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I DEMOCRATICI DI SINISTRA ALLA RESA DEI CONTI
Flavio Novara

“Non esiste nessun problema interno ai DS e il nostro partito non è in crisi” Queste sono state le parole del segretario Piero Fassino in una nota stampa espressa alla fine della Direzione Nazionale che ha sancito le regole con cui si procederà ad aprile allo svolgimento del forse ultimo congresso dei Democratici di Sinistra.

La corsa a smentire ogni voce in questo senso, attuato dalla maggior parte del gruppo dirigente, non fa altro che aumentare il dubbio nei propri elettori. Se di problemi insormontabili interni al gruppo dirigente in verità non se ne vedono, non si può dire la stessa cosa per quanto riguarda il loro rapporto con la base stessa del partito. Crisi che le modalità di svolgimento del congresso, non hanno sicuramente contribuito a sciogliere.

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Riconosciamo, infatti, alla sinistra interna capeggiata da Cesare Salvi e Fabio Mussi, l’onore di impedire il possibile scioglimento dei DS all’interno del nuovo Partito Democratico ma, ci appaiono assai deboli gli strumenti da loro richiesti: il voto segreto sulle mozioni e sull’elezione del segretario nazionale.

Per chi non ha mai militato in un organizzazione politica, questo può significare quasi nulla ma in verità nasconde e contemporaneamente evidenzia un serio problema di democrazia interna al partito. Una mancanza di democrazia latente più che formale.

Prendiamo ad esempio le citate nuove modalità. Il voto segreto è garanzia di democrazia solo quando si esprime al di fuori dei “rapporti tra gentiluomini” che dovrebbe regnare all’interno di ogni partito che DEMOCRATICAMENTE permette di esprimere le proprie opinioni senza ripicche o isolazionismi nei confronti dei non allineati. Di cosa ha paura la sinistra DS, che il popolo del “partito di sinistra” più importante del nostro paese, non abbia il coraggio di esprimere un parere libero contro il progetto di trasformazione?

Indipendentemente dall'esito del congresso, spero sia solo una supposizione non avvallata dai fatti perché questo significherebbe che, il problema dei Democratici di Sinistra, è molto più grave di quanto a noi possa apparire. Dubito fortemente che la mozione Salvi-Mussi possa vincere il congresso, ma se anche ciò dovesse avvenire, come pensano di poter governare il partito? Attraverso una sorta di “franchi tiratori” che all’occorrenza sosterranno le posizioni più consone al loro volere?

La questione da discutere è assai più importante: dovranno decidere cosa vogliono fare da grande, chi voler rappresentare nel paese e a che prezzo.  

Il problema dei Democratici di Sinistra va ben oltre i “giochino” di congresso. Questo partito amministrato sempre più all’interno della propria classe dirigente, sta perdendo progressivamente l’appoggio della sua base ed in particolare delle nuove generazioni.

Emanuele Maccaluso in parte ha ragione, pur esprimendolo in modo strumentale verso la nascita del partito Democratico, quando il 16 gennaio ’07 scriveva sulle pagine del Riformista che: “…i DS giungeranno presto alla loro fine perché gli manca un vero riferimento sociale”.

Il  momento di fare una scelta chiara è giunta perché credo che il voler accontentare acriticamente tutti, alla fine finisca per non accontentare nessuno.

Bene ha fatto Fassino a concedere queste modalità di voto, che differenza può fare. La trasformazione definitiva dei DS nel vero e proprio Partito Democratico non è poi una cosa così lontana dalla realtà. Basti verificare le scelte politiche sostenute dai DS in questi ultimi dieci anni, al governo o all’opposizione, per comprendere che il partito Democratico, già da tempo vive e cammina con le proprie gambe. Lo stesso avvenne con la svolta della Bolognina, dove decisero di cancellare la parola comunista non solo dal nome, ma anche dal vocabolario del partito stesso. Di fatto erano già anni che di comunista quel partito non aveva più nulla. Rischioso, elettoralmente parlando, era annunciarlo e renderlo consapevole ai propri elettori, prima della caduta del muro di Berlino.

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