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Medio Oriente » Un impegno in presa diretta (M.Cocco)  
UN IMPEGNO IN PRESA DIRETTA
Quelle corrispondenze dall'inferno della guerra

di Michelangelo Cocco

Se c'è una data che ha cambiato la vita di Vittorio Arrigoni questa è il 27 dicembre 2008. Mentre una buona parte di mondo sta smaltendo i postumi delle feste natalizie, Arrigoni, pacifista e attivista con una lunga esperienza di Palestina alle spalle, viene sorpreso nella «sua» Gaza dai bombardamenti israeliani di «Piombo fuso», l'offensiva militare contro la Striscia che si concluderà il 18 gennaio successivo con un bilancio di circa 1400 palestinesi morti (per due terzi civili). Da mesi i miliziani sparano i loro razzi all'interno dello Stato ebraico che risponde con «esecuzioni mirate» che molto spesso uccidono innocenti. Ma l'inferno che viene scateno il 27 dicembre è inedito e terribile, e segnerà profondamente la coscienza di Vittorio che sentirà il dovere di raccontare al mondo ciò che ha vissuto in prima persona: l'attacco di uno degli eserciti più all'avanguardia del pianeta contro la popolazione di un fazzoletto di terra desertica, una prigione a cielo aperto per l'embargo decretato da Tel Aviv contro «i terroristi» di Hamas che non si rassegnano a vivere chiusi in gabbia.
«Avete presente Gaza? Ogni casa è arroccata sull'altra, ciascun edificio è posato sull'altro. Gaza è il posto al mondo a più alta densità abitativa, per cui se bombardi da diecimila metri di altezza, è inevitabile che tu faccia una strage di civili. Ne sei cosciente e consapevole, non si tratta di un errore, di danni collaterali. Così, bombardando la caserma di polizia di Al Abbas, in pieno centro, è rimasta coinvolta nelle esplosioni anche la scuola elementare lì a fianco. Era la fine delle lezioni e i bambini erano già in strada, decine di grembiulini azzurri svolazzanti si sono macchiati di sangue». Con queste parole Vittorio descrisse dalle colonne del Manifesto il primo giorno di «Piombo fuso». Con i corrispondenti stranieri bloccati dalla censura militare all'esterno di Gaza, mentre la stragrande maggioranza dei mass media si faceva le solite domande (Quanti morti? Operazione chirurgica? Durerà a lungo?) Vittorio, spostandosi in ambulanza, visitando gli ospedali, parlando con le famiglie delle vittime, raccontava in presa diretta la barbarie della risposta israeliana al lancio di «missili» Qassam da Gaza. E concludeva tutti gli articoli con un auspicio che riflette in maniera perfetta il suo spirito umanitario: «Restiamo umani».
Vittorio l'avevamo già conosciuto qualche anno prima, l'ultima volta che riuscì a visitare la Cisgiordania accedendovi attraverso Israele. All'aeroporto Ben Gurion della capitale Tel Aviv era stato fermato, detenuto per qualche giorno e malmenato da quegli agenti che negli ultimi anni hanno accolto senza cerimonie, e spesso respinto, gruppi di attivisti pro palestinesi che la propaganda israeliana dipinge come «fiancheggiatori del terrorismo». Raccontò quell'esperienza per il nostro giornale e ci sembrò giusto darle ampio risalto, perché in quel periodo (seconda intifada, gli attentatori palestinesi si facevano esplodere tra i civili israeliani) si accumulavano le denunce di attivisti a cui veniva vietato di raggiungere i palestinesi delle città della West Bank.
Forse anche per la difficoltà di raggiungere Ramallah e dintorni dopo il foglio di via da Israele, Vittorio aveva concentrato su Gaza il suo impegno di pacifista e media-attivista. Il suo blog (guerrillaradio.iobloggo.com) e le corrispondenze per il nostro giornale diventarono durante «Piombo fuso» un punto di riferimento per migliaia di persone che in Italia continuano a sostenere il diritto all'autodeterminazione dei palestinesi ma che sono state abbandonate dai partiti della sinistra timorosi, dopo l'11 settembre, di difendere una popolazione che è in gran parte musulmana.
Così il nostro collaboratore raccontava la sua giornata, il 10 gennaio 2009: «Poco fa ci hanno comunicato con il lancio di nuovi volantini che la terza fase della guerra al terrorismo sta per iniziare. Sono cortesi i militari israeliani, chiedono collaborazione alla popolazione di Gaza, prima di schiacciarli come insetti. Se i volantini non sono abbastanza persuasivi, ci pensa l'aeronautica a bussare dolcemente sui tetti delle case di Gaza. È una nuova prassi degli ultimi giorni, piovono bombe un pochino più leggere, abbastanza per scoperchiare i tetti delle abitazioni e invitare gli abitanti all'evacuazione». Le tecniche «anti-terrorismo» sperimentate dall'esercito israeliano durante «Piombo fuso», descritte in presa diretta da Vittorio. I grandi giornali (solo quelli non smaccatamente filo-israeliani, s'intende) ne avrebbero parlato soltanto molto più tardi.

Il Manifesto 15 aprile 2011
 

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