martedì 29 novembre 2022   
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Medio Oriente » Miryam Marino risponde a N. Vendola  

Miryam Marino, scrittrice, artista ed attivista per i diritti umani risponde, doppiamente indignata come ebrea,  alle dichiarazioni di Nichi Vendola.

 

E' fin troppo facile rispondere alle dichiarazioni allucinanti che tu caro Vendola, che saresti un politico di sinistra, hai rilasciato incontrando  l'ambasciatore di quel paese razzista e di apartheid che è Israele.
E' di tutta evidenza che esprimi egregiamente quel crollo di valori di giustizia, umanità , libertà,  che investe i partiti di sinistra, così ci rendiamo conto che abbiamo  veramente bisogno di un Egitto come ci augurava Omar Barghuti e di ricominciare  a ricostruire, senza di voi, una vera sinistra giacchè,  persone come te, possono  essere semmai definite "sinistre" non di sinistra.
Ma entriamo nel merito delle  tue dichiarazioni:
La prima cosa che salta agli occhi è che ti sei arruolato nella campagna  mediatica sionista in preparazione a Torino, per presentare Israele come un  paese normale, anzi, come diresti tu all'avanguardia nelle più lodevoli  iniziative.

Cito le tue parole "Un paese che ha trasformato aree desertiche in luoghi  produttivi e in giardini"
A parte la retorica che puzza di stantio secondo cui Israele ha fatto  "rifiorire il deserto" retorica che ignora che quel deserto era La Palestina,  il paese più colto e sviluppato del Medio Oriente con fiorenti città  e scambi culturali e commerciali, prima naturalmente della colonizzazione sionista e  della Nakba che ha prodotto 5 milioni di profughi, la metà  di villaggi  distrutti,

 


la sai la storia di Der Yasin? E poi la distruzione di quartieri storici e architettonicamente importanti, la cancellazione di ogni traccia di  cultura palestinese, compreso il furto di centinaia di migliaia di libri e  documenti, e di parti del cimitero monumentale di Mamilla.


L'elenco è molto lungo e ti invito a documentarti, ma voglio darti un solo esempio di come  Israele costruisce i suoi giardini: a Silwan, quartiere di Gerusalemme con  40mila abitanti palestinesi, il sindaco ha deciso di procedere alla demolizione  di 22 delle 88 case palestinesi a rischio di demolizione nell'area di Al Bustan  che, gli israeliani chiamano "Gan ha Melec" il giardino del re. In questo  quartiere i coloni hanno allestito su case palestinesi espropriate negli anni  scorsi il "Parco archeologico di re David". Ma ti voglio dare anche un altro  esempio concreto: secondo il racconto di Jamal Talab dell'ass.Land Research  Center in un villaggio vicino a Ramallah gli israeliani hanno sradicato 60  alberi per trapiantarli a Gerusalemme in un giardino che hanno chiamato "Martin  Luter King". Questo è lo stile con cui Israele costruisce i suoi giardini,  sulla pelle dei palestinesi.

Andiamo avanti:  "Un paese che si confronta col tema mondiale del governo del  ciclo dell'acqua, dell'energia, dei rifiuti con pratiche di avanguardia"
Il primo modo con cui Israele si confronta con il problema dell'acqua è quello  di rubarla ai palestinesi. Le colonie in territorio palestinese usufruiscono  dell'80% dell'acqua disponibile mentre città e villaggi restano a secco anche  per mesi comprese città come Betlemme. I palestinesi espropriati delle loro  risorse idriche, anche grazie alla costruzione del muro di separazione che ha  inglobato le fonti idriche rimaste, sono costretti a comprare a caro prezzo  l'acqua dalla società israeliana Mekorot. I palestinesi non possono scavare  pozzi mentre i coloni si appropriano delle fonti idriche anche con la scusa  dell'archeologia, documentati col rapporto sull'acqua in Palestina di Amnesty  Internacional. E veniamo alla situazione della valle del Giordano.


Un terzo  delle risorse idriche di tutta la Cisgiordania si trova nella valle del  Giordano, mentre i residenti palestinesi non possono usare l'acqua che scorre  sotto i loro piedi, la compagnia israeliana Mekorot continua a scavare per costruire pozzi per i coloni, Israele mantiene il monopolio sul controllo delle  risorse idriche e mentre i palestinesi che non possono nemmeno utilizzare le  sorgenti numerose nella zona e devono acquistare l'acqua dalla Mekorot, animali  e coltivazioni deperiscono, i coloni che hanno a disposizione sei volte la  quantità d'acqua rispetto ai palestinesi, nuotano nelle piscine.

Per quanto  riguarda l'energia, lo stesso discorso vale per la corrente di cui i palestinesi vedono solo passare i fili, essendo privati tanto dell'acqua  quanto dell'elettricità , circondati da colonie e aree per esercitazioni  militari e sottoposti ad espulsione, demolizioni di case e confisca della terra.  Per quanto riguarda i rifiuti poi c'è da prendere in considerazione l'enorme  inquinamento e avvelenamento del territorio che producono le fabbriche  impiantate nelle colonie non sottoposte a norme e vincoli, a cui avrebbero dovuto  sottostare se fossero state impiantate in Israele. Nei territori palestinesi  occupati si può fare di tutto e di norma i coloni gettano le acque di scolo e i  rifiuti organici nei wadi palestinesi e nei villaggi sottostanti.
Se hai prodotto una "semina" è certamente una semina avvelenata, rapporti  economici? E l'articolo 2? Mi sembra che i rapporti economici con Israele  fossero vincolati dal rispetto dei diritti umani come recita l'art. 2. Parliamo  un po’ anche di cultura: recentemente c'è stata la manifestazione culturale  palestinese più  importante, il Palfest una manifestazione a livello  internazionale che si è svolta tra i lacrimogeni israeliani, mentre qualche anno fa fu totalmente impedita da Israele che chiuse la sala pochi minuti prima  dell'evento con scrittori e artisti che erano giunti da tutto il mondo.

Un  paese come Israele ha ben poca cultura, molta ne hanno i palestinesi, hai mai sentito parlare di Mahmud Darwish, uno dei poeti più  grandi del mondo? Sapevi  che il premio nobel per la letteratura non gli fu conferito per le pressioni  israeliane? Israele ha disprezzato e cancellato la cultura della diaspora, sia quella yiddish che quella mediorientale, leggiti le testimonianze di Marek  Edelman. La sua cultura è una cultura di guerra e sopraffazione. Quando farai  la tua visita in Israele, vai pure a vedere il muro, vai nei villaggi dove si  manifesta ogni venerdì contro l'espropriazione della terra, vai anche se ci  riesci a vedere cosa è  rimasto di Gaza.

Ma veramente non sai niente dell'assedio di Gaza, del muro dell'apartheid, dell'arresto di 700 bambini ogni  anno sottoposti a maltrattamenti e torture e impossibilitati a vedere famiglie  e avvocati, bambini di 12 anni giudicati da tribunali militari? Non sai niente  di 10mila prigionieri la gran parte in detenzione amministrativa? Non sai di  quella bambina morta per il dolore di non poter abbracciare il padre che  Israele aveva arrestato? O di quel bambino di 10 anni che correva terrorizzato  verso la madre che gridava ai soldati "Yeled, yeled" E’ un bambino! E che poi fu  afferrato e malamente gettato nel cellulare malgrado la madre battesse inutilmente i pugni sui vetri e questo solo per intimidire il fratello di quel  bambino, un pericoloso tirapietre di 14 anni? Non ti ripugnano queste azioni?  Non ti ripugnano le leggi razziste israeliane? Le conosci? Fanno parte di quella cultura con cui vuoi essere in rapporto?

 
 

 

 

E l'antisemitismo poi...ma  fammi il piacere! I maggiori promotori dell'antisemitismo sono proprio gli  israeliani e i sionisti, da sempre promuovono l'antisemitismo e lo sono essi  stessi talvolta. Documentati sulla storia del sionismo prima di parlare. E' tuo  dovere, non sei un cittadino qualunque e del resto nessuno è  giustificato dal  non sapere, dal dire io non c'ero, non sapevo...Vai avanti così, noi intanto  portiamo avanti il BDS (boicottaggio,disinvestimenti, sanzioni) e promuoviamo la verità , malgrado voi.

Come ebrea sono  doppiamente indignata dalle tue dichiarazioni, esse mi offendono assieme a  tutte quelle persone che in Israele e nel mondo cercano di spiegare che  L'Ebraismo non è Israele, che gli ebrei non sono tutti sionisti e si battono  per la giustizia e la libertà di tutti oltre che per mantenere la propria dignità.

 

Miryam Marino
29/04/2011


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