parliamo e giochiamo con i bambini, fino al momento conclusivo della cena e del ritiro nella tenda per dormire.

 

Come il solito, comincio a scattare fotografie ai bambini che si prestano molto volentieri, ma, il tempo passa troppo in fretta e, alla fine, sono costretta a salutarli, con profonda tristezza.

 

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Continua……………….

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