lunedì 24 gennaio 2022   
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SIDEWAYS – voto 7,5

Una storia bellissima, un film delicato, divertente e malinconico. Alexander Payne è lo stesso regista di “A proposito di Schmidt” e come allora ha saputo dirigere un lavoro capace di farti sorridere pienamente, senza mai lasciar spegnere gli altri sensi e conservando quella continua nota di malinconia che spesso tinge la vita delle storie umane.

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Jack è un ex attore di soap, con alle spalle un discreto successo di pubblico. E’ alla vigilia del suo matrimonio. Miles è il suo migliore amico e decide di regalargli per l’occasione, un addio al celibato piuttosto speciale: un viaggio di una settimana attraverso i vigneti della California per immergersi nell’atmosfera alcolica e calda dei suoi vini. Il clima allegro e canzonatorio che domina l’inizio della vacanza è destinato a far spazio dopo breve tempo alla immensa paura di vivere che entrambi nascondono con alterni risultati. Miles è uno scrittore fallito, che ha collezionato una serie d’insuccessi a ripetizione e a due anni di distanza, non è ancora riuscito a farsi una ragione del proprio matrimonio concluso con un divorzio che ancora sanguina. La sua natura molto trasparente, lo rende spesso vittima di una malinconia che non nasconde al prossimo e questo regalo all’amico, appare tanto come un modo di reagire al momento difficile. Jack dal canto suo, riesce con il suo carattere roboante a mascherare meglio l’insicurezza per il passo che sta per compiere, ma il desiderio di avventure sessuali con cui decide d’interpretare questo viaggio la dice lunga sulla sincerità dei suoi propositi nuziali. Il destino molto spesso regala gli incontri che desiderati o meno, sanno donarti quello che cerchi, così questa strana coppia tanto diversa ma affiatata, finisce per incrociare tra un bicchiere e l’altro qualcosa di speciale. Hanno il nome di Stephania e Maya. La prima è la sessualmente spregiudicata compagna di letto che Jack sognava di catturare, la seconda una dolce e sensibile bella ragazza, anch’essa innamorata dei frutti del divin Bacco, che rappresenta per Miles la prima vera possibilità per guardare avanti. Anche Maya sta cercando qualcosa dalla vita che non sia banale e qualcuno con cui condividerlo, e la dolce compagnia del sensibile Miles, gli ha lasciato un segno. I giorni che scorrono segnano un conto alla rovescia che inevitabile giunge al suo zero e per i due amici scocca l’istante delle scelte. Jack si è divertito e ha provato le emozioni trasgressive e libertine che cercava, ma alla resa dei conti sceglie di sposarsi anche se molto tristemente non ci è fornita con certezza la solidità dei sentimenti che lo legano alla futura sposa. Un misto tra la paura per la scomparsa di quel folto ammasso di certezze a lei legate e il profondo imbarazzo di portare alla luce del sole il suo disagio ad un passo dall’evento, gli impediscono di trovare il coraggio di ascoltare solo la propria voce.

Anche Miles, pur con sfumature differenti sarà vittima dello stesso male, della paura di rischiare e di ributtarsi nella mischia dei sentimenti, del panico che ti coglie quando l’insicurezza dei propri mezzi e la mancanza di fiducia nelle scelte prese portano alla paralisi. La sua insicurezza causerà l’allontanamento di Maya, ma il film termina con l’uomo che torna a lei, per lasciarci nella speranza che qualcosa finalmente possa cambiare.

Bravi tutti, ma veramente tutti, dal regista, agli attori, a chi ha curato la sceneggiatura che tra parentesi a vinto l’oscar come la miglior non originale. Un film che veramente riesce a divertirti per l’umanità e la spontaneità dei suoi personaggi quando s’impegnano nelle loro disavventure e riesce a toccarti nel profondo per la grande sensibilità che manifestano. Dietro alla voglia e alla capacità di gioire alla vita, si nasconde una grande paura nell’affrontarla, e maggiori sono le aspettative che il nostro tempo pretende da noi, ancora più impegnativa e carica d’incertezze sarà la nostra risposta per assecondarle. Il fallimento diventa difficile da accettare ed enorme sarà il coraggio necessario per ricominciare.

Il tutto condito dall’ambientazione splendida dei vigneti californiani e dalla calda azione benefica dei vini che sciolgono le asperità degli uomini, rendendo più semplice comunicare e aprire il cuore al prossimo. Payne ci ha mostrato come “A proposito di Schmidt” non fosse un caso e come anche senza mostri sacri come Jack Nicholson, sia capace di costruire un ottimo lavoro.

Non ci sono qua star iper affermate, ma il quartetto d’attori protagonista regala un risultato di primissimo livello. Su tutti Paul Giamatti, Miles. Il suo uomo è l’anima della storia. In lui s’identificano tanti contemporanei. Le sue paure sono le nostre, la sua sensibilità ci rende meno sicuri nelle cose che diamo per scontate. Impegnato in tantissimi film con ruoli da non protagonista, trova finalmente la consacrazione come un ottimo attore. Thomas Haden Church e Sandra Oh sono Jack e Stephania. Non credo di aver mai ricordato prima i loro visi, ma non saranno certamente al debutto. La Oh è del quartetto la meno significativa, anche per la leggerezza della sua figura femminile. Church è esplosivo e brillante, una bella sorpresa, davvero. E’ la voglia di vivere da cicala sognato da tanti di noi, che sfuma un pochino ingloriosamente peccando di mancanza di solidità nel momento delle scelte difficili. Virginia Madsen è Maya. Pur non associandola ad un titolo nello specifico, è un viso che non mi risulta nuovo. E’ uno splendido viso tra l’altro. Dolce e forte rappresenta l’altra metà del cielo per Miles. Quella porzione di volta celeste che tanti di noi sperano prima o poi d’incontrare e che molto difficilmente riescono a conquistare, anche perché per riuscirci, bisogna per prima cosa liberarci dalle tante nuvole che impediscono al sole di risplendere. La conclusione di Payne ci fornisce la speranza che per ognuno questo è possibile, ma che nulla arriva per caso. Occorre sempre soffrire per poter apprezzare la felicità. Questo non arriva da nessuna porzione di questa o altra pellicola, ma dalle ferite non del tutto cicatrizzate sulla mia pelle.

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