sabato 25 giugno 2022   
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Notizie Modena » Intervento in parlamento sul CPT  

New.gif Informativa urgente del Governo sui decessi verificatisi di recente nel Centro di permanenza temporanea di Modena e sulle problematiche relative a tali strutture (ore 10,15).

PRESIDENTE. Ha facoltà di parlare il Sottosegretario di Stato per l'interno, Marcella Lucidi.

MARCELLA LUCIDI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Signor Presidente, come è stato richiesto, riferisco all'Assemblea sulla morte di due immigrati, avvenuta recentemente all'interno del Centro di permanenza temporanea e di assistenza di Modena. Si tratta di due episodi che devo, in questa sede, necessariamente descrivere e riassumere, senza volere, con questo, mancare di rispetto all'esperienza di due giovani che hanno concluso drammaticamente la loro vita: una tragedia consumata nella solitudine.
Fornirò al riguardo le informazioni che finora ho ricevuto e che ancora intendo continuare a ricevere, man mano che si definirà meglio l'accaduto, anche attraverso le indagini in corso. Mi sembra importante precisare che, appena avuta notizia del primo decesso, il Ministero dell'interno ha inviato sul posto il direttore centrale dei servizi civili dell'immigrazione, affinché assumesse diretta conoscenza dell'accaduto.
Il primo decesso si è verificato nella notte tra il 14 e il 15 ottobre scorso. Ajouli Monam, sedicente tunisino - nato il 12 marzo 1984 e ospite della struttura dal 21 settembre scorso - ha perso la vita per strangolamento mediante un cappio ricavato con parti dei suoi indumenti. Il corpo senza vita di Monam è stato trovato dai militari dell'Arma dei carabinieri in servizio di vigilanza presso lo stesso Centro di Modena, all'interno di uno dei moduli abitativi. Il cadavere si trovava nella zona destinata al riposo notturno, zona che, per evidenti motivi di tutela della riservatezza, non è soggetta a videosorveglianza. Gli altri ospiti dello stesso modulo, al momento del ritrovamento, sostavano nell'area comune, intenti ad assistere ad un programma televisivo. Sul posto sono intervenuti prontamente il questore di Modena e il medico legale, che constatava il decesso del giovane. Quest'ultimo era stato accompagnato, una prima volta, al Centro di Modena il 2 giugno 2007 su disposizione del questore di Como. Dalla struttura si era arbitrariamente allontanato il 17 luglio scorso per esservi poi ricondotto il 21 settembre, sempre su disposizione del questore di Como.
Durante la sua permanenza nella struttura, sia nella prima fase che nella seconda, Monam, con precedenti penali non gravi legati alla sua condizione di clandestinità, non aveva mai manifestato problematiche psicologiche particolari - come emerge dalle schede di valutazione socio-sanitarie agli atti della direzione del centro - né il suo comportamento aveva rivelato segnali in grado di lasciar prevedere il compimento del gesto autolesivo.
Nella notte tra il 16 e il 17 ottobre, verso l'1,30, si è verificato il secondo decesso. Un sedicente cittadino algerino, Huri Mohamed, nato il 13 novembre 1982, ospite del Centro dal 10 ottobre scorso, su disposizione del questore di Reggio Emilia, si è tolto la vita utilizzando un lenzuolo attorcigliato intorno al collo. Il corpo del giovane è stato rinvenuto dai militari dell'Arma dei carabinieri all'interno del Centro, riverso sulla porta di collegamento dei moduli abitativi con i cortili. Il ragazzo deceduto era in trattamento presso il Sert di Reggio Emilia, per problemi di tossicodipendenza, e all'interno del centro veniva assistito consensualmente con trattamento di metadone a scalare sul dosaggio quotidiano. I colloqui tra il ragazzo e gli operatori socio-assistenziali, al momento del suo arrivo e successivamente, non avevano fatto emergere elementi in grado di indurre preoccupazioni.
Sebbene sulle due vicende siano ancora in corso le necessarie inchieste della magistratura, e nell'ambito di esse anche gli esami autoptici, dai rilievi della polizia scientifica e dall'esame medico-legale è emerso che in entrambi i casi si tratterebbe di suicidio. A seguito del secondo decesso si sono scatenate proteste da parte degli altri ospiti del centro, che hanno incendiato coperte ed indumenti, impedendoPag. 3alle forze dell'ordine e agli operatori dell'ente gestore, che attualmente è la Confederazione nazionale delle Misericordie d'Italia, di rimuovere il corpo di Huri Mohamed. Dopo lunghe trattative e l'intervento del reparto mobile della Polizia di Stato e del battaglione dei Carabinieri, è stato consentito l'accesso del medico-legale per la successiva rimozione della salma.
Con riferimento, più in generale, alle caratteristiche del Centro di permanenza temporanea ed assistenza di Modena, per questa come per le analoghe altre realtà, si ha un'attenzione costante da parte del Ministero dell'interno perché, pur nei caratteri propri di queste strutture, sia data attenzione ai diritti e alle esigenze dei loro ospiti.
Il centro di Modena, istituito il 25 ottobre 2000, è situato in un edificio che fu realizzato ex novo. Al fine di assicurare adeguate condizioni di accoglienza dei presenti, sono stati realizzati nel tempo i necessari interventi di manutenzione. L'ente gestore e la prefettura di Modena hanno assicurato il rispetto degli standard previsti, anche per i servizi socio-assistenziali e legali. Il 14 ottobre, giorno antecedente al primo presunto suicidio, nel centro erano presenti 57 ospiti, su una capienza della struttura prevista pari a 60 persone. Per quanto concerne le prestazioni di accoglienza erogate nei confronti degli ospiti del centro, all'atto dell'arrivo di ciascun immigrato, ed indipendentemente da una sua esplicita richiesta o dalla valutazione dell'assistente sociale, viene regolarmente effettuato un preliminare colloquio psicologico volto all'analisi della personalità.
Gli episodi di autolesionismo verificatisi nei primi tempi di funzionamento della struttura sono progressivamente diminuiti sino al loro azzeramento nel periodo da maggio a ottobre dell'anno in corso.
Più volte, intervenendo nelle aule parlamentari, ho evidenziato il significato che il Ministro dell'interno ha dato alla propria iniziativa di istituire una commissione dedicata a conoscere e ad avanzare proposte in merito ai centri per immigrati operativi sul territorio nazionale. In data 31 gennaio 2007 è stato presentato ufficialmente il rapporto conclusivo della commissione, nel quale sono state avanzate proposte per razionalizzare l'intero sistema, e anche per restituire a questi centri una debita e ben contenuta funzione.
Sulla base di tali indicazioni, l'Amministrazione dell'interno ha adottato importanti provvedimenti, volti a migliorare la qualità dell'accoglienza e dell'assistenza agli immigrati, nonché a garantire una maggiore trasparenza delle attività che lì si svolgono e dei servizi che vengono offerti. In tal senso si muove la direttiva adottata dal Ministro dell'interno in data 24 aprile 2007, con la quale è stata disposta la chiusura di tre centri di permanenza temporanea ed assistenza (Brindisi, Ragusa e Crotone). Le strutture di Brindisi e di Crotone sono attualmente utilizzate come centri di prima accoglienza e di intervento umanitario.
Contestualmente, è stato affidato al dipartimento per le libertà civili e l'immigrazione del Ministero dell'interno il compito di svolgere uno specifico esame sulle restanti strutture, anche al fine di procedere alla loro eventuale riqualificazione in funzione di una diversa missione istituzionale. In ragione di ciò, si è proceduto alla riqualificazione ed alla manutenzione dei centri di Gradisca d'Isonzo (Gorizia), Torino e Trapani. Il Centro di Gradisca d'Isonzo funziona oggi solo per metà dei posti inizialmente previsti, come centro di permanenza temporanea e di assistenza; per il resto, serve anch'esso alla prima accoglienza. A Torino e a Trapani sono in via di realizzazione due nuove strutture. Sempre in data 24 aprile 2007 è stata emanata una seconda direttiva del Ministro dell'interno con la quale, al fine di garantire la trasparenza delle modalità di gestione e delle condizioni di soggiorno nei centri, è stato riconosciuto - previa autorizzazione del prefetto - il diritto all'accesso negli stessi anche ai sindaci, ai presidenti di regione ed agli operatori della stampa.
Voglio sottolineare, al riguardo, che giudichiamo l'orientamento assunto un'opportunitàPag. 4da cogliere, anche in direzione di una migliore collaborazione con le realtà locali (nel senso, quindi, della trasparenza, ma anche dell'opportunità di migliorare l'offerta dei servizi attraverso un'apertura ed una collaborazione progettuale con gli enti locali, che a tale scopo sono invitati ad entrare all'interno di queste strutture); dico questo con riferimento a Modena ed agli altri centri presenti sul territorio nazionale.
Sono state, altresì, snellite ed accelerate le procedure per l'accesso di minori non accompagnati richiedenti asilo ai servizi di accoglienza, con una direttiva del Ministro dell'interno e del Ministro della giustizia del 7 dicembre 2006. In conseguenza di tale direttiva si è registrata, nell'arco degli ultimi sei mesi, una crescita del numero dei minori assistiti richiedenti asilo, oggi superiore a 150. Con la direttiva interministeriale del Ministro della giustizia e del Ministro dell'interno, in data 25 luglio 2007 sono state individuate procedure standardizzate finalizzate ad effettuare l'identificazione dello straniero detenuto direttamente in carcere, per evitarne l'ulteriore trattenimento nei centri di permanenza temporanea (e proprio chi conosce le dinamiche dei centri di Bologna e Modena - ma anche di altri centri - sa quanto la presenza degli immigrati fuoriusciti dal carcere abbia pesato numericamente nel rapporto con gli ospiti che sono transitati in questi centri). Non vi è dubbio che la migliore considerazione delle conclusioni espresse dalla relazione della Commissione de Mistura si sia realizzata cogliendone l'ispirazione e le indicazioni nel disegno di legge delega n. 2976, cosiddetto Amato-Ferrero, che modifica la disciplina sull'immigrazione, attualmente all'esame, in sede referente, della I Commissione di questa Camera. Sento di poter dire, al riguardo, che il Ministero dell'interno auspica fortemente che l'iter di tale disegno di legge, per quanto aperto alla discussione, sia veloce, e attraverso di esso il Parlamento consegni al Paese quelle modifiche ormai necessarie alle quali il Governo, in via generale rispetto a tutto il testo sull'immigrazione, ha dimostrato di credere, non rinchiudendosi a legiferare nelle sue stanze ma aprendosi, per scrivere quel testo, al confronto con la società, con i soggetti imprenditoriali, con le associazioni di volontariato, con i sindacati, insomma con tutti i soggetti attivi nel settore dell'immigrazione. Con tali soggetti e con gli enti locali il Ministero dell'interno ha inteso avviare un'attività proficua di collaborazione, anche per migliorare l'offerta dei servizi agli immigrati, compresi quelli presenti nei centri di permanenza temporanea e di assistenza. In questo senso, sono importanti quei progetti che in alcuni centri realizzano sinergia tra ente gestore, ente locale e privato sociale. Ed è importante altresì che questi progetti si sviluppino laddove siano ancora assenti.
Tutto ciò nulla toglie al dovere di vigilare continuamente su quanto accade nei centri, dove si svolge una tappa assai delicata del percorso di immigrazione clandestina. A tale riguardo voglio assicurare che è intenzione del Ministero dell'interno procedere ad ogni opportuno approfondimento per verificare se, oltre al disagio e al malessere che viene in genere espresso dagli immigrati che transitano nei centri di accoglienza o nei centri di permanenza temporanea e di assistenza, questi episodi tragici - le espressioni più esasperate e drammatiche, nonché quelle conflittuali, anche avvenute altrove - non siano indicatori di dinamiche, meno evidenti, che per questo è nostro dovere conoscere ed arginare.

PRESIDENTE. Passiamo agli interventi dei rappresentanti dei gruppi.
Ha chiesto di parlare l'onorevole Gozi. Ne ha facoltà.

SANDRO GOZI. Signor Presidente, la tragica scomparsa di due immigrati ospiti del Centro di permanenza temporanea di Modena costringe l'Assemblea ad interrogarsi nuovamente su un tema delicatissimo, che è stato più volte al centro del dibattito politico. Ringrazio il Governo perPag. 5la tempestività con la quale ha ritenuto di dover riferire al Parlamento su tale vicenda, e il sottosegretario Lucidi per la serietà e la sobrietà con cui ha svolto il suo intervento.
In particolare, il sottosegretario ci ha ricordato la necessità di un'adozione rapida del disegno di legge Amato-Ferrero, frutto di una lunga e vasta consultazione decentrata e di un vero e proprio viaggio che il Governo ha compiuto in tutte le realtà regionali e locali, proprio per capire dall'interno, dal basso, quali siano le problematiche di un fenomeno sul quale dobbiamo necessariamente procedere in maniera pragmatica e alla luce dell'esperienza.
Emerge con chiarezza dall'intervento del sottosegretario che non ci si può limitare a chiudere, a emarginare, a criminalizzare, e che il fenomeno dell'immigrazione - e anche tale tragica vicenda ci induce a sottolinearlo - può essere risolto solo contando sull'accoglienza e sulla convivenza, garantendo la sicurezza di tutti, dei cittadini italiani, ma anche la sicurezza e i diritti fondamentali di coloro che si trovano nei centri stessi. Il diritto alla sicurezza e la sicurezza dei diritti fondamentali vanno di pari passo.
Per ridurre il fenomeno dell'irregolarità è necessario dotarsi di una serie di strumenti, senza limitarsi alla misura dell'espulsione perché ciò si è rivelato costoso ed incerto in termini di risultati. È necessario, invece, graduare tali misure, modulandole sul grado di integrazione e sulla situazione personale di ciascun immigrato.
È necessario, altresì, prevedere sanzioni limitate ed un meccanismo premiale per l'immigrato irregolare che collabora all'identificazione e al rimpatrio e consentire alle autorità di pubblica sicurezza di utilizzare misure di sorveglianza laddove il trattenimento non sia necessario. Queste sono le linee direttrici che stanno orientando, a nostro parere, l'operato del Governo per realizzare il progressivo superamento dei centri di permanenza temporanea così come sono oggi strutturati.
L'estrema attenzione del Governo rispetto al problema dei CPT è dimostrata in maniera tangibile dalla scelta, ricordata anche dal sottosegretario, di istituire una commissione ad hoc presso il Viminale per valutarne il funzionamento in considerazione delle categorie degli stranieri presenti nei centri, delle tipologie dei servizi, dei sistemi di identificazione utilizzati, dei costi e delle criticità riscontrati.
L'allora presidente della Commissione per le verifiche e le strategie dei centri per gli immigrati, Staffan De Mistura, ha più volte sottolineato, anche nel suo rapporto, come il sistema attuale in Italia non funzioni in maniera soddisfacente, ma anche come il problema del funzionamento di questi luoghi di accoglienza investa non soltanto l'Italia, ma l'intero contesto europeo e l'intera area Schengen.
La condizione degli altri Paesi è simile alla nostra. I centri sono strettamente necessari, ma occorre rivederne il funzionamento e anche gli altri Paesi stanno cercando delle vie per risolvere un problema certamente molto importante. Gli altri Paesi ne danno una definizione diversa, in termini più marcati ed il numero di persone che vi si trattengono è leggermente diverso (ma solo leggermente). Infatti, le statistiche relative alle espulsioni degli altri Paesi dell'area Schengen risultano migliori, perché essi trattengono nei CPT soltanto chi è realmente da espellere in una dato momento, ma cominciano anche loro a brancolare davanti ad un problema in espansione che non si sta risolvendo.
L'ostacolo attuale è che, con la legislazione in vigore, vengono premiati coloro che nascondono la loro identità e puniti coloro che, invece, collaborano. Occorre, quindi, invertire la tendenza (credo che gli orientamenti della commissione De Mistura e gli orientamenti del Governo vadano in questo senso) non in termini ideologici, ma con un approccio pragmatico che punti ad eliminare la promiscuità dei centri (finora, negli stessi coesistevano irregolari, criminali, overstayer). Il Ministro si sta adoperando per dividere i flussi malavitosi da quelle persone che non hanno nulla a che fare con gli stessi. Pag. 6
È chiaro che le cinque direttrici - e concludo - esposte dal Governo (la riorganizzazione, lo svuotamento, la trasparenza, l'apertura e la cooperazione con gli enti locali, come il sottosegretario ci ricorda) sono volte a ridisegnare la fisionomia di questi centri, con la finalità di trovare la migliore soluzione possibile nel Governo ad un fenomeno complesso, evitando che eventi tragici, come quello che si è verificato a Modena, abbiano a ripetersi.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Bertolini. Ne ha facoltà.

ISABELLA BERTOLINI. Signor Presidente, ringrazio il sottosegretario Lucidi per l'informativa. Devo dire, però, che sono estremamente delusa ed anche un po' esterrefatta non certamente per la ricostruzione dei fatti, ma perché mi aspettavo, in questa sede, dal Ministero una risposta all'appello proveniente anche dalla città di Modena, dal sindaco, dal presidente della provincia - che, peraltro, appartengono all'area politica della maggioranza -, i quali hanno denunciato, in una lettera scritta al Viceministro Minniti, le esigenze, le necessità e le urgenze rispetto alle dotazioni delle forze dell'ordine anche per la gestione del Centro di permanenza temporanea. Vedo, invece, che il Ministero ignora completamente la realtà dei fatti.
Il fatto oggetto dell'informativa è sicuramente gravissimo e noi, di fronte ad una tragedia umana di questo tipo, portiamo un grande rispetto; vorremmo anche esprimere la solidarietà e la riconoscenza sia alle forze dell'ordine, per il lavoro che hanno svolto in questa occasione e che comunque continuano a fare nel CPT, ma anche a tutti gli operatori che si sono comportati con grande correttezza.
Credo che tutti questi soggetti meriterebbero più aiuti e maggiore sostegno, oltre che considerazione. Credo anche che dovremmo uscire dai limiti della demagogia, guardarci in faccia e affrontare la realtà, senza vivere nel mondo dei sogni, rispetto ad eventuali provvedimenti o leggi che verranno approvati. Peraltro, si parla di leggi delega, quindi anche qualora tale legge - che non vedrà mai la luce - fosse approvata non sappiamo poi in realtà come il Ministero la utilizzerebbe e la manipolerebbe.
Sappiamo che i CPT sono necessari; sono presenti in tutta Europa, ce li impone l'Unione europea (nel luglio di quest'anno il Ministro Amato ha dichiarato che assolutamente non è possibile chiuderli), anche perché se li chiudessimo - mi insegna l'onorevole Gozi - l'Europa ci sanzionerebbe pesantemente. Sappiamo che in altri Paesi europei vi sono situazioni ben più critiche rispetto ai centri di permanenza temporanea esistenti in Italia. Vorrei ricordare che solo in Inghilterra il trattenimento in tali centri può anche perdurare 18 mesi.
Ritengo, pertanto, necessario uscire dai confini della demagogia che ha caratterizzato il dibattito su tali centri da quando questa maggioranza è al Governo, anche con riferimento alla commissione De Mistura, voluta e pagata da questa maggioranza, il cui unico obiettivo, a mio avviso, è stato non certo quello di monitorare i centri, ma di ingenerare una campagna di delegittimazione di tali strutture e, quindi, di coloro che operano all'interno. Infatti, nessun provvedimento è stato assunto dopo la relazione di De Mistura, ma si è detto che tutti questi centri non vanno bene e non funzionano (in particolare mi riferisco a quello di Modena oggetto di tale informativa). A tal proposito - il sottosegretario ed i colleghi lo sanno molto bene - stiamo parlando di un Centro di eccellenza, di una struttura nuovissima e ben gestita: all'interno sono garantiti assistenza legale e culturale, condizioni igieniche, trattamenti anche alberghieri di ottima qualità. Oggi apprendiamo dal sottosegretario che vengono anche fornite tutte le assistenze sanitarie del caso, come la somministrazione del metadone e di tutti i medicinali.
Credo, quindi, che sia un Centro ben gestito che può costituire un esempio anche per gli altri. Credo, tuttavia, che dobbiamo porci il problema di quali sonoPag. 7i rapporti tra le persone che vengono rinchiuse in questi centri di permanenza e che vivono all'interno degli stessi. Per esempio, mi aspettavo di ottenere dal sottosegretario delle informazioni sui provvedimenti assunti nei confronti di coloro che hanno guidato e capeggiato la rivolta, peraltro in nome di Allah, contribuendo al disordine, a parte la tragedia verificatasi all'interno del centro. Ma su tale aspetto non abbiamo saputo nulla.
Di recente, a Modena abbiamo anche assistito ad una passerella voluta dal Viceministro Minniti, che è venuto in pompa magna a firmare un patto per la sicurezza, garantendo anche dei rinforzi, che vengono invocati anche sulle pagine della stampa locale dal sindacato del SIULP. Erano stati garantiti - non promessi - 25 uomini stabili, perché naturalmente un centro di permanenza temporanea comporta una riorganizzazione del lavoro delle forze dell'ordine sul territorio. Su questo, nonostante gli impegni, non solo non si è fatto nulla, tranne che la passerella, ma oggi il sottosegretario non ne fa assolutamente cenno. Tuttavia, abbiamo un'altra preoccupazione, signor sottosegretario e lo dico con grande franchezza: credo che per gestire tali centri e per mandare rinforzi e aiuti ci vogliano investimenti, risorse e finanziamenti.

PRESIDENTE. Onorevole Bertolini, la prego di concludere.

ISABELLA BERTOLINI. Concludo, Presidente. Infatti, non credo che il problema sia - come sostiene il sindaco di Modena in un'intervista - costituito dal fatto che si tratta di «non luoghi», i cui muri bianchi, peraltro, possono creare dei disagi psicologici e, quindi, bisogna intervenire per ammodernarli. Credo che queste siano parole inutili, mentre dovrebbe essere previsto lo stanziamento di investimenti nel disegno di legge finanziaria per il 2008, ma voi avete tagliato le risorse e, quindi, non vi saranno né uomini, né risorse ed i problemi non verranno risolti. Quindi, tali centri di permanenza verranno ancora una volta abbandonati alla gestione di chi, con grande fatica - come in questo caso la Confraternita della misericordia -, porta avanti un lavoro durissimo ogni giorno e forse ce ne dovremmo ricordare non solo in occasione di tragedie come queste, ma anche quando questo Governo assume ogni giorno degli impegni che però poi non è assolutamente in grado di mantenere.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Germontani. Ne ha facoltà.

MARIA IDA GERMONTANI. Signor Presidente, un secondo suicidio è avvenuto, in due giorni, all'interno del CPT di Modena: un tunisino di 23 anni, come ha illustrato il sottosegretario Lucidi, si è impiccato su una brandina, tra domenica e lunedì, dopo la morte del magrebino di 25 anni.
Noi pensiamo che questa tragedia avvenuta a Modena non rappresenti il segno della inutilità dei CPT; anzi riteniamo che essi siano indispensabili per ridurre la clandestinità e, quindi, per garantire più sicurezza e per tale motivo riteniamo che vadano potenziati e fatti funzionare meglio.
La realtà è che da tempo erano stati richiesti rinforzi e maggiore sicurezza all'interno del CPT di Modena. Oggi, il sottosegretario ci ha relazionato su quanto è stato fatto ieri, dopo l'accaduto, ma già nel settembre del 2006 Daniele Giovanardi, presidente della Confraternita della Misericordia che gestisce il CPT di Modena e Bologna, aveva chiesto l'intervento del Presidente della Repubblica Napolitano e del Ministro Amato, sostenendo di essere seduti su un vulcano acceso. Abbiamo dovuto decidere di fare un passo indietro e la direttrice del Centro di Bologna, Anna Maria Lombarda, aveva ricevuto nel settembre del 2006 lettere con minacce ed insulti.
Noi riteniamo che la popolazione dei CPT sia cambiata: non si tratta più di disperati in cerca di fortuna, o meglio, di persone giunte in Italia con un sogno, con un'utopia irresponsabilmente diffusa da chi ha raccontato che l'Italia fosse unaPag. 8sorta di Eldorado, un paradiso all'interno del quale era possibile avere e ottenere tutto. La popolazione dei CPT è cambiata: non si tratta più di disperati in cerca di questo Eldorado, ma in molti casi si tratta di ex detenuti, usciti anche grazie all'indulto, pronti a tutto. Gli operatori dei CPT non sono più in grado di affrontare situazioni di violenza.
Il sospetto, infatti, è che su oltre diecimila stranieri liberati dalle carceri con l'indulto nell'ultimo anno, la maggior parte siano irregolari, come hanno rilevato molte ricerche. Alcune centinaia sono stati riaccompagnati alla frontiera, altri sono liberi e clandestini, tanto che oltre il quindici per cento, come ha sottolineato anche l'ex sottosegretario Mantovano, è rientrato in carcere dopo l'indulto per altri crimini.
Da un anno chiediamo rapporti concreti al Ministro dell'interno e cifre esatte sul numero di clandestini liberati e poi rimpatriati. Quando uno straniero esce dal carcere ed è clandestino viene immediatamente espulso, qualora sia nota la sua identità, oppure viene avviato in un centro di permanenza temporanea.
Noi crediamo che, davanti a questo ennesimo episodio tragico, non possiamo dimenticare tutto ciò; non possiamo non prendere in considerazione il fenomeno di un'immigrazione che in Italia è reale e tragica per gli italiani e per coloro che si recano nel nostro paese. Davanti a tutto ciò, il Governo Prodi, anziché rispondere - per noi non è accettabile - alle richieste di potenziamento di strumenti e uomini a servizio delle forze dell'ordine, ha tagliato con l'ultima finanziaria risorse e investimenti. Molto concretamente, proprio ieri, in occasione della presentazione degli emendamenti della Casa delle libertà al disegno di legge finanziaria per il 2008, abbiamo presentato poche proposte emendative ma, alcune di esse, interamente concentrate sulla sicurezza.
Abbiamo chiesto, inoltre, che nel disegno di legge di finanziaria siano previsti 300 milioni per la sicurezza...

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MARIA IDA GERMONTANI. Concludo, Presidente. ...agevolazioni tributarie in materia di servizi di sorveglianza e un fondo straordinario per il 2008 con uno stanziamento di 500 milioni di euro per fronteggiare l'emergenza criminalità.
La questione non può essere affrontata se non esiste un confronto quotidiano tra tutte le strutture interessate: polizia, magistratura, enti locali ed associazioni. Lo stesso sindaco e lo stesso presidente della provincia di Modena avevano denunciato la carenza di organici.
Per la destra è necessario che vi sia un rapporto di reciproco rispetto nei CPT tra ospitanti e ospitati e gli ospitati devono comprendere che la generosità del popolo italiano chiede rispetto per le leggi, per la Costituzione, per le nostre tradizioni e per il nostro sentimento religioso. L'Italia merita chi la rispetta e chi la ama!

TITTI DE SIMONE. Vergognati!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Mercedes Lourdes Frias. Ne ha facoltà.

MERCEDES LOURDES FRIAS. Signor Presidente, vorrei ringraziare anch'io il sottosegretario Lucidi per la sua relazione tempestiva e per il cuore che ha messo nella descrizione di ciò che è accaduto.
Vorrei, però, da parte del nostro gruppo rispedire con molta fermezza al mittente le accuse di strumentalizzazione, perché un giorno «sì» ed un giorno «no» si chiede la chiusura dei CPT. Non lo facciamo solo adesso, ma lo facevamo prima e continueremo a farlo, perché riteniamo che in uno Stato di diritto non si debba consentire la detenzione amministrativa e per quanto queste galere etniche siano imbiancate (taluni cantano le lodi di questo bel centro con delle belle gabbie), si tratta sempre di gabbie (nelle stesse si vedono gli animali, non gli esseri umani)! Perciò ci opporremo sempre ai CPT. Inoltre, non poteva neanche passare inosservata una situazione di una tale drammaticità: due giovani in quarantotto ore si sono tolti la vita! In base ad alcune dichiarazioni che ho ascoltato sembra che si stia parlando di schiacciare scarafaggi e non di vite umane!
Questo episodio ci induce ad interrogarci sulla risposta che è stata data ad un fenomeno strutturale. Riconosco che il Governo ha ereditato una situazione emergenziale; voglio ricordare che, a marzo del 2006, 500 mila persone che vivono in maniera irregolare in Italia si sono presentate alle poste per cercare di regolarizzare la loro situazione. Queste 500 mila persone sono il frutto della cosiddetta legge Bossi-Fini; il fatto che vi siano clandestini ed irregolari non è una novità, ma è dovuto all'assurdità di una legge che impedisce l'ingresso regolare nel nostro Paese. Tuttavia, la risposta al problema è stata sbagliata; riconosco al Governo il merito di aver presentato un disegno di legge (vedremo cosa se ne farà), ma la situazione è così urgente - fatti come quello di cui stiamo discutendo lo dimostrano - che non possiamo aspettare l'approvazione di un provvedimento, ma occorrono interventi urgenti. Do anche atto all'Esecutivo di aver avuto il coraggio di chiudere tre di questi obbrobri, che erano quelli dalle condizioni più insostenibili.
Tuttavia, vi sono ancora due questioni da affrontare. La prima è che ci siamo presentati agli elettori con un programma di governo nel quale si ipotizzava il superamento dei CPT, ma poi non vi sono state azioni specifiche per realizzare tale obiettivo. Lo sosteniamo noi che siamo estremisti, massimalisti, radicali (tutto ciò che volete!), e lo abbiamo sempre sostenuto, perché riteniamo che non vi possano essere le galere etniche; tuttavia, abbiamo sottoscritto un programma insieme ad altri (un po' meno massimalisti ed estremisti di noi), concordando per iscritto tale impegno, perché non vi può essere la carcerazione in base ad un mero provvedimento amministrativo! Dov'è finito tutto ciò nella parte del programma relativa alla giustizia?
La seconda questione attiene alla commissione De Mistura, sulla quale ho un'opinione completamente diversa - ovviamente - da quella della collega Bertolini. Non eravamo d'accordo perché a nostro avviso non si trattava di verificare il funzionamento dei CPT, ma di sostenere il loro superamento! Comunque l'indagine della commissione ha messo in luce una situazione paradossale; nel corso dell'audizione al Comitato Schengen del gennaio scorso, alla vigilia della presentazione del rapporto, è stato sostenuto che vi sono all'incirca 300 mila persone irregolari nel Paese; nel 2006 per i CPT sono transitate 22 mila persone, delle quali 8 mila e 400 sono state identificate e 6 mila sono state espulse.
Ditemi voi cosa si risolve con questa struttura, considerando anche i numeri e l'aspetto economico. Questi luoghi, infatti, impiegano - come ricordava De Mistura - 970 agenti di polizia, che potrebbero essere utilizzati in modo più utile in tantissime altre attività, con un costo medio per CPT di 1 milione e 300 mila euro. Per cui vi è anche un sistema economico che riguarda gli enti gestori e la problematica è funzionale a tale aspetto.
De Mistura ha iniziato chiedendosi se il sistema funziona. La risposta è che non funziona. Per non interpretare, leggo le sue testuali parole in sede di commissione: «alcuni alti funzionari, che si occupano della questione, hanno detto che, se si fosse trattato di un'azienda privata, sarebbe stata un'operazione fallimentare». Anche questo non lo dicono gli estremisti di sinistra, bensì gli alti funzionari del Ministero, ovvero i funzionari che vi erano precedentemente e che sono gli stessi di oggi.
Dunque, se il sistema non funziona, perché, sottosegretario, oggi ci dice che sono in via di realizzazione altri due CPT? Abbiamo dimostrato, con i numeri, che anche economicamente un progetto del genere è inconveniente. Al di là di ciò, il problema che a noi preme è relativo ai diritti, in quanto i CPT sono luoghi di sospensione dei diritti.
Lei si è impegnata con tutto il cuore e, per questo motivo, le chiedo come responsabile - o, tramite lei, al Ministro Amato e al Presidente Prodi - quale risposta si deve dare alle mamme di questi ragazzi, come gli rispondiamo. I due ragazzi sono morti non per quello che hanno fatto, ma per quello che sono, in quanto, in definitiva, nei CPT non ci si entra per aver commesso dei reati, ma per ciò che si è.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

MERCEDES LOURDES FRIAS. Questa è la risposta che diamo noi, Paese civile, che va ad insegnare la democrazia agli altri?
Chiediamo, per tali ragioni - concludo subito, Presidente, mi perdoni - la chiusura immediata, in particolare, del CPT di Modena (di cui si è cantata la lode), che è completamente fuori controllo.
Non si tratta, infatti, soltanto di questi due suicidi - scusatemi la parola: «soltanto» -, in quanto un mese fa gli organi di stampa hanno scritto del pestaggio di un altro ragazzo nel medesimo CPT e si sono verificate anche delle evasioni.

PRESIDENTE. Onorevole Frias, cortesemente dovrebbe concludere.

MERCEDES LOURDES FRIAS. Infine, ricordo che la vera trasparenza è permettere realmente agli organi di stampa e alle associazioni di entrare nei CPT, mentre ciò non sta succedendo a Modena (Applausi dei deputati dei gruppi Rifondazione Comunista-Sinistra Europea, Comunisti Italiani e La Rosa nel Pugno).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Barbieri. Ne ha facoltà.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, ho ascoltato con attenzione la collega di Rifondazione comunista. Sarà difficile dirlo alle due mamme, come è stato difficile dirlo alle mamme dei quattro diciottenni ammazzati vicino ad Ascoli Piceno. Non ho capito perché il problema delle mamme si debba porre soltanto per i due tunisini (o un tunisino e un algerino), mentre non ho sentito alcunché rispetto agli effetti devastanti che un'immigrazione incontrollata sta determinando nel Paese.
Quindi, quando si parla delle mamme, dobbiamo avere rispetto di tutte le mamme: sia di quelle dei due tunisini, sia di quelle dei ragazzi di Appignano.
Dal dibattito di oggi traggo uno sconforto assoluto, in quanto sentendo la collega di Rifondazione comunista, per un attimo, mi sono immedesimato nella convinzione che fossimo nella precedente legislatura, quando governavamo noi. È possibile, in termini di serietà, ascoltare un partito della maggioranza che, su un tema fondamentale come questo, non spende una parola a difesa del Governo? Ci troviamo davvero in una condizione kafkiana, per alcuni versi ridicola!
Voi non condividete - lei lo ha affermato in termini molto fermi - la politica del Governo sui CPT. Ricordo - ha fatto bene a dirlo la collega Bertolini alcuni minuti fa - che il Ministro Amato, espressione di una maggioranza di cui voi fate parte - la stessa maggioranza che consente al vostro segretario di ricoprire la carica di Presidente della Camera - ha affermato, tre mesi fa, che i CPT sono necessari.
Allora, delle due l'una: o la piantate di proseguire il gioco, ormai screditato, di criticare il Governo del quale fate parte, o cercate di trarre le conclusioni.
Aprite la crisi di Governo! Credo che sarebbe un gesto di grande responsabilità nei confronti del popolo italiano.
Il sottosegretario afferma che bisogna accelerare i tempi del disegno di legge Amato-Ferrero, ma il Governo sa che ha tutti gli strumenti per accelerarlo? Se il Governo si occupa di altre questioni, la responsabilità di questa scelta politiche non può ricadere sull'opposizione. Siete voi che, nelle sedi a ciò deputate, non vi mettete nella condizione di accelerare il disegno di legge Amato-Ferrero. Peraltro, sono curioso di vedere che fine farà quando giungerà in aula alla Camera, ma ancora di più nell'aula del Senato, ammesso, ovviamente, che governerete ancora questo Paese.
Quello che è successo a Modena è di una gravità inaudita, non soltanto per l'aspetto, su cui bene ha fatto il sottosegretario a richiamare l'attenzione, del suicidio di questi due ragazzi, ma anche perché sulla questione dei centri di permanenza temporanea si stanno scaricando alcune tensioni che finiscono per essere pagate soltanto dagli operatori, che, in modo generoso, disinteressato e con grande dispendio di energie intellettuali e fisiche prestano il loro servizio in quelle strutture. (Commenti dei deputati del gruppo Rifondazione Comunista-Sinistra Europea). Certo: con grande dispendio di energie intellettuali e fisiche!
Bisogna parlare con loro, in particolare con il presidente della Confraternita della Misericordia, per rendersi conto di cosa significhi lavorare lì, invece di andare lì davanti a protestare, semmai coperti dall'immunità parlamentare. Bisogna vedere cosa succede in questi centri, rispetto ai quali credo che quello di Modena - lo ha detto con grande lealtà anche il sottosegretario - sia davvero di eccellenza.
Quindi, dobbiamo avere contezza del fatto che non è possibile che nei centri vengano messi i malavitosi, i quali, sottosegretario Lucidi, devono andare in galera, non nei centri di permanenza temporanea!
Inoltre, come ha già fatto la collega Germontani o la collega Bertolini, vorrei sapere, considerato che nel Centro di permanenza temporanea di Modena, come tutti sanno, soprattutto i parlamentari emiliano-romagnoli, ci sono alcuni «capi», quali provvedimenti sono stati presi nei loro confronti. Lei lo sa, sottosegretario Lucidi, che, mentre veniva proclamato lo sciopero della fame, c'erano ospiti del centro che andavano in cucina per mangiare, chiedendo di non essere identificati?

PRESIDENTE. La prego di concludere.

EMERENZIO BARBIERI. Signor Presidente, mi avvio alla conclusione.
Siamo al punto che per mangiare, poiché non si concorda sul digiuno, bisogna scivolare lungo i muri per non essere visti. Stiamo attenti, perché la cosa peggiore che può accadere nei centri di permanenza temporanea è quanto avviene in alcune galere, in cui ci sono «capi» che hanno detenuti ai loro ordini. Quindi, bisogna essere molto duri: chi merita di stare nel centro stia nel centro, chi deve finire in galera, finisca in galera (Applausi dei deputati dei gruppi UDC (Unione dei Democratici Cristiani e dei Democratici di Centro) e Forza Italia)!

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Alessandri. Ne ha facoltà.

ANGELO ALESSANDRI. Signor Presidente, sottosegretario Lucidi, ultimamente affrontiamo spesso questioni che riguardano l'Emilia. Credo non sia un caso.
In Emilia si continua a fare molta demagogia, che poi non si riesce a gestire. La demagogia è bella finché si va a parlare in un bar, ma, quando si esce e si cominciano ad affrontare concretamente i problemi, la demagogia finisce.
Ho visitato due volte il centro di Modena, a seguito delle evasioni avvenute - se non sbaglio - quattro o cinque anni fa. Si era verificata una serie di evasioni continue, a testimonianza della presenza di persone all'interno che gestivano evasioni controllate e di persone all'esterno che ritiravano gli evasi.
Ho avuto modo di visitare anche un altro CPT in maniera molto assidua, quello di Lampedusa. Mi ricordo che l'ultima volta che ci sono stato - mi sembra questa estate - c'era una bella manifestazione di Rifondazione Comunista.

MARCELLA LUCIDI, Sottosegretario di Stato per l'interno. Non è un CPT.

ANGELO ALESSANDRI. Adesso si chiama CPA, ma di fatto sono rimaste la stessa struttura e la stessa organizzazione, per cui continuo a chiamare CPT il centro di Lampedusa.
Alla testa della manifestazione c'era Caruso, il quale entrò in un CPT per dimostrare che ci andava. Avevo scritto in un'agenzia: speriamo che ci rimanga almeno una settimana o qualche mese! Purtroppo, è uscito dopo due o tre giorni.Pag. 12
Infatti, un conto è fare demagogia, un conto è cominciare a occuparsi delle questioni vere.
Per quanto riguarda la Amato-Ferrero, ci sono due visioni che ci dividono.
Credo che il Governo, che è molto più serio di Rifondazione Comunista, abbia grandi difficoltà a gestire i rapporti con Rifondazione. Ciò è molto evidente: lei, infatti, signor sottosegretario, si rivolgeva a loro quando parlava del disegno di legge Amato-Ferrero e dei CPT e loro hanno risposto che continueranno a fare i comunisti finché vogliono e che non credono alle vostre promesse. Di questo tenore è stato il dibattito di oggi: non si è parlato né della rivolta, né di come si dovrà gestire questo CPT in futuro, ma solo dei rapporti fra Rifondazione Comunista e il Governo.
Negli altri Paesi d'Europa esistono i centri di permanenza temporanea o i centri di prima accoglienza - chiamiamoli come vogliamo - perché è necessario gestire l'immigrazione clandestina.
Il disegno di legge Amato-Ferrero prevedrebbe - così Ferrero si è espresso in audizione - la volontà di eliminare la clandestinità, che non sarebbe più legata né al lavoro né ad un ingresso regolato; pertanto, ci ritroveremmo in un Paese che elimina tutte le regole e lascia entrare chiunque. È come dire: vi sono nel mondo due miliardi di persone indigenti, facciamole venire in Italia. Cosa succede poi all'Italia? Chi se ne frega, perché voi siete comunisti e vi va bene lasciare entrare tutti! Credo che un Paese serio non debba essere comunista - giustamente - e che debba in qualche modo pilotare e regolare tali fenomeni, per fornire risposte anche ai cittadini che ci hanno eletto e che pretendono sicurezza e di avere un minimo di prospettiva per il futuro.
La differenza fra noi e voi sta proprio nel fatto che noi non vogliamo regolarizzare il mondo intero: con la legge Bossi-Fini vi sono state 500 mila regolarizzazioni, certo, legate al lavoro. Chi ha un lavoro può entrare nel nostro Paese, però, a chi non ce l'ha diciamo di non partire neanche dai loro Paesi di origine e di non venire in Italia, altrimenti verranno rinchiusi nei centri di permanenza, che sono delle specie di carceri: certo, chi entra clandestinamente e chi commette dei reati finisce in un centro o in galera! Basta con gli indulti! Questo è il messaggio che deve lanciare un Paese serio.
I nostri nonni - io stesso ho parenti che sono emigrati in Sudamerica - entravano nei Paesi di approdo con il permesso di soggiorno e con il permesso di lavoro, facevano la quarantena e non chiedevano niente: è così che si costruisce l'integrazione. I nostri avi, infatti, andavano in casa altrui chiedendo permesso, sapendo che dovevano integrarsi; non cercavano di entrare comunque, tentando poi di sopravvivere.
La cosa grave, rispetto a ciò che è successo a Modena - fermo restando che credo sia in corso un'indagine della magistratura: sembra che le due persone si siano suicidate, ma in questi casi a volte, purtroppo, si scoprono realtà diverse, quindi aspettiamo che vi sia un responso - credo sia stata il verificarsi di una rivolta. Credo che le persone coinvolte in tale rivolta vadano punite in maniera molto ferma, che lo Stato debba dare segnali di fermezza verso tali episodi e che in questo senso dobbiate prendere un impegno.
Inoltre, vi è un altro aspetto da sottolineare: questa gente entra nel nostro Paese senza un lavoro, senza un futuro e senza dignità, finisce spesso per drogarsi o in mano ad organizzazioni mafiose e criminali e, in questo contesto di disagio sociale, purtroppo, vede cadere ogni certezza e qualcuno si uccide. Allora, chiediamoci perché facciamo entrare in Italia gente disperata per diventare ancora più disperata. Diciamo chiaramente che a casa nostra non si deve entrare se non vi è una sicurezza di opportunità di lavoro.
Grazie a ciò che vuole concedere il disegno di legge Amato-Ferrero - è questo il messaggio che sta circolando in quei Paesi, perché attraverso Internet lo sanno tutti -, gli immigrati arrivano in Italia sapendo che darete loro una diaria mentre cercano un lavoro e che nel frattempo non saranno più clandestini; il Ministro Damiano ha affermato che pensava anche di studiare una formula per elargire una diaria per l'affitto, mentre cercano un lavoro. Con tre diarie, perché una persona dovrebbe cercare lavoro? Continuerà a fare il «clandestino regolare» e poi, forse - qui si chiude il cerchio - otterrà il diritto di voto senza avere la cittadinanza.
Il disegno di legge Amato-Ferrero verrebbe cestinato immediatamente in Europa. Uno studio della Comunità europea ha sancito che la legge Bossi-Fini è un'ottima legge. In Spagna, anche il vostro Zapatero sta cercando di copiarne i principi.
Credo che il Governo debba fare solo una semplice azione: porsi di fronte a uno specchio, capire che ha sbagliato tutto, che quel programma di Governo - che non avete realizzato neanche in un punto - è carta straccia e cominciare ad agire meno da comunisti e un po' più da persone serie.

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Turco. Ne ha facoltà.

MAURIZIO TURCO. Signor Presidente, vorrei ringraziare il sottosegretario per l'informativa, ma soprattutto la collega Frias, che ne è stata all'origine.
Naturalmente non condivido tutto ciò che hanno affermato la collega Frias e il collega Gozi, però essi hanno cercato di richiamare l'attenzione - a partire da un fatto di cronaca di una gravità che è sotto gli occhi di tutti - su un problema che discutono in tutto il mondo, non solo a Modena.
Si tratta di un problema presente non solo in Italia e in Europa, ma in tutti i Paesi occidentali e che riguarda l'incapacità di mettere in campo politiche sull'immigrazione adeguate alle necessità e in grado di governare uno dei grandi fenomeni del nostro tempo, che o si governa senza censurarlo, cancellarlo e ignorarlo, o si cerca di contrastarlo attraverso le politiche di sicurezza. Dal Parlamento europeo è emerso che non si può trattare l'immigrazione e gli immigrati con gli stessi strumenti con cui vengono trattati il terrorismo e i terroristi.
Ringrazio, quindi, il signor sottosegretario perché, rispetto al passato, ha usato parole di tono diverso, come quando ha parlato di ospiti e di accoglienza, anche se non è mancato chi, come la collega Bertolini, ha descritto il CPT di Modena addirittura come una situazione tipo alberghiero: siamo distanti anni luce dalla realtà dei fatti.
Siamo in presenza, infatti, di una detenzione amministrativa che rappresenta una condizione inaccettabile; siamo in presenza di centri temporanei in cui la temporaneità della detenzione può risultare infinita. Mi sembra che la collega Bertolini esaltasse il fatto che in Inghilterra la temporaneità possa arrivare a diciotto mesi: altro che carcerazione preventiva! Qui siamo ben oltre e non è un caso che il collega Barbieri e il collega Alessandri abbiano chiesto di affiancare l'attività e la funzione delle carceri a quelle dei CPT.
Sono d'accordo, in linea di principio, sul fatto che i CPT non dovrebbero esistere, ma siamo collocati in una situazione che ci impone delle regole e, come ci ricordava il collega Gozi, vi sono le regole europee alle quali dobbiamo attenerci. Vorremmo anche capire, però, cosa vuol dire centro di permanenza temporanea, qual è la sua funzione e se risponde agli obiettivi; per tali motivi, avremmo voluto sentire quali sono e se vengono rispettate le procedure e i tempi di detenzione. È un problema di diritto: riteniamo che non si possa fare dei CPT una riserva indiana, dato che sappiamo che fine hanno fatto coloro che venivano rinchiusi nelle riserve.
Anche migliorare i servizi alberghieri dei CPT non servirebbe a nulla se non abbiamo chiara quale sia per legge la funzione dei centri di permanenza temporanea, infatti non è quello il problema. In termini di diritto, il problema consiste nel fatto che è inaccettabile che vi sia una detenzione amministrativa che non possa essere messa in discussione. Non possiamo accettare che si continui in questa direzione nel nostro Paese e nell'intera Europa solo perché - e non è poco - non siamo in grado di affrontare il tema e non riusciamo a fornire delle risposte accettabili in termini di rispetto dei diritti umani e dello stato di diritto secondo i nostriPag. 14principi fondamentali e in cui magari ci si dovrebbe felicitarsi - come noi facciamo - con il Governo perché si parla di ospiti e di accoglienza.
Noi riteniamo che i suicidi di questi giorni siano un paradigma del suicidio dello stato di diritto che noi stiamo aiutando a compiersi (Applausi dei deputati dei gruppi La Rosa nel Pugno e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cancrini. Ne ha facoltà.

LUIGI CANCRINI. Signor Presidente, quando mi trovo di fronte a un suicidio o a un tentato suicidio, la mia professione mi ha abituato a dare a tale gesto il valore di un messaggio, in altre parole a cercare di capire che cosa voleva esprimere una persona che ha scelto una forma di dialogo particolare con gli altri che restano in vita.
Mi piace ricordare che oggi in questa sede vogliamo capire perché tali eventi siano accaduti. Ci interroghiamo dando risposte diverse, evidentemente. Quando due persone si suicidano senza essere matte - come è stato detto, non avevano problemi particolari che fossero stati segnalati - indicano di aver vissuto la loro condizione come una situazione in cui non vi era più alcuna possibilità o speranza, come è accaduto ieri all'operaio che si è suicidato perché non poteva pagare il mutuo dopo che anche la moglie era stata licenziata. Vi sono condizioni umane in cui la persona ritiene di non avere altre soluzioni, e si uccide.
Credo che il rispetto consista nell'ascoltare cercando, nei limiti del nostro possibile che è sempre poco, di trovare risposte per quanti si troveranno eventualmente nella stessa situazione da oggi in poi. Tuttavia vi è un aspetto della questione che costituisce un punto importante, evidenziato dalla collega Mercedes Frias e dal collega Turco con grande chiarezza: si tratta di persone che si trovano detenute, per ragioni amministrative, e senza che sia indicato con chiarezza il tempo di questa detenzione. Si tratta di un aspetto sul quale dobbiamo riflettere bene. Ritengo che la detenzione amministrativa sia un reato che lo Stato compie nei confronti delle persone e credo che dobbiamo eliminarlo. Non penso sia possibile mantenere un istituto di questo genere. La detenzione amministrativa era, in qualche modo, quella dei matti rinchiusi nei manicomi, ed è ancora, in parte, quella esistente in alcuni ospedali psichiatrici giudiziari (si tratta di un problema sul quale forse riusciremo a discutere). Credo che ciò sia un punto; dunque, l'eliminazione e il superamento dei CPT sono un obiettivo politico. Mercedes Frias ha ricordato bene che tale obiettivo era nel programma del Governo Prodi, quindi vuol dire che gli Italiani lo hanno votato e significa che siamo qui anche per realizzare questo punto del programma. Il collega Barbieri afferma: «ma insomma, se litigate tra di voi...». Non è così, non stiamo litigando, ma con grande pazienza insistiamo sul fatto che per realizzare un programma ci vogliono cinque anni, e noi vogliamo restare cinque anni per realizzarlo completamente, comprese le parti che fino a questo momento non sono state realizzate. Noi in quel programma continuiamo a credere.
Ho ascoltato anche degli interventi molto difficili da condividere. È stato detto dalla rappresentante di Alleanza Nazionale che quanti vengono oggi in Italia non sono più dei disperati che inseguono un sogno. Non so su quale analisi lei si basi e quali siano i dati in suo possesso. La collega afferma infatti che ormai i clandestini sono tutti indultati, forse sopravvalutando la capacità dell'indulto. Certo è che queste due persone non erano indultate, almeno da quanto ci è stato riferito, e che si sono uccise e pertanto meriterebbero più rispetto da chi, come la collega Germontani o come - devo dire stranamente - il rappresentante dell'UDC, che ha qualificato la gente che si trova in queste condizioni, affermando che comunque sono tutti, più o meno, dei criminali, reali o potenziali.
Ritengo che ascoltare significhi rispettare e che tali definizioni vadano rispedite al mittente. Purtroppo il Governo di centrodestra in cinque anni ha saputo costruire una situazione che noi ancora nonPag. 15siamo riusciti a correggere. Ha costruito una situazione in cui - noi le chiamiamo profezie che si autodeterminano - quelli che erano venuti senza essere criminali, a furia di sentirselo dire, magari a volte lo sono diventati, perché la clandestinità è un rischio alto per l'equilibrio delle persone.
Allora dobbiamo cambiare e voltare pagina, anche nel nome di queste due persone che si sono uccise perché noi tutti, qui, in questo Paese civile e ricco - perché siamo civili, a volte, e ricchi abbastanza - non abbiamo saputo accoglierli (Applausi dei deputati dei gruppi Comunisti Italiani e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole De Zulueta. Ne ha facoltà.

TANA DE ZULUETA. Signor Presidente, anch'io ringrazio il Governo per la risposta tempestiva e attenta; soprattutto, ringrazio il sottosegretario Marcella Lucidi per aver dato un nome alle due persone morte a Modena. Vorrei anch'io nominarle: Ajouli Monam e Huri Mohamed, i nomi con i quali si sono presentate, ma risulterebbero sedicenti.
Credo che tale elemento sia già un grave indizio della condizione in cui vivevano. Ringrazio il sottosegretario per aver riconosciuto che si è consumata una duplice tragedia che ha riguardato due persone che si trovavano in assoluta solitudine. Ringrazio il collega Cancrini per aver segnalato la gravità del loro gesto e la responsabilità che noi abbiamo.
L'onorevole Lucidi ci ha aggiornato sull'attuazione da parte del Governo delle raccomandazioni della commissione De Mistura che, al contrario dei parlamentari dell'opposizione, ha svolto, a mio avviso, un'importante lavoro. Sono contenta che le sue raccomandazioni siano state prese sul serio.
Ho anche potuto prendere atto del fatto che, almeno, si è provato ad affrontare taluni problemi del centro di detenzione - così lo definisco - di Modena: ad esempio, si è dato rilievo al colloquio iniziale che, però, evidentemente, non è stato sufficiente.
Mi chiedo e chiedo al Governo cosa ne è stato dell'obiettivo principe delle raccomandazioni De Mistura, vale a dire il superamento dei CPT attraverso il loro svuotamento, se si seguono progetti per la costruzione di due nuovi CPT in sostituzione di due esistenti. Quello di Modena era occupato fino quasi a coprire la capienza prevista.
Mi chiedo anche per quale motivo vi siano ancora ospitati richiedenti asilo privati della libertà; i centri di identificazione sono chiusi da un cancello sbarrato: non si può uscire.
Sono andata a visitare il centro di identificazione di Cassibile che è un centro chiuso.
Cosa ne è stato della raccomandazione di una drastica riduzione dei tempi? Pare che Huri Mohamed fosse alla seconda detenzione, che, secondo la legge Bossi-Fini, può giungere ormai fino a 60 giorni. De Mistura raccomandava un massimo di 20 giorni: mi sembra che li avesse già superati. Inoltre, quante volte pensate che sia possibile sommare questi 20 giorni: vi è un limite o no? Come diceva il collega Cancrini in questo caso vi è una detenzione potenzialmente illimitata.
Per quanto riguarda l'obiettivo della trasparenza, è importante che possano accedere ai CPT i rappresentanti delle amministrazioni locali. Senza dubbio è importante il loro coinvolgimento nella gestione e nell'offerta dei servizi, soprattutto nella verifica delle condizioni di vita.
Ricordo, però, al Governo che De Mistura e i suoi colleghi avevano raccomandato di garantire l'accesso anche alla stampa e alle organizzazioni non governative, ma non è avvenuto. Ne sono testimone di recente per aver fatto un viaggio in Sicilia.
Non solo, ma anche coloro che sono stati incaricati da parte del Governo - penso ai rappresentanti dell'Alto commissariato per i profughi e della IOM che visitano la Sicilia - non hanno accesso illimitato.
A Caltanissetta, per esempio, non solo è stato stabilito che essi debbano dare preavviso del proprio arrivo - misura contraria alle regole, ma soprattutto tale da rendere inutile il sopralluogo - ma anche è stato indicato loro un orario: dalle ore dieci a mezzogiorno e dalle quattro alle sei. Chiedo come mai ciò venga accettato.

PRESIDENTE. La invito a concludere.

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TANA DE ZULUETA. Il CPT di Modena, infine, non fu costruito né per albergare né ospitare; fu invece costruito e accolto dalle amministrazioni dell'epoca perché doveva essere una risposta ad un problema di ordine pubblico. Tale malinteso, per fortuna, è stato superato nelle intenzioni del Governo, ma non ancora negli atti conseguenti. Non possiamo continuare ad equivocare, non solo perché la trasparenza dei costi non c'è: - il CPT di Modena, secondo una nostra analisi realizzata nella scorsa legislatura, costa 4 milioni di euro all'anno - ma anche perché il costo umano, sottosegretario Lucidi, è troppo alto e la morte di Ajouli Monam e Huri Mohamed lo dimostra.

PRESIDENTE. Deve concludere.

TANA DE ZULUETA. Chiedo, infine, cosa si possa fare, affinché le spoglie di queste due persone possano essere recuperate dalle loro famiglie e ricevere sepoltura secondo la volontà delle famiglie, affinché quei sedicenti cittadini stranieri escano dall'oscurità di una non identità e possano ottenere, almeno al momento della morte, un degno riconoscimento (Applausi dei deputati dei gruppi Verdi e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Cioffi. Ne ha facoltà.

SANDRA CIOFFI. Signor Presidente, vorrei ringraziare la sottosegretaria Lucidi non solo per la tempestività, ma anche per la sensibilità con cui ci ha parlato di questo nuovo dramma. Si tratta di un dramma che da tanto, da troppi anni, è davanti ai nostri occhi, in televisione, sui giornali e sui media. È un dramma che deve essere affrontato forse in una maniera diversa, intendendo l'immigrazione non solo come un problema, ma anche come una grande occasione per il nostro Paese.
Per tale motivo, riteniamo che uno degli obiettivi fondamentali - e ne dovremmo volere tutti, maggioranza e opposizione, il perseguimento - sia arrivare a discutere al più presto la cosiddetta legge Amato-Ferrero. L'immigrazione, negli ultimi anni, infatti, è cambiata, ma non sono d'accordo con quanto affermava la collega Germontani: anzi, ritengo vi sia una maggiore coscienza di noi italiani di quale occasione rappresenti l'immigrazione per il nostro Paese. Vi è però, certamente, un bisogno di trasparenza, affinché tutti gli immigrati che possono - e che vogliono - venire nel nostro Paese, secondo l'offerta che vi sarà, possano trovare una casa nel rispetto anche delle nostre tradizioni (oltre che delle loro) e abbiano, altresì, la possibilità di costruire tutti insieme un Paese in cui vi sia multiculturalismo e multireligiosità, intesi come valori comuni da condividere.
Penso al dramma di quanto è accaduto in questi giorni nel citato CPT: si trattava di due giovani ragazzi che - come ho appreso - erano venuti in questo Paese con l'intenzione di volersi costruire una vita propria, nuova, come molti giovani e famiglie (basta vedere in televisione le cosiddette «carrette del mare», in cui muoiono donne e bambini), ma i sogni di molti di questi giovani vengono infranti.
In merito al discorso sui centri di accoglienza, è quindi necessario verificare i tempi ed è necessario, altresì, riconoscere a questo Governo - in base proprio a quanto lei ha affermato, sottosegretario Lucidi - che il Ministro Amato e il Ministro Mastella hanno emanato una serie di circolari per cercare di snellire le procedure e consentire una maggiore trasparenza: lo dobbiamo ricordare. Ho sentito più volte parlare di indulto anche oggi, in questa sede.
Dobbiamo ricordare che questo indulto è stato voluto da quasi tutte le forze politiche. Dobbiamo ricordare che, in quest'aula, papa Giovanni Paolo II chiese una tale misura a tutto il Parlamento e tutti erano d'accordo. Come partito, noi siamo per una concezione solidale di questo Paese; pur dovendo certamente mantenersi nel rispetto delle regole, della nostra Costituzione, delle nostre leggi e delle nostre tradizioni, tuttavia la concezione solidale del nostro Paese significa dare opportunità. Ritengo, quindi, che sia necessario - e su questo mi impegnerò anche io, personalmente, nel mio partito - dare una normativaPag. 17nuova e più aggiornata. Infatti, certamente bisogna riconoscere che non possiamo condividere molti aspetti della legge Bossi-Fini, ad esempio con riferimento ai ricongiungimenti familiari e al fatto che, molte volte, vi è stato più bisogno di immigrazione tenuto conto della reale offerta.
Pertanto, ritengo che a seguito di questo ulteriore episodio, così grave e drammatico, noi componenti tutti i gruppi politici - tutti quanti insieme e in maniera, mi auguro, il più possibile allargata - dovremmo assumere un impegno affinché, in questo Paese, veramente, si imponga una vera concezione solidale nei riguardi dell'immigrazione (Applausi dei deputati dei gruppi Popolari-Udeur e Rifondazione Comunista-Sinistra Europea).

PRESIDENTE. Ha chiesto di parlare l'onorevole Buontempo. Ne ha facoltà.

TEODORO BUONTEMPO. Signor Presidente, se coloro i quali si trovano presso tali centri di accoglienza avessero avuto l'opportunità di ascoltare questo dibattito, dovrebbero dare vita ad una nuova e più pesante rivolta! Il Governo ci riferisce le circostanze, ma non ci dice quali provvedimenti intende adottare.
I centri di permanenza temporanea sono diventati peggio del carcere, perché mentre nel carcere vi sono regole che si fanno rispettare, in questi centri vi è una promiscuità: vi è l'immigrato che è clandestino, ma è una persona perbene, e vi è l'immigrato che è clandestino, ma che è un delinquente. Questi due soggetti sono costretti a convivere insieme in uno stato di assoluta insicurezza. Infatti, mentre in carcere, quando si chiude la cella, si è in sicurezza, in questi centri, chiudere la porta della propria stanza o del proprio appartamento, non significa essere sicuri di non subire danni.
Anzitutto, vorrei ricordare che i CPT sono stati istituiti dalla cosiddetta legge Turco-Napolitano; altrimenti, si passa da una criminalizzazione inaccettabile ad un buonismo stupido e anch'esso inaccettabile. La legge Turco-Napolitano ha istituito tali centri, non il Governo di centrodestra. Quanto costano? Si tratta di un servizio che si rende allo Stato. Sapete quanto paga lo Stato al giorno, per ogni immigrato clandestino che si trova in tali centri? Paga 43 euro!
Collega Frias, ho apprezzato il suo intervento perché ha avuto l'onestà di dire al Governo che, per così dire, è venuto a mani vuote, senza alcuna misura adottata; infatti, non si può dire neppure che abbia rafforzato il numero degli agenti, perché toglierli dalla squadra mobile - come è stato fatto in questi giorni - e inviarli presso i centri di accoglienza, non risolve il problema. Così facendo, infatti, si spengono i riflettori e, lì, si è in emergenza, e intanto...

PRESIDENTE. La prego di concludere.

TEODORO BUONTEMPO. ...abbiamo tolto dal servizio effettivo alcuni agenti.
Ho apprezzato il suo intervento, tuttavia questo è un fatto di natura politica.
È necessario trovare alternative di natura politica alla chiusura di questi centri. Il costo di 43 euro al giorno per ogni immigrato non è di poco conto: vi sono molti centri di vacanza dove con 43 euro al giorno si può soggiornare con pensione completa e cambio della biancheria una volta al giorno!
Dunque, cos'è che non funziona? Ci volete dire quali indagini avete compiuto sulle ragioni per cui, al costo di 43 euro al giorno, nei centri si vive in condizioni di indecenza e sofferenza?

PRESIDENTE. Onorevole Buontempo, concluda.

TEODORO BUONTEMPO. Concludo, Presidente. In primo luogo, nei centri non possono più convivere persone che hanno compiuto reati e persone che non li hanno compiuti. In secondo luogo, l'importo che lo Stato paga dovrebbe garantire un servizio più adeguato. Inoltre, fatela finita con la storia dei comuni: il sindaco della città di Modena ha detto in maniera molto chiara di non voler inviare neanche i vigili urbani, e non sa nemmeno se lo statuto glielo consenta; non vuole inviare i vigili, né fuori né dentro il centro.
Allora, diciamolo francamente: è la terra di nessuno, dove tutti se ne fregano finché non ci scappa il morto. Questa è una vergogna, per il Parlamento e - prima di tutto - per il Governo in carica.

PRESIDENTE. È così esaurito lo svolgimento dell'informativa urgente.

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