giovedì 26 maggio 2022   
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“ L’oro nero e le sue pedine”

SYRIANA – voto : 7

Per l’ambientazione e le tematiche che affronta, Syriana è uno di quei film a cui sarebbe necessario assistere quasi come “compito a casa” di scolastica memoria, nel tentativo, spesso complicato, di costruire un quadro il più realista ed obbiettivo possibile del nostro tempo.

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Stephen Gaghan , giovane regista nato a Louisville nel Kentacky ( USA ), il 6 maggio 1965, ha diretto questo complesso lavoro fotografando un intrigo politico militare economico che coinvolge l’intero globo.

Stati Uniti, Europa, Medio Oriente, Cina, giocatori e pedine si fondono e confondono. Il pianeta concepito come una scacchiera dove chi ha la possibilità di operare le mosse siede su poche poltrone e queste, arredano tutte i salotti delle lobby politico economiche statunitensi.

 “Ogni riferimento a nomi, luoghi o fatti realmente accaduti è puramente casuale”, ma le società petrolifere americane create da Gaghan, possiamo accostarle a qualsiasi delle “sorelle” che regnano nel settore. Il paese del Golfo Persico, grande produttore di “oro nero”, movente per il cui controllo s’innesca la lotta, trova sulla cartina geografica della regione, attinenze con diversi emirati. Il resto dello scenario è costituito da organizzazioni e dagli uomini che le compongono. Una rassegna di umanità dove l’onore ed il coraggio trovano uno spazio secondario di fronte alla scaltrezza, all’avidità, all’opportunismo.

Un quadro dalle tinte oscure, il potere sinonimo di morte, migliaia di vite ruotano attorno alle decisioni di pochi, ed il loro valore perde ogni significato al cospetto dell’obbiettivo.

Un film non semplice da seguire, impegnativo, non di certo una rilassante visione dedicata alle famiglie. Una pellicola che ti obbliga a riflettere con amaro cinismo: nell’era della globalizzazione, le scelte dei potenti mirano a forgiare un pianeta soggiogato ai loro fini, ma finiscono per creare nuovo odio, generare nuova energia tra le masse che intendono sottomettere. Spesso questa si tramuta in disperazione e coltivata con sapienza, diventa un’arma terribile in mano a chi sa farne un efficace strumento.

Un’abile e tosta regia che ha potuto godere di un cast di altissimo livello. Nessuno a beneficiare del ruolo di assoluto protagonista, ma  tra tutti e su tutti due nomi: George Clooney ( vincitore per questa prova dell’Oscar come “attore non protagonista”) e Matt Demon, che vinse una statuetta dorata nel 1998, per la scrittura della miglior sceneggiatura originale di “Will Hunting, genio ribelle”( film dove recitò al fianco di Robin Williams).

 Clooney è nato come il regista nel Kentucky ma a Lexington, sempre il 6 maggio ma del 1961. Demon è nativo di Cambridge, stato americano del Massachusetts, l’8 ottobre 1970. Entrambi interpretano in “ Syriana”due tra le tante “umanità” in gioco, ambedue aggrappate in maniera illusoria a ciò che sentono più giusto. A guidarli l’istinto, il desiderio ed il bisogno di sentirsi protagonisti, elementi che non saranno capaci però di sottrarli a loro volta al ruolo di pedine.

Un destino angosciante che rischia di accomunarci tutti.  Viviamo una realtà internazionale che dopo “l’11 settembre”, non ha risparmiato nessuno, neppure chi si affacciava agli eventi del mondo con distacco e superficialità. Essere informati sui fatti non è sempre sufficiente.

Ci troviamo a vestire i panni di spettatori potenzialmente coinvolti e minacciati dalla violenza che ha varcato confini prima non ipotizzabili, in un’era in cui solo apparentemente ci viene raccontato ogni evento. In realtà ci accorgiamo con sempre maggiore frequenza, di non conoscere quasi nessuno elemento tra quelli indispensabili per forgiare una consapevolezza obbiettiva dei fatti. La visione della nostra epoca corre il pericolo di uscirne distorta o incompleta con il preciso scopo di renderci malleabili alle “versioni ufficiali”. Per sfuggire a questa trappola, per non ridurci a menti inermi da foraggiare e conservare l’indipendenza della ragione, occorre restare svegli. Il nostro pensiero deve sviluppare l’abitudine a porsi delle continue domande e a non accontentarsi della prima risposta che ci viene fornita.

E’ l’unica arma a disposizione di chi come noi veste “il ruolo” di semplice uomo della strada, ma può risultare efficace e temibile.

La conferma di ciò, la si evince da quante energie vengono spese per indurci a restare solo “pedine”.

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