venerdì 21 gennaio 2022   
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editoriale » Gestire l'impero  

GESTIRE L’IMPERO

Boris

Economia stagnante, inflazione, deflazione, paralisi degli investimenti. In poche parole, Italia in declino.

Crisi del sistema, necessità di cambiare, opposizione irresponsabile, l’Europa che affondando ci trascina. W la lira …..

Queste ed altre sono le parole che riecheggiano sui giornali di destra e di sinistra, da quelli economici a quelli di costume. Tutto sembra confondersi e termini ed espressioni che solo alcuni anni addietro avrebbero fatto urlare al pericolo, alla mobilitazione, oggi sembrano non avere più senso.

Ma ecco comparire e far un po’ di chiarezza lui: Luca Cordero di Montezzemolo non solo per gli amici ma per tutti. Da Cernobbio a Maranello passando per Torino un uomo che in nome di Confindustria lancia l’allarme: la nostra economia non ce la fa più. “E’ necessario che le forze politiche la smettano di litigare tra loro e che guardino al più presto ad attuare riforme radicali. Un'unica via percorribile: riduzione del costo del lavoro (legasi tagli allo stato sociale) per un nuovo rilancio degli investimenti.”

Ed ecco svegliarsi come d’incanto, gli sciacquini di turno e i giullari di corte. Chi a difendere e chi ad attaccare. Come in una sorta di rappresentazione teatrale dove purtroppo però gli attori principali, siedono in entrambe le Camere.

Purtroppo, non sono bastati i dati del Fondo Monetario Internazionale o della Banca Centrale Europea, a svegliare dal torpore il nostro paese di fronte ad una crisi che ormai da anni sta progressivamente consumandoci. 

Non c’è che dire, il duo Montezzemolo-Provera non scherza, al contrario del Centro Sinistra che rimane intrappolato tra urgentissime primarie e la paura di intervenire seriamente, per uscire da questo pantano. Un silenzio certamente tattico volto ad impedire il rischio di scatenare una “guerra in famiglia”. Una guerra elettoralmente non conveniente.

Pensiamo solamente, alla discussione scatenatasi intorno al riconoscimento delle coppie di fatto. Certo, nel caso di una vincita del Centro Sinistra, forse riusciranno a farsi riconoscere i loro diritti, ma a noi interesserebbe anche sapere preventivamente con quali soluzioni economiche il nuovo governo riuscirà a garantirgli un degno futuro.

Credo sia giunto il momento di dire qualcosa di sinistra, direbbe il povero Moretti condannato a girare in Vespa con il suo Diario in mano, alla ricerca di una risposta all’amletico dubbio: “Essere di sinistra significa mandare a casa Berlusconi, o altro?…”

E allora diciamola, questa cosa di sinistra!

La Confindustria, sta chiedendo quello che sta alla base del loro sviluppo. Stabilità politica  e massima libertà di movimento economico e finanziario.

Una libertà di movimento che, data la futuribile scarsità delle materie prime causata anche e non solo dall’ingresso massiccio nel mercato mondiale della Cina, rilancerà a breve in l’Europa una nuova “campagna di conquiste”.

Una stabilità quindi, che dev’essere garantita da una classe politica e dirigenziale adatta alle sfide che i mercati internazionali ci chiedono. Una sfida che la Casa delle Libertà non ha saputo garantire.

Non è infatti un caso che sia stato eletto Montezemolo al vertice di Confindustria. Un’elezione che decretava l’esclusione di D’Amato, ovvero la parte più reazionaria, dai massimi vertici di Confindustria.

Troppi sono gli interessi da difendere. Soprattutto quelli famigliari. E troppe sono le riforme importanti da portare avanti. Da quella del lavoro, a quello dello stato sociale. Riforme che possono passare indolore, solo grazie ad un governo di Centro Sinistra. Il pericolo è che nel nostro prossimo futuro, non c’è un’altra Alfa Romeo da regalare alla Fiat ma la necessità di sapere dove e come gestire le espulsioni legate alla sua ristrutturazione.

Questa politica dei vertici di Confindustria nei confronti delle coalizione di Centro Sinistra, è chiaramente riscontrabile negli editoriali e dagli articoli di fondo del sole 24 ORE o da Radio24 dove per esempio come d’incanto, è ricomparso l’illustre “scomodo” Santalmassi, cacciato con infamia tempo fa.

In questo contesto, anche la vicenda che ha visto coinvolto il Presidente della Banca d’Italia, rientra in quest’ottica. Fazio rappresenta la vecchia classe economica democristiana, quella dei Cuccia, che non ha nessun intenzione di aprirsi al mercato internazionale senza un’adeguata protezione.

Posizione questa chiaramente espressa in un articolo riportato su The Independent, in Gran Bretagna di alcuni giorni fa.

Solo tre cose funzionano in Italia, si diceva un tempo: la chiesa, la mafia e la Banca d'Italia. La decadenza della banca centrale italiana si può misurare sul diverso comportamento dell'istituto nel caso Antonveneta e nel crac del Banco Ambrosiano. Le due vicende hanno alcuni aspetti in comune: in entrambe ha un ruolo importante, direttamente o indirettamente, il controllo del più influente quotidiano italiano, il Corriere della Sera. E in entrambe è stata messa a nudo l'eterna divisione tra due Italie, quella cattolica e allineata con il Vaticano, e quella "secolare (…) Antonio Fazio è un cattolico devoto, e fino a oggi il suo più grande difensore è stato l'Osservatore Romano, il quotidiano del Vaticano”.Da qui il forte imbarazzo e la ciondolante posizione nella vicenda di Berlusconi e di tutti gli esponenti politici della sua maggioranza. Per non parlare di parte di Confindustria e del Centro Sinistra.

In pratica a distanza ormai di otre dieci anni dalla morte della fatidica Prima Repubblica, ci troviamo ancora una volta a dover rischiare di far rimpiangere a parte del popolo italiano la scomparsa della povera Democrazia Cristiana.

Da qui la disperazione della maggioranza di governo, in particolare di Alleanza Nazionale e Forza Italia. Una disperazione ceca che annaspando tra la volontà di voler modificare la legge elettorale e la rinomina di Tremonti a Ministro del Bilancio, identifica il declino ormai irrefrenabile di questo governo.

In verità, tutte le forze politiche della coalizione sono consce, alla luce del risultato ottenuto nelle passate amministrative, che sarebbe stato meglio indire nuove elezioni. Ma sono anche comunque consapevoli che andare oggi ad elezioni anticipate, con gli attuali disequilibri interni, significherebbe andare dritti a una vera e propria sconfitta, di cui nessuno ha intenzione di assumersene la responsabilità.

Per questo mai come ora, credo sia giunto il momento, per un’opposizione che si rispetti, di dare la spallata decisiva a questo governo. Non basta andare in parlamento a chiedere le dimissioni. Bisogna che l’opposizione chiami alla mobilitazione tutte le forze democratiche di questo paese; ritiri i propri parlamentari da entrambe le Camere e dichiari lo sciopero generale. Uno sciopero generale caratterizzato da una forte presenza nelle piazze che duri sino a quando non vengano annunciate nuove elezioni.

Certamente non siamo in Ucraina ma un’opposizione che in occasioni come questa non mobilità il popolo, rischia di apparire come quella parte politica del paese che ha paura dei movimenti o ancora peggio, di non potere o non voler mantenere ciò che è stato richiesto o promesso.

Mi rendo conto la “globalizzazione dei mercati” richiede a chi vuole governare, di impedire che i popoli contino ma, mi spiace doverlo ricordare all’Opposizione di Sinistra che così si rischia di uccidere la democrazia; unico vero antidoto contro le sopraffazioni e le barbarie.
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