martedì 18 gennaio 2022   
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Visti per Voi » Saturno Contro  
Quanta fragilità di fronte ad un “per sempre” che non è mai per sempre

Saturno Contro – voto : 7-

L’attesa per l’ultimo film del “turco di Roma” Ferzan Ozpetek era fervida. Gli occhi di critica e pubblico erano puntati sul nuovo “Saturno Contro” per capire se ci si trovava al cospetto di un’opera dallo spessore elevato come i suoi precedenti “Le fate ignoranti” (2001) e “ La finestra di fronte”(2003). Due lavori questi, che hanno proiettato il regista nato ad Istanbul il 3 febbraio 1959, tra le nuove brillanti realtà del cinema europeo, grazie ad una arte narrativa e descrittiva forte, profonda ed intensa, capace di entrare nell’intimo dei sentimenti con raffinata delicatezza, narrando di omosessualità senza pudori, attraverso storie dalla creativa genialità ma realistiche nella loro composizione.

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La speranza era almeno di non assistere al ripetersi di una delusione pari a “Cuore Sacro” (2005). Un film mediocre affossato senza speranze da un finale mistico religioso al limite del delirante.

“Saturno Contro” non sento raggiunga le vette dei suoi migliori precedenti, ma è senza dubbio al riparo da solenni bocciature.

La pellicola racconta di un eterogeneo gruppo di amici, uomini e donne di una fascia d’età compresa tra i 30 e i 50 anni, dai diversi orientamenti sessuali, tutti cittadini di una contemporanea Roma. Il collante al loro bisogno di stare insieme, è da ricercarsi nell’intimo; svolgono in genere attività molto differenti e lontane, e solo in pochi casi il lavoro è un denominatore che li avvicina. Nonostante questo si cercano e manifestano tutti la necessità di appartenenza ad un gruppo, che diviene come una famiglia allargata, all’interno della quale le reciproche diversità, con virtù e debolezze, si fondono senza però eliminare i contrasti dettati dalle singole personalità.

Si ricerca al suo interno un riparo, una zona franca per sfuggire ad un mondo che incute sempre più timore, una barriera da erigere per arginare il senso di fragilità diffuso che inonda la loro esistenza. La friabilità emotiva comporta mancanza di coraggio per alcuni, bisogno di conferme per altri, ricerca disperata di un equilibrio per molti. Spesso al membro di questa famiglia parallela si trova il coraggio di confessare e confidare segreti occultati al partner.

La vita di ognuno di loro scorre in questo regime di precaria stabilità diffusa. Gli amori, i drammi interiori, le paure, i segreti, le gioie di ognuno subiscono un brusco scossone quando il destino si abbatte duramente, in forma imprevista e spietata, su di un membro del gruppo.

La tragedia improvvisa che tocca tutti da vicino non farà che acuire il senso di fragilità della propria vita. Ognuno sarà costretto ad affrontare senza alibi e con occhi privi di veli, aspetti che fino a quel momento aveva accantonato, ombre buie dell’anima relegate in un angolo anche se capaci di condizionare il quotidiano. L’immagine riflessa nello specchio che si troveranno ad osservare non porterà a risposte chiare, e non ci appare definito quali mali avranno una cura e quali no.

Un buon film a mio avviso, anche se la critica nel complesso non lo ha accolto in maniera entusiasta. Gli viene attribuito un eccessivo risalto alla borghesia romana, classe a cui Ozpetek si ritiene appartenga. Alcuni definiscono troppo marcato il sentimentalismo, irreale l’approccio alla morte, senza un contatto vero con la realtà fisica di un uomo che sta morendo. Altri considerano poco veritiero e troppo cinematografico, l’accettazione da parte di un padre della realtà omosessuale del figlio a tragedia avvenuta, quando quasi sempre questa non perviene in nessun caso.

Tutte sfumature che posso in parte condividere, ma per rimanere aggrappato da spettatore, alle emozioni che arrivano dalla visione, confesso di aver apprezzato lo spettacolo, di esserne rimasto colpito senza risultarne folgorato.

“Saturno Contro” è un viaggio all’interno della presa di coscienza di quanto sia fragile la vita umana di fronte al destino, di come il “per sempre” desiderato e sognato da Lorenzo (Luca Argentero), teso a congelare un momento magico che lo vede unito al suo compagno, circondato dall’affetto degli amici, non esiste, perché non esiste condizione capace di rimanere ferma ed immobile nel tempo. E’ con questo che l’esistenza di tutti noi deve fare i conti, è questa consapevolezza che deve guidarci nelle scelte che si compiono o subiscono, nel saperle accettare, nel cadere e rialzarsi, in un moto perpetuo scandito dai cambiamenti.

Lorenzo lo sa che la vita vera è un “non è mai per sempre”. Forse è l’unico a saperlo. Forse perché qualcosa nella nostra anima è capace in rare occasioni di percepire il vento che sopraggiunge quando è gelido e penetrante.

Ozpetek eleva l’amicizia ad asse centrale, perno attorno al quale ruota l’esistenza, più saldo, sincero e longevo dell’amore. La casa di Davide ne diviene il tempio, dove il calore della buona cucina e di un sorriso scioglie il ghiaccio dei suoi avventori.

Sarà la forza stessa del gruppo a tragedia avvenuta, a fornire l’energia per riprendere a sorridere, a camminare, a vivere.

Lo spazio riservato all’amore “non convenzionale”, assume i toni di un rapporto stabile, riconosciuto, alla luce del sole. Scompaiono tutte le connotazioni di clandestinità poste in primo piano ne “ Le fate ignoranti”. Un modo per proseguire un cammino di riconoscimento sociale, percorso che Ferzan sostiene da anni anche attraverso l’arte espressa nelle sue opere.

Una pellicola raffinata, diretta con delicatezza, a cui è mancato quel lampo d’intensità che gli avrebbe forse consentito un salto di qualità. L’uso della camera da presa è di ottimo livello. Attraverso il suo movimento regala emozioni intense in diverse inquadrature: s’insinua negli sguardi tra Davide (PierFrancesco Favino) e Lorenzo, avvolge in carrellata il gruppo di amici afflitti e silenziosi in attesa fuori dall’ospedale, illumina la via per sfuggire al lacerante senso di perdita di Roberta (Ambra Angiolini) e scatta una radiografia dettagliata del corpo dormiente di Antonio (Stefano Accorsi) analizzato dallo sguardo della moglie Angelica (Margherita Buy) desiderosa di conservarlo al suo fianco.

Il cast è composto da un gruppo di attori bravissimi, tutti perfettamente in ruolo, ognuno in grado di fornire un contributo importante. Una serie di conferme ad alto livello quali PierFrancesco Favino, il più abile ed intenso, elevatosi stabilmente tra le realtà più preparate del cinema italiano( “Romanzo Criminale”, “Da zero a dieci”, “El Alamein”). Il suo Davide è il volto del dolore, portato con dignità, ma ugualmente esposto a istanti di pericolosa disperazione.

Stefano Accorsi, Margherita Buy e Isabella Ferrari (Laura), danno vita alla porzione più convenzionale dell’amore. Una coppia in difficoltà come tante, come molte incapace di affrontare con coraggio scelte difficili dinanzi al proprio matrimonio minacciato da un'altra passione. I primi due, oltre ad una serie oramai lunga di lavori e riconoscimenti erano entrambi tra i protagonisti di “Le fate ignoranti”. La Ferrari dimostra ancora una volta quanto la maturità artistica le renda possibili ruoli drammatici tanto lontani dai suoi esordi (“Sapore di mare 1 e 2”).

Serra Yilmaz, Neval, l’attrice a cui Ozpetek è fedelmente legata da un lungo connubio artistico, ribadisce l’importanza di alcuni ruoli non in prima linea ma fondamentali per l’equilibrio della struttura del racconto.

Ennio Fantaschini (Sergio) e Milena Vukotic ( l’Infermiera) sono attori che non hanno bisogno di presentazioni: entrambi bravissimi. Dei loro personaggi si apprezza l’ironia e il cinismo di conosce la vita, quella vera.

Una rivelazione eccellente è Luca Argentero, in grado di sfatare il luogo comune di “belli e imbranati” sfornati dal Grande Fratello. Era nel cast di “A casa nostra” di Francesca Comencini e già in quella circostanza non aveva sfigurato. Lorenzo è il volto dell’amore più vero, è la voce narrante di inizio storia e a lui sono riservate le riflessioni che racchiudono l’anima del film.

Un’altra gradita sorpresa è risultata Ambra Angiolini. La sua Roberta, sottile vela in balia di un mare in burrasca è l’emblema di chi nel nostro tempo, si rifugia in realtà esterne per sfuggire alla propria, incapace di affrontarla e decifrarla. La domanda che ripete a chiunque incontra è “Di che segno sei?”.

La risposta alle proprie avversità la trova nell’oroscopo che sentenzia un marcato e inappellabile saturno contro.

Lei sa che non è da ricercare negli astri avversi la causa del suo malessere ma non vi è certezza che sappia ascoltare quella voce.

Da sempre gli uomini sono portati a scrutare il cielo per munirsi delle soluzioni alle proprie ansie sul futuro.

Che ognuno sia consapevole che l’unico saturno avverso esistente, alberga sempre dentro di noi.

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