venerdì 21 gennaio 2022   
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editoriale » Questione morale  

E’ SOLO UNA QUESTIONE MORALE?

Boris

“E’ la stampa, amico mio. La stampa, e non ci puoi fare un bel niente…”. Con questa frase si concludeva lo straordinario film IV potere. Un’espressione, volta soprattutto a sottolineare l’impossibilità di fermare le rotative appena avviate. Quelle stesse rotative che in breve avrebbero prodotto il giornale, strumento di denuncia, sagace ed efficiente, contro il sopruso dei potenti.

Credo sia giusto cominciare da qui anche perché molte cose sono cambiate nel sistema informativo mondiale. Un sistema che in contemporanea ha aumentato la sua qualità tecnologica e ridotto i reali spazi di libera espressione.

Questo non lo scopriamo solo oggi dalle intercettazioni pubblicate dal Giornale in modo politico-strumentale sul caso UNIPOL. Anche se non si può negare che questo episodio, rappresenta un aggravante su cui tutta la stampa dovrebbe interrogarsi. Come su chi ha fornito le informazioni al Presidente del Consiglio sul presunto colloquio tra Fassino e  il Presidente delle Assicurazioni Generali dato, che tale evento, non rientrava in nessuna situazione d’indagine.

Tralasciamo per il momento la questione “Servizi-informa stampa” ed occupiamoci della vicenda che ha in se del ridicolo ma che in realtà pone diversi interrogativi. In particolare sulla nuova sinistra del XXI secolo.

Infatti ciò che è successo al Dott.Conforte e compagnia, nel senso non solo assicurativa, ha radici molto lontane. Qui non si tratta solo di richiamare alla memoria “la questione morale”, tanto sbandierata da Enrico Berlinguer alla fine degli anni 70’ ma,  di avviare un serio dibattito interno ai Democratici di Sinistra su quella che è stata sino ad oggi, dalla fine degli anni 80’, la loro proposta politico programmatica.

In questo ipotetico dibattito che spero avvenga, non bisogna dimenticare che si è passati in breve tempo da una politica di statalizzazione al limite del puro assistenzialismo, alla promozione della privatizzazione senza distinzione, come panacea di tutti i mali che affliggevano il nostro paese.

Come la passiva accettazione delle “ragioni di mercato” anche a discapito di una forma di precarizzazione dei salariati che sta conducendo, contratto dei metalmeccanici dopo contratto, il mercato del lavoro verso il modello americano. E ancora: nel momento che si accetta acriticamente la realizzazione praticamente de-tassata di utili realizzati solo attraverso l’esercizio di mere operazioni finanziarie, non si capisce come si riesca a pretendere e sperare nella correttezza di un mercato dove vince sempre il più forte o il più furbo. Per non parlare delle dubbie linee imprenditoriali condotte in questi ultimi anni, da alcune grandi cooperative, non solo nei confronti dei lavoratori-soci che le rappresentano ma anche dei loro investimenti.

In fondo credo, forse anche senza eccessivamente estremizzare, che il Dott.Conforte, a parte i fondi di cui bisogna accertare l’indubbia provenienza, in fondo si sia comportato come era necessario fare, per il bene della compagnia,  nel momento che si chiede di poter entrare a giocare una partita a scacchi con chi a quel tavolo non ti ci vuole. Come l’ex Presidente della Banca d’Italia molto vicino allo Stato del Vaticano e a pezzi della vecchia Democrazia Cristiana, ora Margherita, che ha di fatto impedito a UNIPOL di lanciare l’O.P.A. per oltre 50 giorni. Data in cui poi, è avvenuto l’arresto. Peccato che tanta solerzia non sia stata tenuta nei confronti di altri grandi e noti gruppi imprenditoriali come Parmalat e Cirio che in tre giorni hanno sempre avuto l’accettazione delle loro delibere.  

Alla luce di tutto questo ci risulta quindi, assai difficile non considerare il caso UNIPOL come figlio illegittimo di queste politiche.

Qualche economista di rango dei Democratici di Sinistra potrebbe affermare che sono certamente esigenze complessive di equilibri di bilancio, che una forza che si propone di governare un paese deve tener conto;  ma almeno si abbia il coraggio di ammetterlo pubblicamente senza aver paura di essere considerati come gli altri. Liberandosi così anche definitivamente dal vincolo di ex-comunisti attraverso la nascita di quel partito Democratico, tanto caro apparentemente solo a Veltroni, che per esigenze elettorali si continua a lasciare nascosto nei sotterranei della vecchia sede di via Botteghe Oscure.

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