mercoledì 16 giugno 2021   
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Medio Oriente » Nubi d'Autunno su Gaza  

“NUBI D’AUTUNNO”……..SU GAZA

Siamo in autunno, quindi è doveroso modificare il nome dell’operazione militare estiva, “ Pioggia d’Estate”,

da parte d’Israele nei confronti del popolo palestinese!!

Il tempo passa ma non passano le oppressioni, il perseguire in modo assolutamente intollerabile questa popolazione nella striscia di Gaza.

Ultima strage: 08 novembre Beit Hanun 18 morti fra cui 8 bambini e 5 donne.

Beit Hanun, città a nord di Gaza, città stremata, dove l’esercito israeliano si era ritirato solo da due giorni dopo un’occupazione di una settimana, provocando la morte di circa 60 palestinesi, solo in parte miliziani. All’alba di quel terribile giorno diverse deflagrazioni investirono un rione periferico della città. Furono danneggiate almeno 7 case, le abitazioni, in quel momento, erano occupate da intere famiglie immerse nel sonno. Le strade del rione “sembravano un macello”, riferiscono fonti locali, erano cosparse da pozze di sangue. Beit Hanun è stata subito ribattezzata “la città martire”.

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“ Errore tecnico” ha affermato Ehud Olmert.

“Malaugurato incidente durante un’operazione militare” ha commentato il ministro degli esteri Tzipi Livni con il ministro italiano Emma Bonino.

Dunque non c’è stata una precisa volontà di uccidere, è stato un errore di guerra, e gli Stati Uniti hanno quindi messo il veto per bloccare una bozza di risoluzione del Consiglio di sicurezza dell’Onu di condanna nei confronti d’Israele. La risoluzione, promossa dal Qatar a nome dei paesi arabi, era “ prevenuta contro Israele e motivata politicamente, ha dichiarato l’ambasciatore Usa John Bolton. Non aiuta nel percorso di pace israelo-palestinese. E’ la seconda volta nel 2006 che gli Usa ricorrono al veto per bloccare bozze di risoluzione sull’attività d’Israele a Gaza (l’estate scorsa era stata presentata una proposta che censurava la reazione dell’esercito israeliano per la cattura di un proprio soldato). Nella prima bozza era stato chiesto un cessate il fuoco immediato da parte d’Israele e l’invio di osservatori Onu, ma alla fine il testo è stato rivisto e questo riferimento è stato cancellato. Si chiedeva quindi alle autorità palestinesi di prendere misure immediate per porre fine alla violenza, incluso anche il lancio dei razzi sui territori d’Israele. Inoltre si faceva appello alla comunità internazionale di fare passi per stabilizzare la situazione, riavviare il processo di pace in Medio Oriente e considerare un meccanismo internazionale per la protezione dei civili.

Ma anche questa bozza è stata bocciata forse perché prevedeva ugualmente una condanna d’Israele ed una richiesta di ritiro da Gaza, inaccettabile per gli Usa!!!

Mercoledì 15/11 si è riunito nelle terza sessione di due settimane il Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite, che sostituisce dal maggio scorso la vecchia e screditata Commissione per i diritti umani, in una sessione speciale. La richiesta di tale riunione, appoggiata da 24 dei 47 stati membri del Consiglio, da parte di alcuni stati arabi e mussulmani, dovrebbe servire a riflettere e decidere un’azione contro le gravi violazioni dei diritti umani, causate dalle incursioni militari israeliane nei territori palestinesi occupati.

Purtroppo non dobbiamo nascondere tutte le perplessità sull’imparzialità del “nuovo” Consiglio che sembra sia già dominato dagli stessi scontri di natura politica che hanno reso impossibile il funzionamento della “vecchia” Commissione.

Quello che preoccupa è proprio l’indifferenza con la quale si vivono queste situazioni. La mia reazione personale è quella invece di non fermarmi, di continuare a parlare, di lottare, di fare informazione, sempre.

E’ anche quello che sostiene Gideon Levy, giornalista israeliano di Ha’aretz, uno dei pochi che racconta la vita dei palestinesi sotto occupazione.” Perché i nostri ragazzi, si chiede Levy, quando si tratta di affrontare i palestinesi diventano così disumani? Perché la routine li corrode dentro, li porta a dimenticare che gli arabi sono esseri umani come loro. Da quando ho realizzato quello che stava succedendo, ho cominciato a raccontare senza sosta. Il cancro che ci corrode, più minaccioso di qualunque terrorismo è l’occupazione di un altro popolo”.

Negli ultimi sei anni, Israele ha ucciso 2.300 abitanti di Gaza, fra questi sono compresi i 300 ammazzati nei quattro mesi da quando, il caporale israeliano Gilad Shalit, il 27/06 è stato catturato da combattenti palestinesi. La maggior parte delle vittime sono civili, molti sono i bambini. Le uccisioni avvengono quotidianamente, con il fuoco del cecchino e del carro armato, con le bombe dal cielo e dal mare e con le squadre segrete in abiti civili inviate nei territori arabi a compiere agguati. Ogni casa porta tracce dei proiettili o delle cannonate israeliane. La vita quotidiana dei palestinesi è pesante, piena di difficoltà, anche le cose più naturali, come conservare il latte per i propri figli senza frigorifero, causa la voluta mancanza di elettricità, in pieno agosto, diventano impossibili e disperate. Case bombardate, ulivi bruciati, coprifuoco, umiliazioni ai posti di blocco, i chilometri di strada in più da fare per andare al lavoro, dal medico, da un amico, tutto questo è quotidianità.

“ La volontaria ignoranza della realtà dell’occupazione, l’autogiustificazione e la convinzione di essere delle vittime, sono sentimenti condivisi dalla maggior parte degli Israeliani, ed è contro questo e a causa di questo che dice Levy di dover scrivere, per fare in modo che nessuno possa dire: non sapevo”

Per quanto tempo si permetterà che continui questo macello? La capacità di Gaza di resistere è leggendaria, ma perfino i più forti, coraggiosi tendono a cedere quando non possono più dar da mangiare ai figli ed hanno la casa ridotta in macerie. In Cisgiordania la situazione è meno violenta ma altrettanto disperata. Secondo i funzionari dell’Onu, il territorio è stato frantumato da non meno di 528 posti di blocco militari israeliani (un aumento del 40% da agosto) che limitano quindi la libertà dei palestinesi di spostarsi. Non solo il territorio è stato spezzato in tre regioni, ma anche all’interno di ciascuna zona le comunità sono isolate l’una dall’altra. Mentre l’economia ristagna e la popolazione soffre, il muro di separazione continua ad ingoiare terra palestinese e decine di colonie illegali godono invece di un boom edilizio.

E’ molto importante, in questo contesto, anche citare alcuni passaggi del documento messo in rete l’08/11 dal Comitato Esecutivo di EJJP ( Ebrei Europei per una pace giusta): “ secondo la Carta delle Nazioni Unite, Israele, come ogni altro paese della comunità internazionale, deve essere giudicato, considerato responsabile e dissuaso dall’imporre guerre non dichiarate, dall’uccidere civili, dal devastare la natura, dal distruggere le attività e l’infrastruttura dei popoli al confine. Come cittadini europei, non vogliamo restare in silenzio di fronte a crimini commessi contro una popolazione prigioniera e sotto occupazione. Come ebrei, non commetteremo lo stesso errore che abbiamo spesso rimproverato ad altri:restare in silenzio di fronte a crimini contro l’umanità. E’ essenziale che l’Unione Europea intraprenda passi concreti, decisi ed imparziali, per costringere Israele ad aderire alla legge internazionale. E’ evidente che i paesi d’Europa dovrebbero interrompere le relazioni amichevoli ed i legami commerciali con Israele, fin tanto che non rispetti i diritti umani fondamentali e continui con i crimini di guerra. “

Di fronte a tutto questo invece il nostro ministro degli esteri D’alema da Pechino ha risposto con fastidio alle obiezioni di alcuni esponenti della Comunità ebraica, “ Io contro Israele? E’ solo una caccia alle streghe”.

D’alema respinge con fermezza l’accusa di unilateralismo: “ ma se l’Italia sta applicando l’embargo verso i palestinesi! Certo non è una posizione equanime, ma siamo dalla parte di Israele, non abbiamo nessuna relazione con i governo di Hamas e non lo riconosciamo”.

“Detto questo, sottolinea ancora D’alema, di fronte alla reiterata uccisione di civili, ho il diritto di dire che è umanamente e politicamente controproducente per Isaraele, interpretando la volontà della stragrande parte degli italiani”.
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