venerdì 21 gennaio 2022   
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FRATELLI D’ITALIA, L’ITALIA SE’DESTRA…

Boris

Il Governo è fatto. Tra reclami di fasulli brogli e rimorso per una legge che avrebbe dovuto favorire il centro destra, anche il secondo governo dell’era Berlusconi è stato mandato a casa.

Ora siamo pronti a “risanare” e far “ripartire”, dopo aver eletto il Presidente della Repubblica e ultimate anche le elezioni amministrative di alcune tra le più importanti città e province del nostro paese, quest’Italia travolta e bistrattata sino in fondo ai piedi. Ovvero dissacrata nella sua seconda religione. Il calcio.

In questo contesto viene da chiedersi, tenendo conto della risicata maggioranza ottenuta dalle elezioni nazionali, come sia possibile che la destra di un paese così mal amministrato e governato, riesca ancora a riscuotere tanto consenso. Non si può racchiudere questa analisi neanche nella semplicistica definizione di attribuire alle forze reazionarie, il dominio sulle regioni meridionali proprio perché la linea di voto degli italiani si è distribuito con percentuali da democrazia ormai evoluta, lungo tutto lo stivale. Da Bolzano a Enna.

Anche le cosiddette roccaforti della sinistra amministrate dai DS, come i nostri territori, hanno riscontrato una leggera flessione (Emilia Romagna -5%). Spero che questi dati, per i dirigenti locali del centro sinistra, non siano stati una sorpresa anche perché sono ormai diversi anni che qualcosa sta cambiando (progressiva diminuzione degli iscritti e di partecipazione attiva alla vita non solo politica delle città). Sarebbe bene rifletterci attentamente per impedire guai seri nei prossimi anni futuri, anche perché pensare che un buon lavoro del governo nazionale possa di riflesso esprimersi positivamente anche sulle amministrazioni locali rimane un’analisi limitata e ancora una volta giocata senza leggere ne la comunità locale ne le possibili nuove progettualità future messe in campo.

Carlo Cattaneo, il quale capeggiò per breve tempo la rivoluzione del marzo del 1948 a Milano, osservò che l’Italia è un paese capace di produrre soltanto brevi sollevazioni e lunghe controrivoluzioni. Stiamo attenti a non commettere l’errore di continuare a sottovalutare questa possibilità. Come l’attacco sconsiderato ai valori della resistenza confluita tutta in quella becera proposta di distruzione della nostra carta costituzionale. Mai come oggi rimane fondamentale mettere in campo nuove strategie. Senza sofisticazioni o rimpatriate goliardiche ma azioni concrete e coraggiose. A rischio anche di perdere ulteriore consenso, basato spesso su opportunistiche continuità o ereditarie consuetudini.

Per fare questo la sinistra tutta, di governo o antagonista che sia, non può sottovalutare quello che giustamente scriveva ad aprile prima delle elezioni, Paul Ginsburg docente di storia dell’Europa contemporanea dell’università di Firenze.

“… In Italia una cultura mediterranea profondamente radicata, fatta da famiglia e clan, di patronage e clientelismo, si è unita con una tradizione statale debole,. dando luogo a una strana miscela di sottomissione e gerarchia, irriverenza ed individualismo”. Un paese anche dove “il Vaticano, nonostante il calo incessante del numero dei fedeli che assistono alla messa, continua a dettare in larga misura i parametri della vita nazionale italiana, pubblica e privata.”

Ripartire da questo, attuando scelte precise che racchiudano in se, non solo il frutto di una necessaria convergenza tra tutte le forze comprese nella coalizione di governo ma anche la volontà di imprimere al paese un nuovo cammino di risanamento e di trasformazione.

Noi non vi faremo sconti, come del resto credo neanche i cittadini paganti del nostro teatrale paese.
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