martedì 18 gennaio 2022   
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Visti per Voi » Il vento che accarezza l’erba  

Gli ideali ed il loro prezzo

Il vento che accarezza l’erba – voto : 7,5

Un titolo delicato, quasi romantico, che evoca immagini impalpabili, riposanti, di pace.

Un film duro e spietato. Un racconto di guerra e di dolore.

L’ultimo lavoro di Ken Loach, regista inglese nato a Nuneaton, nel Warwickshire, il 17 giugno del 1936, è una nuova e luminosa stella che rimarrà per sempre a brillare nella sua filmografia. Un film che gli è valso la Palma d’Oro 2006 al festival di Cannes, massimo riconoscimento del cinema europeo.

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Una carriera costellata di opere tese a raccontare la durezza della vita con cui si misurano i suoi protagonisti. Ne sono esempio film come “The Carla’s song”(1996), storia d’amore tra un giovane inglese e una ragazza del Nicaragua, che condivideranno gli orrori della guerra nel paese centroamericano,  “My name is Joe”(1998), dove un uomo disoccupato, con la piaga dell’alcol, vede la vita riaccendersi all’improvviso dall’amore per una donna della borghesia britannica; oppure ancora  “11/9/01” dove dirige uno degli undici episodi di questo celebre omaggio alle vittime dell’11 settembre e la conflittuale storia adolescenziale narrata in “ Sweet sixteen”, entrambi del 2002.

Pellicole che hanno nel tempo reso il regista spesso criticato in patria, per il duro realismo con cui ha posto l’accento sugli angoli più oscuri della società anglosassone, portando alla luce le figure poste ai suoi margini. Un talento che fuori dai confini, libero dalle strumentali barriere nazionali, gli ha consentito di raccogliere premi e gratificazioni nonché la fama di maestro del cinema internazionale.

Ne “Il vento che accarezza l’erba”, Loach riporta alla luce un conflitto sepolto e sconosciuto ai più. Racconta la fase più cruenta e decisiva della guerra d’indipendenza irlandese.  

E’il 1920 e in tutta l’Irlanda l’esercito inglese applica una feroce repressione sulla popolazione, in seguito alle prime sommosse di due anni prima, ma soprattutto alla proclamazione d’indipendenza irlandese da parte dei deputati nazionalisti dello Sinn Fèin. Questi, ribellatisi al parlamento anglicano di Westminster e riuniti nella Assemblea d’Irlanda nel gennaio del 1919, segnarono il via per “l’IRA, Esercito della Repubblica Irlandese, all’estensione delle azioni militari in ogni angolo del paese.

Si moltiplicano gli episodi dove contadini, operai, donne e ragazzi, sono vittime di azioni violente e di morte, anche se solo sospettati di far parte o sostenere l’IRA. Tanti giovani si arruolano per liberare la verde Irlanda dagli odiati tiranni inglesi e tra questi Damien ( Cillian Murphy ), che in procinto di partire per Londra per diventare medico, torna sui suoi passi davanti all’ennesimo atto di repressione gratuita di cui è testimone.

Si unisce al fratello Dan( Liam Cunningham), già esponente di rilievo dell’esercito di liberazione, improvvisandosi soldato. Le scene di guerra, di scontro, di morte, hanno come sfondo le immagini di una terra bellissima, dai colori luminosi anche orfana dai raggi del sole. Il vento agita e accarezza l’erba in ogni sequenza. Un vento come elemento naturale di questo paese, parte integrante del suo dna, radicato quanto il desiderio di libertà e giustizia di un popolo stanco di veder morire i propri ragazzi, da sempre in lotta per rivendicare il diritto ad essere unico artefice del proprio futuro.

Il soffio della libertà spirerà sempre con più vigore, ma alto sarà il prezzo da pagare per chiunque. La guerra è una belva dai lunghi artigli e nessuno di chi le passa accanto è in grado di uscirne del tutto indenne. Nemmeno il sacro valore degli ideali di liberta può scongiurare le atrocità. I sentimenti di odio, di vendetta, verso un nemico tanto feroce, portano questi giovani a trasfigurarsi, a varcare il confine che separa l’uomo dalle belve. Un limite dal quale non si torna indietro facilmente, come se il superarlo marchiasse indelebilmente a fuoco la loro anima.

Damien e Dan che hanno condiviso obbiettivi e sogni, sfiorando la morte in più di un’occasione, si troveranno sulle rive opposte del medesimo fiume, proprio quando la tanto agognata pace sembrava vicina.

Perché come cita una sequenza “ E’ facile sapere contro cosa si combatte. Più difficile sapere in cosa davvero credere”, a indicare la sottile linea che divide la coerenza con gli ideali, dall’umano bisogno di pace.

Un’intera generazione che Loach ci racconta privata della gioia di essere giovani. La genetica voglia di vivere, di amare, di giocare, strappata da un destino a cui non ci si può sottrarre. Un film di dura condanna alla guerra, alla sua azione distruttiva sui corpi e sulle menti. Un masso lanciato contro una violenza che diviene pane quotidiano e finisce per riempire ogni spazio.

Un lavoro che colpisce duramente la tradizione inglese e la sua storia moderna, attraverso le nefandezze della sua politica di dominio e la recrudescenza che ha scaturito.

Fusa con la trama e aldilà di essa, la storia ci insegna che l’11 luglio 1921 venne firmata una tregua e la guerra tra l’esercito di liberazione e le truppe britanniche, terminò con la firma del “Trattato Anglo Irlandese” ratificato nel mese di gennaio dell’anno successivo. Dopo due anni di scontri feroci, di esecuzioni sommarie, di vendette , di scioperi della fame, di sommosse represse nel sangue, per un bilancio sui due fronti di circa 1400 caduti, il popolo d’Irlanda, di religione cattolica, ottiene il riconoscimento dell’ autonomia. Le province dell’Irlanda del Nord(l’Ulster), in maggioranza protestanti, rimangono sotto il diretto dominio britannico.

Sarà solo una tappa di un percorso ancora lungo e carico di sofferenza. Un’ala dell’IRA, minoritaria, non accetta la sottoscrizione del trattato che non libera l’Irlanda da un ruolo di sudditanza alla monarchia inglese. La divergenza è insanabile, gli animi accesi e l’umana disperazione per le sofferenze patite non consentono un pacifico confronto: divampa la guerra civile. Gli scontri tra le fazioni dell’esercito di liberazione, che provocheranno più vittime della lotta per l’indipendenza, termineranno nel 1923 con la sconfitta del fronte anti-trattato. Le ricadute di questa faida segneranno per decenni la società civile.

Nel 1937 verrà sancita la nuova Costituzione che porterà alla proclamazione della nuova Repubblica d’Irlanda e solo nel 1948 verrà reciso l’ultimo vincolo con il governo della Regina d’Inghilterra, portando l’EIRE all’esterno del Commonwealth.

Un cast quasi sconosciuto al grande pubblico e in gran parte di origine irlandese nelle sue figure di spicco( Murphy e Cunningham). Dettaglio in piena sintonia con la tradizione di Loach che ama circondarsi di attori nativi nei luoghi d’ambientazione delle sue storie.

Una Palma d’Oro assegnata ad un film assolutamente degno di questo fregio. Un premio ad una prova corale di alto livello, senza acuti interpretativi particolari. Su tutto e tutti, la classe del maestro Ken.

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