lunedì 24 gennaio 2022   
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Visti per Voi » Magdalene  
MAGDALENE – voto : 8

E’ il terzo otto che elargisco ad un film nell’arco di soli 10 giorni. Mi sono posto il problema di essere diventato troppo magnanimo, cosa insolita nell’ambito cinematografico. La realtà è che ho avuto la fortuna di assistere in un ristretto spazio di tempo ad un terzo bellissimo film, molto diverso dai suoi predecessori. Siamo in Irlanda, l’EIRE per capirci, ed è il 1964. Peter Mullan dirige questo durissimo film di condanna, che picchia con ferocia inaudita contro l’ipocrisia clericale cattolica. E’ un autentico siluro che lanciato senza esitazioni mira e colpisce al cuore l’intero mondo religioso. Mondo che ha reagito molto male a questa opera, dimostrando ancora una volta, se fosse necessario, come dietro ai principi nobili e meritevoli che sostengono le gesta degli uomini di DIO, si nasconda a volte la malvagità e l’ipocrisia che con quei valori nulla ha a che fare. Le MAGDALENE sono istituti di riconversione alle leggi del signore, dove le ragazze venivano rinchiuse per espiare la colpa nel non aver conservato una retta e morale interpretazione della parola di Dio. Sono definiti da tutti come istituti religiosi, ma in realtà sono una via di mezzo tra un lager, un centro di detenzione e di sfruttamento, dove i diritti umani venivano sistematicamente calpestati con spietata ferocia e puntuale quotidianità. La violenza perpetrata a queste fanciulle, era di natura fisica e psicologica, senza dimenticare le circostanze in cui alcune di loro venivano usate per allietare i momenti di tentazione di parroci del circondario: non ci sono parole. Uno degli aspetti più sconvolgenti di questa vicenda è che gli istituti magdalene, nati nel diciannovesimo secolo, sono esistiti fino al recentissimo 1996, data in cui fu sancita la chiusura dell’ultimo esemplare della specie. Si calcola in modo assolutamente approssimativo e per difetto, che circa 30000 donne furono rinchiuse in quei posti, e per tante di loro la detenzione si prolungò per molti anni, fino alla morte. Ma quale orribile gesto si doveva compiere per meritare questa punizione? Bastava essere giovani, per correre il rischio di essere rinchiuse in una magdalene.

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Era sufficiente cercare la vita, l’amore, il divertimento, la gioia di essere al mondo e di avere più o meno 20 anni. Le gesta più ripetutamente punite erano i rapporti sessuali prematrimoniali, spesso pure non consenzienti, l’aver messo al mondo un figlio fuori dal matrimonio, oppure molto più semplicemente essere sveglie, carine, attirare su di se l’attenzione dei ragazzi, e aggravante inaccettabile, gradirne l’interesse. L’esistenza di questi infernali ed inumani luoghi, trovava l’humus necessario nella bigotta concezione della morale, che vigeva in una larga fetta della società irlandese. Occorre sottolineare come dettaglio fondamentale, che in gran parte dei casi, erano le famiglie stesse di queste ragazze che sceglievano la soluzione dell’allontanamento delle proprie care verso la magdalene, come atto pubblico riparatore per la vergogna che il nome aveva per colpa loro dovuto subire. Era spesso un gesto che non temeva ripensamenti, condannando all’abbandono totale da parte dei familiari queste povere disgraziate. La trama racconta la storia di 3 ragazze che per i motivi prima descritti vengono rinchiuse. Giunte all’interno si scontrano con le privazioni dettate dalle suore che gestiscono l’istituto: è vietato parlare durante l’intera giornata, che si svolge lavorando duramente. Le magdalene infatti, vergogna ulteriore nell’immensa ipocrisia che regna sovrana, sono delle organizzate lavanderie, che incassano fior di quattrini prima dalle famiglie che richiedono di poter “ far alloggiare “ le proprie figliole, poi dal loro sfruttamento a costo zero come manodopera. E’ vietato fare amicizia, ridere, scherzare, leggere, ascoltare musica, spesso le recluse vengono denudate e derise delle loro anomalie fisiche, le punizioni corporali feroci e spietate sono quotidiane, a volte per il semplice fatto di replicare a parole alle violenze subite. I giorni prima lentissimi, iniziano a scivolare nel loro uniforme triste grigiore, e sommandosi uno all’altro diventano anni. Ne passano 4 prima che il fratello di una delle tre protagoniste, rompendo l’omertà familiare, decide di sua volontà, forte della maggiore età da poco raggiunta, di presentarsi dalla madre superiore, arcigna e terribile despota, per riscattare la sorella: lo scontro è durissimo ma la forza della giustizia dà ragione al giovane che riesce a strappare la ragazza dall’istituto. Questo è uno degli episodi che dona la definitiva consapevolezza alle altre due compagne che qualcosa occorre fare, a qualsiasi costo per porre fine a tutto ciò: si tenta il tutto per tutto, vivere o morire. Poche ore prima un’altra di loro, già reclusa da anni al loro arrivo, fragile e indifesa ragazza madre con handicap mentale, era stata trasferita in un manicomio, per aver reagito all’ennesima violenza sessuale subita da uno dei preti che si aggiravano nell’istituto, la colma è definitivamente oltre l’orlo del barile. Per ironia della sorte, la fuga delle 2 compagne, è talmente semplice e prevedibile nella sua dinamica, da sembrare impossibile, ma sarà la rabbia, la disperazione, la forza che sospinge chi sa di essere nel giusto, e una serie di attimi fuggenti colti al volo, che gli permetteranno di uscire dalla porta principale nel cuore della notte, dopo aver affrontato frontalmente il nemico e averlo battuto per vigoria e astuzia.

Come spesso avviene nei bei film, il risultato va condiviso tra tutte le parti. Grande regia, che senza esclusione di colpi mette a dura prova le protagoniste, non risparmiandole nulla. Intensi primi piani, scandiscono l’emotività contrapposta di carcerate e carcerieri. Attrici bravissime e azzeccate in tutti i ruoli, dalle aguzzine alle vittime. Che dire di più, credo da parte mia sia doveroso un caloroso grazie a Peter Mullan, che mi ha fatto conoscere una vicenda incredibile ma reale di cui ero all’oscuro. Il film, vincitore del leone d’oro all’ultimo festival di Venezia, ha subito un vero e proprio isolamento da parte della distribuzione cinematografica. Si tenga presente che in una città come Bologna, universalmente riconosciuta come aperta e di tradizione rossa e libera, anche se ora governata da una giunta di destra, il film è stato relegato per tutto il tempo in cui era accessibile in prima visione, ai cinema più imboscati, piccoli e meno raggiungibili della città. Io stesso per riuscire a vederlo, ho dovuto rincorrerlo in un cinema di provincia durante una rassegna infrasettimanale, questo perché in poche settimane era scomparso, passando dalle sale prima descritte, al nulla assoluto.

La domanda è retorica e non la formulo nemmeno. Mi ripeto solamente e di nuovo dico grazie!

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